“L’Arpac si risveglia nella salvaguardia del territorio campano. Per anni, le segnalazioni di associazioni, comitati, cittadini e sindacati hanno sollevato problemi di carattere ambientale, sottoponendo ai vari organi istituzionali anche la questione dell’aumento delle patologie tumorali che coinvolgerebbe sempre più un territorio come la verde Irpinia, per anni descritta come tale”.
Antonio Pica, riferimento dell’associazione Fateci Respirare Aria Pulita, interviene sul sequestro del depuratore dell’area industriale di Nusco e torna a sollecitare maggiore attenzione sulla tutela ambientale dell’Alta Irpinia
“Oggi si è conclusa con il sequestro del depuratore dell’area industriale di Nusco, – scrive in una nota -, una delle pagine più tristi del nostro territorio, dove purtroppo l’ottusità della politica locale non ha voluto vedere, nascondendosi dietro la salvaguardia dell’occupazione. Restiamo sempre a disposizione per capire quale occupazione, se poi, nell’arco di dieci anni, persiste un’emorragia migratoria dai numeri spaventosi.
Circa venti anni fa – ricorda Pica – venne messo sotto sequestro il depuratore dei reflui del Comune di Lioni, dopo che l’Associazione Fateci Respirare rivolse alla Procura della Repubblica di Sant’Angelo dei Lombardi un esposto sul totale abbandono dell’area. In quel caso, grazie al corpo specializzato dell’Arma dei Carabinieri, si riuscì a rendere giustizia agli oltre 300 firmatari residenti nel Comune di Lioni.
Inoltre, in un procedimento separato presso il Giudice di Pace, venne riconosciuto il rimborso del canone di depurazione perché il servizio non era realmente svolto. Peccato che, in quell’occasione, chi poteva – a mio avviso doveva – non fece mai richiesta di rimborso per paura di ritorsioni, ipotizzando un fallimento dell’ente gestore, in quel caso Alto Calore.
Oggi, grazie al comitato Fateci Respirare “Aria Pulita” – afferma Pica – si è riusciti a contrastare un potere più forte e a smuovere quella politica di copertura e complicità con il malaffare. In entrambi i casi, la differenza l’ha fatta la rappresentanza legale, che ha colto il punto debole del sistema.
Questo non ci permette di lasciare la presa: c’è ancora molto da fare. Sensibilizzare la popolazione sui danni che ne derivano – conclude – è essenziale, ma non bisogna dimenticare che, dopo la puzza dei depuratori, restano i fumi delle ciminiere e degli altiforni delle aziende metalmeccaniche, tra fonderie e pressofusioni.
Non ci possiamo permettere di non sottoporre a controlli gli altri due depuratori ASI, “Morra De Sanctis e Conza della Campania”, che oggi sono aperti a conto terzi, e di sottovalutare le analisi lungo il percorso del fiume Ofanto, tra sorgenti e pozzi utilizzati per l’irrigazione, perché è in questi luoghi che, a mio avviso, il danno maggiore emerge nelle patologie tumorali.
Forse, in una visione più accurata, chiedere l’attivazione del Registro dei Tumori per tutta l’Alta Irpinia ci darebbe un quadro completo di quella che è stata la storia del nostro territorio dagli anni ’80 a oggi.
L’Associazione Fateci Respirare auspica, in un prossimo futuro, che siano le amministrazioni locali e i vari enti sovracomunali ad avviare una stagione nuova sulla tutela del territorio, dove l’istituzione di tavoli di concertazione tra associazioni ed enti diventi una realtà”.


