Atripalda piange Lello Capozzi, per tutti “il Professore”, figura simbolo della città della Valle del Sabato, storico farmacista, insegnante e punto di riferimento per intere generazioni di cittadini.
La notizia della sua scomparsa ha suscitato profonda commozione nella comunità atripaldese, che perde uno dei volti più rappresentativi della propria storia recente. Una presenza capace di lasciare il segno non soltanto attraverso la sua professione, ma anche attraverso il rapporto umano costruito negli anni con pazienti, studenti e famiglie.
A ricordarlo per prima è stata la Farmacia Capozzi, affidando ai social un messaggio carico di affetto: «Affranti salutiamo oggi Lello Capozzi, il decano della nostra famiglia, per tutti “il Professore”. Pezzo di storia della comunità atripaldese, punto di riferimento di intere generazioni di pazienti e studenti, è stato per noi tutti colonna portante ed esempio in oltre cinquant’anni di carriera».
Lello Capozzi ha rappresentato un punto di riferimento nel mondo della farmacia, affiancando all’attività professionale quella di insegnante e mantenendo sempre vivo il rapporto con la comunità.
Il soprannome “il Professore”, testimonia l’autorevolezza di una figura capace di unire competenza, autorevolezza e disponibilità.
“Al professore Capozzi mi legano tantissimi ricordi della mia giovinezza nella sezione A – ricorda il sindaco Paolo Spagnuolo – Ne ho sempre ammirato il carisma e la forte personalità: da ragazzino, anche per la sua stazza imponente, lo vedevo come un gigante. Quella sicurezza che trasmetteva dava quasi una sensazione di immortalità. Aveva un metodo tutto suo con cui “somministrava” la matematica. Sapeva catturare l’aula come pochi, mantenendo sempre alta l’attenzione e facendo in modo che ogni nozione rimanesse scolpita nella mente. Con il senno di poi ho compreso che quel talento si chiamava estro”.
“A distanza di tanti anni – ha concluso Spagnuolo – la realtà ci mette di fronte alla fragilità del tempo e spezza quell’illusione di immortalità che avevamo da ragazzi. Resta, però, vivo e intatto il rispetto per un maestro che ha lasciato un’impronta autentica in chiunque abbia incrociato il suo cammino”. E sono davvero in tanti a ricordarne la signorilità, il sorriso, la gentilezza con cui insegnava, le stesse qualità che guidavano anche il suo essere farmacista.
Ai figli Carmine, Luciano ed Elena giunga l’abbraccio del direttore Gianni Festa e della redazione.


