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Finto medico proponeva cure ai pazienti, una 53enne irpina morì: condannato a 11 anni e 10 mesi

Undici anni e dieci mesi di reclusione. È la condanna inflitta dalla Corte di Assise di Benevento ad A. G. 37 anni, residente a Montefusco, ma domiciliato a San Giorgio del Sannio, finito a processo per la morte di Angela Russo, di 53 anni di Mirabella Eclano . La Corte di Assise, presieduta da Daniela Fallarino, è andata oltre la richiesta formulata dal pubblico ministero Maria Colucci, che aveva sollecitato una condanna a 10 anni. Per  il 37enne, difeso dall’avvocato Carlo Taormina, che  rispondeva delle condotte racchiuse nelle accuse di omicidio preterintenzionale, lesioni e truffa. Il 37enne con un attestato  solo un attestato di abilitazione all’esercizio dell’attività di massaggiatore e capo bagnino degli stabilimenti idroterapici, si sarebbe qualificato falsamente come medico – una circostanza sempre respinta – ed avrebbe fatto prelievi, somministrato terapie con flebo ed infusioni, ed effettuato l’ozonoterapia. Pratiche che non avrebbe potuto espletare su decine di pazienti, tra  cui la 54enne era morta.

Per lui l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, il risarcimento dei danni, da liquidarsi in separata sede, ed una provvisionale di 10mila per alcune parti civili e di e 5 mila euro per le altre. Si tratta dei familiari della vittima, assistiti dall’avvocato Cinzia Capone, che con la loro denuncia avevano innescato l’indagine dei carabinieri, e di una paziente rappresentata dall’avvocato Stefano Pescatore. Entrambi i legali si erano espressi per la dichiarazione di responsabilità del 37enne, che è stato invece assolto, come proposto anche dal Pm, perchè il fatto non sussiste, da una serie di truffe contestate in relazione ai trattamenti massoterapici.
La sentenza arriva al termine di un lungo processo iniziato nel gennaio del 2023 e nato dall’inchiesta avviata dopo la morte di Angela Russo. Secondo gli inquirenti, il 37enne le avrebbe prelevato del sangue e l’avrebbe inviato ad un laboratorio tedesco dove lavorava un medico, nel frattempo scomparso. I valori di alcuni markers avevano ingenerato il sospetto di una patologia tumorale, che non c’era, per la quale la 53enne sarebbe stata sottoposta a flebo, autoemotrasfusioni con ozono, infusioni per via endovenosa e, infine, alla somministrazione, per infusione, di sacche alimentari del tipo ‘Intralipid’. Il 25 marzo per Angela arriva  il decesso per “un arresto cardiocircolatorio con embolia polmonare da materiale esogeno e sovraccarico lipidico”. 
Le indagini della polizia giudiziaria erano scattate alla fine di marzo del 2021, in seguito alla denuncia presentata dai fratelli della donna. Secondo la ricostruzione dell’accusa emersa nel corso dell’inchiesta,  il 37enne avrebbe esercitato nel Sannio attirando pazienti anche da altre zone e proponendo trattamenti che sosteneva fossero legati alla cosiddetta “medicina naturale”. Agli assistiti sarebbero state prospettate anche patologie inesistenti, inducendoli a sottoporsi ad analisi e terapie. 

 L’uomo presentandosi come medico professionista – nel corso del processo è emerso che aveva il solo titolo di massaggiatore capo bagnino – aveva convinto Angela di essere affetta da un tumore al seno. «Ti guarisco io», le scriveva in un messaggio, somministrandole autoemotrasfusioni ozonizzate, ossia terapie endovenose infiltranti, invasive e, alla fine, letali. La perizia della procura ha dimostrato che Angela Russo era perfettamente sana e quel tumore non è mai esistito. «Ci ho creduto, ho riposto in questo processo quasi tutte le mie energie: notti insonni e attacchi di mal di pancia per costruire e dimostrare la strategia più giusta – ha detto l’avvocato Cinzia Capone, legale della famiglia della donna, a margine della lettura del dispositivo – Oggi abbiamo raggiunto la verità! Giustizia è fatta davvero».

«Lo dovevo all’anziana madre vestita di nero che ha dovuto subire il dolore innaturale di sopravvivere alla propria figlia – prosegue il legale rivolgendosi alla famiglia di Angela – una madre che è stata sempre presente in aula con me, con addosso e nel cuore il colore del dolore. E lo dovevo ai due teneri figli di una giovane madre deceduta troppo presto”.

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