Undici anni e dieci mesi di reclusione. È la condanna inflitta dalla Corte di Assise di Benevento ad A. G. 37 anni, residente a Montefusco, ma domiciliato a San Giorgio del Sannio, finito a processo per la morte di Angela Russo, di 53 anni di Mirabella Eclano . La Corte di Assise, presieduta da Daniela Fallarino, è andata oltre la richiesta formulata dal pubblico ministero Maria Colucci, che aveva sollecitato una condanna a 10 anni. Per il 37enne, difeso dall’avvocato Carlo Taormina, che rispondeva delle condotte racchiuse nelle accuse di omicidio preterintenzionale, lesioni e truffa. Il 37enne con un attestato solo un attestato di abilitazione all’esercizio dell’attività di massaggiatore e capo bagnino degli stabilimenti idroterapici, si sarebbe qualificato falsamente come medico – una circostanza sempre respinta – ed avrebbe fatto prelievi, somministrato terapie con flebo ed infusioni, ed effettuato l’ozonoterapia. Pratiche che non avrebbe potuto espletare su decine di pazienti, tra cui la 54enne era morta.
L’uomo presentandosi come medico professionista – nel corso del processo è emerso che aveva il solo titolo di massaggiatore capo bagnino – aveva convinto Angela di essere affetta da un tumore al seno. «Ti guarisco io», le scriveva in un messaggio, somministrandole autoemotrasfusioni ozonizzate, ossia terapie endovenose infiltranti, invasive e, alla fine, letali. La perizia della procura ha dimostrato che Angela Russo era perfettamente sana e quel tumore non è mai esistito. «Ci ho creduto, ho riposto in questo processo quasi tutte le mie energie: notti insonni e attacchi di mal di pancia per costruire e dimostrare la strategia più giusta – ha detto l’avvocato Cinzia Capone, legale della famiglia della donna, a margine della lettura del dispositivo – Oggi abbiamo raggiunto la verità! Giustizia è fatta davvero».
«Lo dovevo all’anziana madre vestita di nero che ha dovuto subire il dolore innaturale di sopravvivere alla propria figlia – prosegue il legale rivolgendosi alla famiglia di Angela – una madre che è stata sempre presente in aula con me, con addosso e nel cuore il colore del dolore. E lo dovevo ai due teneri figli di una giovane madre deceduta troppo presto”.



