“La libertà non può conoscere limiti?”. E’ l’interrogativo da cui parte la XVIII edizione del Meeting Le Due Culture, dedicata a “La scienza, l’umano, l’Occidente”, al via questo pomeriggio nella sede di Biogem “Siamo in un tempo in cui libertà, uguaglianza e parità fanno tabula rasa di ogni principio e sembrano non avere confini. Ma l’uguaglianza, la libertà e la parità senza limiti possono condurre a una vita senza regole. Mentre sarebbe opportuno che delle regole ci fossero e fossero definite dal basso, a partire dalla famiglia, oggi sempre più bombardata dal politically correct. Se è vero che oggi viviamo la stagione della pienezza delle conquiste, al tempo stesso dobbiamo convivere con un sentimento di angoscia e paura , con l’emergere di sempre nuove sollecitazioni verso nuovi desideri che impongo il superamento del limite. Di qui la volontà di mettere a fuoco difficoltà e problemi per favorire una maggiore consapevolezza su questi temi”.
Zecchino si conferma su alcune criticità che caratterizzano la stagione del politicamente corretto e dell’uguaglianza senza limiti “come la vocazione alla cancellazione del patrimonio del passato. Un intellettuale disorganico come Calasso ci ha ricordato più volte come viviamo in un tempo che ha cancellato il divino dal nostro universo e lo evoca solo per schernirlo, attraverso il canone della blasfemia. Vediamo calare dall’alto un nuovo modo di intendere noi stessi, le élite sono portatrici del più viscerale antioccidentalismo, fino a farsi giudici della storia. Di qui il fenomeno di abbattimenti di statue di personaggi del passato, simbolo della cultura occidentale, decretati dalle istituzioni. Un tema che abbraccia quello della polarità di genere, condizione egalitaria dell’universalità antropologica, quella che appare oggi una scelta culturale che deve essere affidata alla libertà dell’individuo. E’ vero che viene fatto passare come naturale ciò che naturale non era ma non possiamo immaginare che tutto nasca dalla cultura. Possiamo solo sperare che la radicalità del nostro tempo in fatto di libertà sia il contrappunto della radicalità negativa che contraddistingueva il tempo passato, quando l’omosessualità era considerata un crimine”.
Ricorda i progressi della scienza “la identificazione della mappa genomica ha consentito di ottenere notevoli successi nella cura di alcune patologie, a partire dal lavoro sugli embrioni non umani. Si impone l’interrogativo di fondo, è lecito dal punto di vista etico tutto ciò che la scienza consente? Penso anche agli eccessi della procreazione medicalmente assistita. E’ chiaro che la potenza della ricerca scientifica e tecnologica ha un doppio volto”. Chiarisce come “pensare che possa nascere una democrazia planetaria è un’utopia, rischiamo piuttosto di essere governati da una tecnocrazia finanziaria. Ad imporsi sono due posizioni, lo scientismo che ritiene tutto ciò che la scienza consente sia lecito e una seconda posizione che impone, di fronte al prevalere di scienza e materialismo, l’avanzamento di intelletto, fede morale e spirito religioso, come sosteneva Benedetto Croce”.
Una prima giornata, quella del meeting Le due culture, che diventa anche l’occasione per rivendicare il ruolo centrale di Biogem nelle attuali sfide legate alla ricerca scientifica “Vogliamo essere parte di quell’universo che è oggi la sanità, siamo un ente che ha finalità pubbliche, lavoriamo per offrire al sistema sanitario i prodotti della ricerca scientifica. Abbiamo celebrato nei mesi scorsi i venti anni di Biogem e possiamo affermare con orgoglio che si tratta di una bella storia meridionale. Abbiamo scelto di non lamentarci e non piangerci addosso, cercando sempre di superare le difficoltà che si presentavano. Siamo cresciuti e lavoriamo alla realizzazione di due nuovi padiglioni, uno dedicato agli xenotrapianti, settore nel quale vorremmo essere all’avanguardia”
E’ quindi lo storico e saggista Aldo Schiavone a proporre una lezione su “La tecnica, la storia, l’umano” “Un tema che interroga il nostro presente, per la percezione che abbiamo del dolore del mondo e per le poche possibilità di futuro. Ecco perchè dobbiamo capire a che punto siamo oggi. Trasformarsi in ciò che non si è mai stati è il destino della nostra specie. Viviamo una fase aurorale di una civiltà completamente nuova, ecco perchè si pone la necessità di ridefinire il rapporto tra presente, passato e futuro. La storia dell’uomo è sempre stata collegata alla tecnica, un vincolo che si rafforza quanto più potente è la tecnica stessa. Del resto, è la tecnica stessa a delineare le condizioni di esistenza e le forme di relazioni dell’umano, a partire dai rapporti produttivi. Quanto maggiore è la potenza della tecnica, maggiore è la volontà di potenza dell’uomo, inscritta nel patrimonio gentico, fino a definire i vincoli della libertà dalla natura. Il livello della tecnica tende così a coincidere con quello della libertà per rivelare il legame tra trasformazione del mondo e la sua comprensione”. Un excursus che passa in rassegna la storia dell’uomo “Ben presto l’equilibrio tra tecnica e relazioni sociali ed economiche è venuto meno. Ma l’errore è stato quello di giudicare con uno sguardo eurocentrico la rivoluzione della tecnica avvenuta nell’Occidente, come un percorso obbligato mentre è una prospettiva sbagliata che sovverte l’ordine delle cose. A lungo gli europei sono stati l’anomalia, siamo stati noi che abbiamo cominciato a correre, lasciando indietro gli altri che seguivano il loro normale passo”.
Spiega come “la riunificazione dell’umano, il confronto tra civiltà che a lungo ha avuto il carattere della tragedia restituisce il segno della complessità di questo processi”. Ricorda come il nuovo millennio “ha segnato l’imporsi di reti telematiche sovranazionali che determinano l’esistenza di singoli e comunità con la costituzione di una società civile planetaria, ci troviamo di fronte al fenomeno dell’integrazione tecnofinanziaria globale che sta creando una cultura materiale comune al pianeta. Il risultato è un reale ricongiungimento dell’umano. Un fenomeno di cui è difficile prevedere le conseguenze, un continuum planetario determinato da capitale e dalla tecnica fino a ridefinire l’umano. Peccato che il grande assente sia la politica, rimasta drammaticamente indietro rispetto a questi processi di unificazione, una politica chiusa dentro i confini dello Stato mentre la società diventa planetaria. E’ mancata fino ad oggi una risposta politica che significa etica e giuridica, senza la quale l’umano corre rischi elevatissimi, a partire dal pericolo di costruzioni autoritarie. Ma il pessimismo che non è obbligato di fronte alla grandiosità di questa scommessa. Se non capiamo questo siamo perduti”. E ribadisce “Possiamo immaginare forme di governo non statali per agenzie o grandi temi come esigenza che nasce dalle cose, andiamo verso la nascita di entità sovranazionali”.
E’, poi, il famoso neuroscienziato Giacomo Rizzolatti, scopritore, tra l’altro, dei neuroni specchio, a intervenire sul tema “Capire gli altri: un meccanismo neurofisiologico”. Partendo dall’idea dei neuroni che si attivano quando compiamo un’azione, ma anche quando osserviamo un’altra persona compiere quella stessa azione, Rizzolatti si sofferma sulle modalità attraverso cui comprendiamo le intenzioni altrui, come impariamo osservando gli altri e come si sviluppano alcuni aspetti dell’empatia. A chiudere i lavori della giornata di apertura Mons. Renzo Pegoraro, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, con una relazione su “Scienza, fede e ragione: ricomporre l’unità del sapere per custodire l’umano”. “E’ difficile comprendere – spiega Pegoraro . se sia la fine o l’aurora di una nuova stagione. Assistiamo ad una difficoltà a ricomporre le conoscenze in una visione unitaria della realtà. E’ in atto un riduzionismo che interpreta l’uomo secondo un unico paradigma, quello tecnico scientifico. Per ribadire come le scienze empiriche non possano spiegare l’uomo nella sua complessità, nè soddisfare la domanda di senso dell’uomo. Si tratta dunque di comprendere che direzione dare al progresso, di costruire un’alleanza tra scienza, humanities e teologia, senza separare sapere scientifico dalla ricerca del senso. Una ragione pienamente umana, nel segno dell’integrazione di ratio e fede, è capace di integrare i diversi livelli di conoscenza. La sfida è superare qualsiasi forma di riduzionismo e dunque una visione frammentata dell’essere in cui corpo, mente e visione spirituale sono intrecciati. La persona è una realtà unitaria e irriducibile in cui la dignità non deriva da una sua particolare capacità ma dal suo essere. E, dunque, ciascuno ha una dignità al di là del contesto socio-culturale o delle capacità. Siamo chiamati, dunque, a custodire l’umano”. Per ribadire che “l’intelligenza artificiale non è neutra ma tutto dipende da come è costruita e da quali sono le sue finalità. Presuppone, dunque, una visione antropologica che lo guida. Di qui l’invito del Papa a disarmare l’intelligenza artificiale, per sottrarla ai monopoli e renderla abitabile, partendo da una partecipazione attiva dell’uomo. Oggi più che mai la sfida è promuovere un progresso che sia rispettoso e al servizio dell’essere umano”.
Domani il confronto proseguirà su sicurezza informatica, intelligenza artificiale, comunicazione scientifica e storia della cultura. Mario Caligiuri, esperto di security, terrà una lezione su “Arte e intelligenze per disegnare il futuro”; Virgilio D’Antonio, rettore dell’Università degli Studi di Salerno, interverrà su un tema di grande attualità e urgenza: “Le intelligenz(e) artificiali tra norma e tecnica”; Gianfranco Pacchioni, scienziato che unisce eccellenza scientifica a grandi capacità di comunicazione, parlerà di “Scienza chiara, scienza oscura”; infine, la storica Vera Zamagni rifletterà su “L’Occidente nella post-modernità di fronte alle sfide della tecnica: verso un neo-rinascimento”. Numerose anche quest’anno le autorità presenti in sala, tra gli altri il sindaco Mario Ferrante, il vescovo di Ariano Sergio Melillo, il prefetto Franca Fico, il direttore dell’ Asl Avellino Maria Concetta Conte e il presidente della Provincia Fausto Picone.





