Il primo banco di prova della riforma della legge elettorale si chiude con una maggioranza compatta. A Montecitorio il centrodestra supera a scrutinio segreto le cinque pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni, incassando 229 voti contrari contro 178 favorevoli.
Un risultato che consente alla maggioranza di archiviare il primo passaggio delicato dell’esame parlamentare con un margine significativo. A rafforzare il fronte favorevole al provvedimento arriva anche il voto di Futuro Nazionale, che sceglie di respingere le pregiudiziali definite dal gruppo come “ridicole” e torna così a votare insieme al centrodestra su un provvedimento di particolare rilievo politico.
Sul fronte opposto, Azione conferma le proprie critiche alla riforma, contestandone metodo e tempistica, e vota con le altre forze di opposizione.
L’attesa per il voto aveva riportato in Aula una presenza parlamentare particolarmente elevata. Nel centrodestra, secondo i tabulati, risultano assenti soltanto sette deputati su 233, mentre altri tre sono in missione. Tra questi figurano la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro Gilberto Pichetto Fratin.
Anche i banchi delle opposizioni risultano affollati fin dalle prime ore della giornata, con la presenza dei principali leader. Una partecipazione che fotografa il peso politico attribuito alla riforma e, soprattutto, ai prossimi passaggi a scrutinio segreto.
Il risultato di oggi riduce almeno in parte le incognite per la maggioranza, ma non chiude la partita. Il vero appuntamento è infatti fissato per 8 ottobre, quando la Camera sarà chiamata al voto finale sul provvedimento, ancora una volta con scrutinio segreto.
Il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, definisce quel voto “di un valore politico enorme”. Dopo il risultato sulle pregiudiziali, il centrodestra arriva al prossimo appuntamento con un elemento di fiducia in più.
Ma nella maggioranza resta prudenza. “A livello parlamentare è andata”, osserva un esponente della Lega, lasciando però aperto il capitolo successivo: “Bisognerà vedere la Consulta”.
La prossima settimana il passaggio sulle fiducie
Prima del voto finale, la Camera dovrà affrontare una settimana decisiva. Lunedì il governo porrà tre questioni di fiducia sui primi tre articoli del provvedimento, modificati durante l’esame al Senato.
I primi due articoli riguardano preferenze e raccolta delle firme e sono accompagnati da circa sessanta emendamenti presentati in Aula. Il terzo interviene invece sulla revisione territoriale dei collegi di Merano, Bolzano e Bressanone.
Proprio quest’ultima disposizione non presenta emendamenti, ma l’articolo potrebbe comunque essere sottoposto a richiesta di scrutinio segreto. Per evitare che anche questo passaggio possa diventare un’occasione per verificare eventuali dissensi interni alla maggioranza, il governo ha scelto di ricorrere alla fiducia.
Diverso il caso della modifica all’articolo 8, relativa all’estensione del voto dei fuorisede ai caregiver. Su questa norma non sarà posta la fiducia e il voto sarà palese, dal momento che la materia non riguarda direttamente la trasformazione dei voti in seggi e non consente quindi il ricorso allo scrutinio segreto. La modifica, peraltro, non è stata oggetto di emendamenti ed era stata approvata all’unanimità al Senato.
Terminato l’esame degli ordini del giorno, previsto per il pomeriggio del 7 ottobre, la Camera arriverà al momento decisivo il giorno successivo: alle 12.30 dell’8 ottobre è previsto il voto finale sulla riforma.
L’opposizione prepara la battaglia fuori dal Parlamento
Se il risultato sulle pregiudiziali offre alla maggioranza un primo elemento di stabilità, le opposizioni non intendono considerare chiusa la partita. Il confronto è destinato a proseguire dentro e fuori dal Parlamento, anche facendo leva sul tema della partecipazione e del sistema elettorale.
Il deputato del Partito Democratico Gianni Cuperlo prefigura una mobilitazione nazionale nel caso in cui il provvedimento venga approvato. «Dal giorno successivo la battaglia si trasferirà fuori da queste Aule nel Paese e nelle piazze», afferma, richiamando lo «spirito» del referendum dello scorso marzo.
In Aula le critiche si concentrano soprattutto sul meccanismo elettorale, sul premio di maggioranza e sulle modalità di accesso alle competizioni elettorali.
Dal Movimento 5 Stelle arriva l’accusa di una maggioranza che sarebbe “disperata” e intenzionata a “imbullonarsi al potere”. Nicola Fratoianni, di Alleanza Verdi e Sinistra, definisce invece la riforma «incostituzionale» e “l’ennesima forzatura”.
Roberto Giachetti concentra le proprie critiche sulla selezione dei candidati, sostenendo che anche con il nuovo sistema “una parte determinante degli eletti è predeterminata dai partiti”.
Sul fronte delle candidature interviene anche Riccardo Magi, che contesta in particolare l’aumento delle sottoscrizioni necessarie per presentare le liste. Per il deputato di +Europa si tratta di una delle disposizioni che considera più problematiche sul piano democratico e costituzionale. Magi torna inoltre a chiedere l’introduzione delle firme digitali e prosegue lo sciopero della fame avviato sul tema.
La prima votazione segreta ha dunque consegnato alla maggioranza un risultato netto. Ma la partita sulla legge elettorale è tutt’altro che conclusa: tra fiducie, scrutinio finale segreto e contestazioni delle opposizioni, il prossimo appuntamento dell’8 ottobre resta il passaggio politico centrale dell’iter alla Camera.

