I lavori sulla riforma elettorale in Senato procedono a rilento, con il provvedimento atteso in aula mercoledì 9 settembre per la discussione generale e le votazioni previste a partire da giovedì 10. All’interno della maggioranza restano da sciogliere diversi nodi politici, tra cui il tema del ballottaggio inserito in un emendamento di Marcello Pera (FdI), la proposta di Paola Ambrogio (FdI) di abbassare al 41% la soglia per il premio di maggioranza e la modifica della norma “anti-cespugli”, che porta all’1% la soglia per il computo delle liste in coalizione, misura che non ha ancora ottenuto il via libera di Forza Italia.
Dal fronte dell’opposizione, il presidente del Partito Democratico Stefano Bonaccini, in un’intervista al Corriere della Sera, ha criticato duramente l’operato dell’esecutivo: “Prima si vota e meglio è, perché il governo non sta facendo nulla e il Parlamento è occupato sulla legge elettorale, non su provvedimenti per le famiglie o le imprese. Rischiamo la recessione, ma la destra è ossessionata solo dal timore di perdere”.
Bonaccini ha aggiunto che la stabilità è positiva se permette di fare scelte, ma secondo lui “la destra non sta governando, sta galleggiando: l’Italia non cresce più da quattro anni, le bollette e il prezzo del carburante sono alle stelle, la sanità pubblica crolla e il Pnrr è finito e tutte le infrastrutture sono state sacrificate ad un ponte che non è mai partito”. Sulla riforma ha aggiunto: “La stanno cambiando ogni settimana per rincorrere i sondaggi che li danno in discesa. Ad ogni correttivo che aggiungono è sempre più evidente la strumentalità di tutta l’operazione. Meloni ricordi che quando si cambiano le regole per paura di perdere, poi in genere si perde davvero”.
Sulla compattezza del centrosinistra e sul programma ha concluso: “Io credo che tutti coloro che hanno fatto opposizione al governo Meloni debbano cercare un accordo su un programma alternativo e migliore per togliere l’Italia dal declino in cui l’ha cacciata questa destra”. Sulla stessa linea la capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga, intervenuta a Start su SkyTg24, sottolineando che nel mese di settembre si definiranno le priorità programmatiche e il perimetro della coalizione, ribadendo che “il posizionamento su dove va l’Europa dovrebbe essere più compatto di quello che vediamo”.
Durissimo il giudizio del vicepresidente di Italia Viva Enrico Borghi, che in un’intervista a Stampa Diocesana Novarese ha definito il provvedimento una “capocrazia” e un “premierato nascosto”. Secondo Borghi, la riforma “denota una crisi della nostra democrazia, che sta perdendo l’anima costituita dal dialogo, dal rispetto dell’avversario, dal pluralismo, del principio di rappresentanza e dal mandato dell’elettore all’eletto”, spingendo alla radicalizzazione e all’idea dei “pieni poteri” e causando “tossine per il sistema istituzionale e democratico perché saltano i contrappesi”.

