Dici notaio e il pensiero corre a Pellegrino D’Amore. In Irpinia e non solo. Perché proprio lui? Perché con lui, da qualche giorno in pensione dopo 47 anni vissuti tra carte bollate e timbri storici, s’intreccia un vissuto straordinario che attraversa la professione, la politica, la sociologia del territorio nei suoi cambiamenti, il senso dell’umano con le sue passioni e, soprattutto, per come io lo conosco, la sacralità dell’amicizia.
Un tanto che si possiede solo se, tra i tanti pregi, si ha accanto una giovane donna, Rosa De Vito, di un ventennio più giovane di Pellegrino, che con quella sua dolcezza è compagna del nostro protagonista. Come intenso in questo tempo è stato il contributo dei figlioli del notaia Benedetta che erediterà la professione paterna e Vittorino stimato avvocato del foro di Avellino.
Ma cominciamo daccapo. Montefalcione, a poca distanza dal capoluogo, è per i D’Amore uno scrigno nel quale sono custoditi i valori di una vicenda umana che è radice del tutto.
Qui. a Montefalcione, un altro Pellegrino D’Amore, nel secolo scorso, notaio, benvoluto per la sua disponibilità soprattutto nei confronti degli ultimi oggi viene ricordato come capostipite di una saga molto rispettata nella comunità. Nello scrigno sono conservati gli impegni di una famiglia borghese, intellettualmente impegnata. Non solo. La politica scorre nelle vene di figure straordinarie nei livelli istituzionali diversi.
Il padre del notaio, Vittorino, sarà per anni esponente di spicco dell’amministrazione comunale di |Montefalcione, suo fratello Emilio D’Amore, gentiluomo d’altri tempi, linguaggio forbito, sarà nel dopoguerra parlamentare della Repubblica molto apprezzato oltre la stessa appartenenza politica nella destra meridionale, lo stesso Pellegrino, più volte indicato come candidato sindaco di |Avellino, ha sempre declinato con garbo la richiesta pur amando la città che conosce a menadito, per onorare a tempo pieno la sua professione.
Restando nell’ambito della politica va ricordato il rapporto quasi fraterno del notaio con il parlamentare Gianfranco Rotondi, entrambi legati da un affetto che esalta il valore della vera amicizia. Se un giorno si dovesse definire la solidità del rapporto tra i due, intere pagine di un voluminoso trattato non sarebbero sufficienti per cogliere il senso della loro comune solidarietà.
Pellegrino, amante delle letture classiche con qualche fuga per i romanzi del napoletano De Giovanni, ha dato il meglio di se alla professione. Per il suo studio è passata la storia imprenditoriale di Avellino, nel bene e nel male, le vicende di uomini e donne alle prese con contratti di vario genere, che gli hanno dato spunto a riflessioni importanti sullo sviluppo e l’occupazione e sui mutamenti che nel tempo hanno modificato abitudini e nuove esperienze maturate con l’avvento delle nuove tecnologie.
Nello scrigno c’è un elemento di sincera passione per il basket, un tempo grande attrazione per l’Irpinia tutta. Il notaio, pensando a quell’a passione, ne parla con orgoglio e malinconia, ricordando alcuni amici di cordata come Generoso Benigni, Ciro Melillo, Sanfilippo e tanti altri, pochi in realtà, che con stile e professionalità hanno onorato un passaggio glorioso dello sport nazionale.
Rileggo gli appunti del nostro colloquio e quasi mi spavento. Tante cose belle e non, tanti ricordi e tante figure familiari a lui care, tanti episodi che definiscono meglio la figura e l’impegno del personaggio Pellegrino D’Amore, tutte attività e passioni non trascritte in questo testo che potrebbe far parte solo di una narrazione ben più da consegnare alla storia,
Un impegno, caro Pellegrino, da pensionato che vale la pena di mettere in cantiere, dando alle stampe più capitoli tra fatti e personaggi.
Oggi sono d’obbligo gli auguri per questo traguardo di soddisfazioni, di fatica, di fatti belli e tristi vissuti con dignità. Grazie per quello che hai dato alla comunità nelle sue varie radici.



