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Le due culture, Della Loggia: riscoprire il concetto del limite ma la politica è sempre più schiacciata dalla scienza

“Finche rimane sul piano della democrazia, la politica non potrà nulla contro la scienza, può ratificare solo decisioni che derivano dall’ambito scientifico”

Riscoprire il concetto di limite, nella consapevolezza che la politica nulla può di fronte alle decisioni imposte dalla scienza. E’ il messaggio lanciato dallo scrittore e saggista Ernesto Galli Della Loggia nell’ultima giornata del meeting “Le due culture”, conclusosi oggi all’Istituto di ricerca Biogem di Ariano, nel segno del rapporto scienza, uomo e Occidente. Galli Della Loggia sceglie di partire dal concetto di umano che non è mai entrato nella storia, poichè la storia è sempre stata intesa dalla cultura occidentale come storia degli uomini. “L’Occidente conosce la storia degli uomini e, dunque, considera centrale la dimensione del conflitto, mentre il concetto di umano consente di superare le distinzioni di tempo e spazio e dunque di accettare una prospettiva unificante. Tanto da poter dire che l’Occidente non ha mai conosciuto la storia dell’umano”. Per ribadire come “Allo stesso modo la scienza porta con sè lo stigma della storia, a differenza della tecnica che si carica di una valenza universale”. Chiarisce come “La politica non può affrontare l’umano, ha bisogno della storia, di popoli, di vicende concrete, non è un astratto decidere in base alle necessità del genere umano”. Ribadisce come la prospettiva delle due culture sia ormai superata “Non sono mai esistite società con due culture”, si sofferma sulla distinzione tra modernità, che è coincisa con il Novecento, con l’età della chimica, dell’atomica, della grande produzione delle merci e la contemporaneità, cominciata con la fine del Novecento, “l’età segnata dalla telematica, dalla genetica, dall’Intelligenza Artificiale e insieme dal pericolo della manipolazione dell’identità individuale, raggiungendo livelli impensati. Un pericolo che impone, in sempre più paesi, di immaginare divieti legati all’uso di alcuni dispositivi come i cellulari. Poichè l’Intelligenza Artificiale si candida a sostituire la capacità ideativa degli esseri umani ed è un pericolo che riguarda soprattutto le nuove generazioni. Lo dimostrano i cellulari che producono una nuova forma di massificazione universale, pur nell’enfasi sull’individualismo che li caratterizza”.

Spiega come “Nella modernità i paradigmi della rivoluzione scientifica sono avvenuti sempre grazie a una contiguità con la cultura umanistica. Non è così nella contemporaneità, in cui l’universo scientifico stesso si presenta come un insieme di subculture contraddistinte da orientamenti diversi”. Per ribadire come “Colpisce che riflessioni e interrogativi sulle finalità dell’IA sembrino provenire solo da una parte del mondo, solo dall’Occidente. E’ soltanto un feticcio l’idea che esista l’universalismo della scienza.  Poichè lo scienziato porta sempre con sè un’appartenenza e dunque è influenzato nella sua ricerca dai valori della propria cultura o del sistema sociale o politico del paese di origine. Di qui l’augurio che la cultura del bene e del male, del limite, del peccato che ha sempre contraddistinto la visione cristiana, continui ad animare la ricerca scientifica. Pur riconoscendo che oggi sono sempre di più gli scienziati che non appartengono alla cultura occidentale”. Spiega come lo stesso Occidente ha cercato di eludere continuamente la questione del limite, attribuendolo a motivi religiosi o al giudizio di comitati etici “L’idea dell’inesistenza del limite ha accompagnato da sempre l’affermazione del progresso, nella convinzione che il progresso determini anche un miglioramento delle condizioni di vita e che, dunque, non sia possibile se non andare avanti, che la politica debba sempre inseguire la crescita di una comunità”.

Della Loggia pone, poi, l’accento sul paradosso che caratterizza ogni democrazia “Gli elettori non vogliono mai una progettualità che si attui nel lungo periodo e in una democrazia la politica rispetta il volere degli elettori, ecco perchè la politica democratica è impossibilitata ad assumere decisioni strategiche e finisce con l’essere risucchiata dalla scienza. Finché rimane sul piano della democrazia, la politica non può nulla contro la scienza, può ratificare solo decisioni scatutite dall’ambito scientifico” Per concludere che “E’ ora di guardare in faccia la realtà, anche a costo di essere pessimisti”.

Una giornata impreziosita anche dall’intervento di Michael Barry su “Lo specchio nel pensiero e l’arte dell’umanità (esempi messicani, egizi, giapponesi, islamici, fiamminghi ed italiani rinascimentali, fino a Picasso e Matisse): l’equazione fra il pensiero e l’infinito” “Lo specchio diventa espressione del pensiero umano, con l’alternarsi delle immagini che lo contraddistingue. O ancora diventa simbolo di magia, strumento per guardare il futuro. Fino ad apparire, come nel mito di Narciso, una trappola, che rischia di rapire la nostra anima”. Un itinerario che si sofferma, poi, su “L’estetica occidentale dello specchio che affonda le radici nel pensiero di Leon Battista Alberti nel segno della prospettiva fino al rifiuto moderno della tela-specchio in Picasso e Matisse”. Per ribadire come “L’uomo si è sempre contemplato nella superficie di una profondità infinita, dunque magica: tentando spesso, attraverso i secoli, di leggervi i segreti più intimi dell’anima umana, di decifrarvi l’universo intero, persino di scrutarvi il passato e l’avvenire”. Tanti gli spunti di riflessione offerti anche dalla presentazione del libro “Il sarto e il calzolaio di Boltzmann. Quando la relatività di Einstein trasformò spazio e tempo” di Antonio Ereditato, poichè “la relatività non è solo una teoria astratta ma la chiave per comprendere il funzionamento profondo della realtà che ci circonda. Anche di quella in cui operano sarti e calzolai”, dalla lezione di Manuela Monti “Tra natura e cultura: quando la vita quotidiana modella il DNA”,  a partire dallo “studio di quelle modificazioni che pur non alterando il genotipo (la sequenza del DNA), ne modificano il fenotipo (l’insieme dei caratteri che un individuo manifesta); in parole molto semplici, può essere tradotta nel modo in cui “il sociale” si incarna “nel biologico” trasmettendosi da una generazione all’altra. Teniamo a mente che durante le diverse fasi dello sviluppo di un individuo il suo genoma (ossia, il DNA) è esposto a una varietà di agenti chimici e fisici e l’ambiente sociale (censo, famiglia, scuola, benessere psico-fisico, cultura ecc.) ne influenza in modo determinante il grado di esposizione: fattori ambientali di varia natura possono modificare l’espressione di determinati geni alterando lo stato fisiologico di tessuti e organi. Ne consegue, dunque, che la struttura sociale tende a veicolare una certa continuità sia di vantaggi che di svantaggi a livello intergenerazionale. Le diseguaglianze sociali si traducono così in diseguaglianze di salute e di opportunità con un meccanismo ricorsivo che rinforza lo svantaggio sociale che le ha originate”. Un confronto proseguito con il dibattito “politologico” tra gli ambasciatori Cosimo Risi e Giorgio Starace su “L’Occidente nelle nuove relazioni internazionali”. A chiudere il meeting l’intervento del presidente Ortensio Zecchino che ha tracciato le conclusioni del percorso inaugurato nel segno di uomo e scienza, annunciando il tema del prossimo meeting dedicato a “Natura e storia”.

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