E’ dedicata a “L’Araldica dell’Abbazia di Montevergine. Evoluzione iconografica e identità istituzionale attraverso le fonti d’archivio e monumentali” la mostra curata dalla Biblioteca Statale di Montevergine in occasione delle Giornate del Patrimonio, in programma al Palazzo Abbaziale del Loreto.La mostra nasce dalla consapevolezza che gli stemmi degli Abati non sono semplici ornamenti. Sono strumenti di riconoscimento, autenticazione e rappresentazione del potere spirituale e istituzionale. Nel medesimo scudo convivono l’identità personale dell’Abate e quella permanente dell’Abbazia. Un percorso di forte suggestione nel quale ventitré stemmi abbaziali raccontano, attraverso simboli, insegne e partizioni araldiche, l’identità degli Abati e l’evoluzione della tradizione verginiana nel tempo. Attraverso lo studio congiunto di sigilli, pergamene e testimonianze lapidee, l’esposizione indaga l’araldica monastica non come mero apparato decorativo, ma come vero e proprio linguaggio visivo del potere, capace di raccontare secoli di governo territoriale, autonomia giuridica e transizioni religiose.
Un esempio arriva dal sigillo dell’abate Albenzio Cortone, impresso a secco, che presenta forma ovale ed è circondato da un bordo cordonato sotto il quale corre l’iscrizione identificativa del titolare, leggibile come: «D. ALBENTIUS CORTON (…) ABBAS GEN.».
Lo scudo, bipartito, è sormontato dal cappello prelatizio o galero, dal quale pendono due cordoni, ciascuno terminante con sei nappe.
Nel fianco destro araldico, nonostante la limitata leggibilità dell’impronta, si riconosce l’emblema della Congregazione di Montevergine. Nel fianco sinistro araldico è invece raffigurata l’arme personale dell’abate, con un leone rampante sormontato da una stella.
Il leone rampante, figura ricorrente nell’araldica europea, è tradizionalmente associato alla forza, al coraggio, all’ardimento e al valore. La posizione eretta e dinamica ne accentua il carattere di vigore e di potenza.
La stella, simbolo di luce, guida e speranza, assume nell’iconografia cristiana anche possibili significati devozionali e mariani. Può richiamare la luce divina e la Vergine Maria, invocata nella tradizione come Stella Maris.
L’accostamento della stella al leone può essere letto, in chiave simbolica, come immagine della forza guidata e illuminata dalla luce divina.
Un’autorità autonoma nel cuore del Mezzogiorno
Fondata nel XII secolo dall’eremo di San Guglielmo da Vercelli, l’Abbazia giunse ad amministrare centinaia di insediamenti e vasti possedimenti terrieri. Momento chiave del percorso storico e giuridico dell’ente fu il 1261, anno in cui Montevergine ottenne lo status di abbazia nullius: una condizione di totale esenzione dai vescovati locali e di diretta soggezione alla Santa Sede, che trasformò il cenobio in una vera e propria signoria feudale dotata di propri privilegi e insegne distintive.
Ricerca archivistica e rilievo tridimensionale
L’iniziativa colma una storica lacuna documentaria e bibliografica, aggravata nei secoli da incendi,
dispersioni e dalle vicende post-unitarie – in particolare il sequestro del patrimonio del 1862 con il trasferimento a Napoli, rientrato solo in parte nel 1926. Per restituire un quadro organico del patrimonio araldico superstite, la mostra adotta una metodologia all’avanguardia: la diplomatica tradizionale dialoga con le più moderne tecniche di rilievo digitale multi-scalare, impiegando fotogrammetria e laser scanner per mappare e documentare tridimensionalmente gli stemmi monumentali incastonati nelle architetture del santuario.
Il percorso espositivo: dall’eremita alla Vergine
Il cuore dell’itinerario analizza la transizione iconografica che riflette il passaggio dall’originario rigore eremitico all’inquadramento nell’ordine benedettino: un mutamento visivo e simbolico culminato con la progressiva sostituzione dell’immagine del fondatore con quella della Vergine Maria quale fulcro dell’autorità istituzionale. Il percorso documenta inoltre il peso delle committenze dinastiche – tra cui l’influenza sveva sotto Federico II – e il ruolo chiave di documenti normativi come lo Statuto dell’abate Donato. L’esito del progetto si traduce in un catalogo ragionato e in un innovativo modello replicabile per la tutela, la catalogazione e la salvaguardia digitale del patrimonio storico-artistico monastico

