L’aula della Camera ha approvato la questione di fiducia posta dal governo all’articolo 2 della legge elettorale con 227 sì, 149 no e 3 astenuti. Il seguito dell’esame della riforma è rinviato a domani alle 9 con le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia all’articolo 3 del testo. Quindi si passerà all’esame dell’articolo 8, il quarto e ultimo articolo che ha subito modifiche durante il passaggio al Senato e su cui il governo non ha posto la fiducia. Giovedì ci sarà il voto finale a scrutinio segreto sull’intero provvedimento.
I ricorsi della Rete dei costituzionalisti saranno depositati nei Tribunali civili subito dopo l’entrata in vigore della riforma.
Intanto, la Corte costituzionale potrebbe pronunciarsi sulla nuova legge elettorale già nel mese di febbraio. Secondo gli esperti, il percorso procedurale per giungere a una decisione richiederà circa tre mesi e mezzo.
L’iniziativa parte dalla Rete che raggruppa associazioni, costituzionalisti, legali e cittadini. I ricorsi — pronti per essere depositati in circa trenta Tribunali civili italiani a 15 giorni dalla pubblicazione della legge in Gazzetta Ufficiale — mirano ad accertare la presunta lesione del diritto di voto.
Il percorso prevede l’adozione di un procedimento semplificato: i giudici fisseranno un’udienza entro 40 giorni e, se riterranno fondate le contestazioni, rimetteranno la questione alla Consulta tramite ordinanza. A quel punto, con la notifica alle parti (tra cui la Presidenza del Consiglio), la presidente della Corte potrà fissare l’udienza entro i successivi 20 giorni. Come chiarito dal coordinatore della Rete, Roberto Zaccaria, il fine è ottenere un verdetto in tempo utile prima delle prossime elezioni.
Se i tempi verranno rispettati, la Consulta si troverà a decidere a dieci anni esatti dalla storica sentenza del febbraio 2017 sull’Italicum. In quell’occasione la Corte bocciò il ballottaggio tra le due liste più votate sotto la soglia del 40%, salvando invece i capilista bloccati e il premio di maggioranza.

