Al Forum per l’Indipendenza italiana, a osservare la nuova destra di Roberto Vannacci c’è anche Caio Giulio Cesare Mussolini, pronipote del duce, manager nella Difesa ed ex candidato con Fratelli d’Italia. Non è iscritto a Futuro nazionale, ma segue con attenzione e non chiude a un impegno diretto: “Non escludo mai niente a priori”.
Su Vannacci il giudizio è positivo. Il mondo al contrario è per lui “un libro di buon senso”, e serviva qualcuno che parlasse chiaro. Una critica sola, sull’uscita dalla Lega: “Non mi è piaciuta”. Respinge ogni parallelo con il bisnonno, perché uno era un politico socialista e l’altro è un militare. Se nel partito c’è qualche nostalgico, al massimo è un “postfascista”: il fascismo “è finito con la morte di Mussolini”.
Il punto politico è l’alleanza con Giorgia Meloni: per governare devono andare insieme, perché “quello che Vannacci dice lo diceva Meloni prima”, poi “annacquato”. Con la “doppia cifra”, prevede, il generale sarà decisivo. Come Gianni Alemanno, ritiene che la premier senza un accordo perda e debba decidere quanto concedere. Sull’Europa la linea è netta: “Prima usciamo, meglio è”.



