di Rosa Bianco e Fiore Carullo
La memoria non è un luogo nel quale il passato si limita a sopravvivere: è una forza che torna a interrogare il presente. Vi sono parole che, sottratte all’erosione del tempo, acquistano una densità nuova, perché dentro di esse continuano a vivere le idee, le scelte e le responsabilità di chi le ha pronunciate. “Ma la mia idea non muore” appartiene a questa rara categoria di parole: non una semplice dichiarazione, ma una promessa di resistenza della coscienza. È dunque nel segno della libertà e della memoria civile che, domenica 13 settembre, a Palazzo Caracciolo di Forino, ha preso avvio il “Percorso verso la Costituzione – Viaggio storico dall’antifascismo alla Costituzione”, un itinerario di riflessione e approfondimento che, dal 14 al 20 settembre, accompagnerà il pubblico attraverso le tappe fondamentali della storia democratica italiana, nella suggestiva cornice di Palazzo Caracciolo.
Nella frase “Ma la mia idea non muore”, che dà il titolo al Percorso, c’è la forza di una memoria che non vuole diventare monumento, ma interrogazione. La memoria, infatti, non è la semplice conservazione del passato: è il modo attraverso il quale una comunità comprende il proprio presente e misura la responsabilità del proprio futuro.
La giornata, promossa dalla sezione ANPI Forino-Contrada “Michele Giardino-Umberto Romito”, ha avuto proprio questo merito: restituire alla storia una dimensione viva, capace di entrare nel confronto civile e di rivolgersi soprattutto alle nuove generazioni.
Ad aprire i lavori è stato Alfonso Bruno, vicepresidente della sezione, che ha richiamato il lungo lavoro di ricerca, approfondimento e impegno culminato nella pubblicazione del volume Partigiani e Rivoltosi Irpini. Storie di resistenza e libertà. Un’opera che assume un valore particolare perché nasce dalla volontà di sottrarre alla dimenticanza storie, nomi e vicende della nostra terra, riconducendo la grande storia nazionale alla concretezza delle comunità irpine.
È stata Anna Giardino, presidente della sezione e coordinatrice del gruppo di lavoro che ha condotto la ricerca, a presentare il volume. In un’epoca nella quale la memoria rischia di essere ridotta a una successione di ricorrenze, un lavoro di questo genere acquista il significato di un vero atto di responsabilità civile: conoscere ciò che è accaduto significa infatti impedire che la storia venga semplificata, deformata o consegnata all’oblio.
Particolarmente significativa la riflessione del professor Ciro Raia, già presidente regionale dell’ANPI, dedicata alla figura di Giacomo Matteotti. Una figura che continua a parlare al nostro tempo proprio perché nella sua vicenda si intrecciano il coraggio della parola, la difesa delle istituzioni democratiche e il prezzo che una coscienza libera può essere chiamata a pagare quando rifiuta il conformismo.
Il professor Antonio Troisi, del comitato provinciale ANPI, ha sottolineato il dinamismo della sezione Forino-Contrada, riportando al centro una questione decisiva: come trasmettere alle giovani generazioni i valori della Resistenza.
È forse questo il punto più delicato e, insieme, più urgente.
La Resistenza non può essere soltanto una pagina del programma scolastico, né la democrazia può essere considerata un’eredità acquisita una volta per tutte. Ogni generazione deve comprenderne le ragioni, riconoscerne le conquiste, interrogarsi sulle ferite e sulle responsabilità che hanno attraversato il Novecento.
In questo senso, particolarmente importante è stato il richiamo del direttore del Corriere dell’Irpinia, Gianni Festa, che, nel ruolo di moderatore e relatore, ha sollecitato con forza il coinvolgimento della scuola e, in particolare, dei docenti.
Non è un passaggio secondario. La scuola è il luogo nel quale la memoria può trasformarsi in conoscenza e la conoscenza in coscienza critica. È lì che le giovani generazioni possono imparare che la libertà non è una parola astratta, ma una conquista storica; che la democrazia non è soltanto un sistema di regole, ma una pratica quotidiana fondata sulla responsabilità, sul pluralismo, sul rispetto dell’altro e sulla possibilità di dissentire.
Il folto pubblico presente a Palazzo Caracciolo ha confermato quanto una riflessione seria sulla storia possa ancora generare partecipazione. Gli interventi e le sollecitazioni emerse dal confronto hanno restituito all’incontro la natura autentica di un dialogo civile: non una celebrazione rituale, ma una comunità che si ritrova intorno alle proprie domande.
A completare la giornata, l’inaugurazione della mostra dedicata al percorso storico dall’antifascismo alle elezioni della Repubblica e dell’Assemblea Costituente. Un itinerario che consente di attraversare uno dei passaggi fondativi della nostra storia repubblicana: dalla negazione delle libertà alla ricostruzione democratica, dalla lotta antifascista alla nascita della Repubblica, fino alla Costituzione.
Ed è proprio qui che il titolo dell’iniziativa assume il suo significato più profondo.
“Ma la mia idea non muore” non è soltanto il richiamo a una stagione del passato. È una domanda rivolta al presente: che cosa rimane di un’idea quando scompaiono coloro che l’hanno difesa? Rimane nella memoria, certo. Ma soprattutto rimane nella capacità delle generazioni successive di riconoscerne il valore e di renderla nuovamente viva.
Per questo iniziative come quella di Forino hanno un significato che supera i confini di una manifestazione culturale. Esse ricordano che la memoria non è nostalgia. È vigilanza. È conoscenza. È responsabilità.
E una Repubblica è tanto più solida quanto più riesce a consegnare ai suoi giovani non soltanto le date della propria storia, ma le ragioni per cui quella storia continua ancora oggi a riguardarli.
La mostra resterà aperta al pubblico in orario serale per tutta la settimana, fino a domenica 20 settembre: un’occasione ulteriore per incontrare la storia non come qualcosa di concluso, ma come una presenza ancora capace di parlare al nostro tempo.





