L’artigianato perde terreno e anche l’Irpinia fa i conti con una progressiva contrazione del settore. In provincia di Avellino, tra l’inizio del 2024 e il giugno 2026, le imprese artigiane sono diminuite di 122 unità, passando da 6.328 a 6.206. Un dato che si inserisce in una crisi più ampia, nazionale, e che riaccende i riflettori sul futuro delle piccole attività, soprattutto nei comuni delle aree interne.
A lanciare l’allarme è Marco Torrecuso, presidente provinciale di Avellino della UAI – Unione Artigiani Italiani e delle PMI, alla luce dell’ultimo studio Inps sulla Gestione Artigiani e dei dati della Camera di Commercio Irpinia Sannio.
Il quadro nazionale evidenzia una contrazione significativa: tra il 2011 e il 2025 gli iscritti alla Gestione Artigiani sono passati da circa 1,82 milioni a 1,25 milioni, con una perdita di oltre 571mila unità, pari al 31,3%. Un fenomeno che ha accelerato negli ultimi anni, con una flessione che dal 2023 ha superato il 5% annuo, fino al -5,91% stimato tra il 2024 e il 2025.
Preoccupano anche i percorsi di chi abbandona l’attività. Secondo lo studio Inps, che ha analizzato 692.971 artigiani usciti dalla gestione tra il 2018 e il 2024, il 50,33% ha trovato un’altra occupazione, prevalentemente come dipendente nel settore privato, mentre il 23,61% è andato in pensione. Il 21,48%, pari a circa 148.800 persone, risulta invece senza lavoro e senza pensione. Nel Mezzogiorno e nelle Isole questa percentuale sale al 26,47%, soprattutto nella fascia d’età compresa tra i 45 e i 59 anni.
«Sono numeri che confermano ciò che vediamo ogni giorno – dichiara Torrecuso –. Non è una crisi passeggera, è un’erosione strutturale. Quando il calo passa dal 2 al 5% l’anno, significa che il sistema non riesce più a sostituire chi esce».
In Irpinia le imprese artigiane rappresentano il 14,70% del totale provinciale, con una quota superiore alla media campana (11,53%), ma inferiore a quella nazionale (21,07%). I comparti più rappresentativi sono le costruzioni, con 2.194 imprese, i servizi alla persona e le riparazioni, con 1.798 attività, e la manifattura, che conta 1.314 imprese. Seguono i trasporti (233) e la ristorazione (184). Nel 2025 le maggiori difficoltà hanno riguardato proprio la manifattura (-2,29%), i trasporti (-4,84%) e la ristorazione (-4,17%).
«Non dobbiamo farci ingannare dalle percentuali più basse rispetto al dato nazionale – sottolinea il presidente provinciale della UAI –. In una provincia fatta di piccoli comuni delle aree interne, ogni bottega che chiude è un servizio e un presidio sociale che si spegne. E spesso non riapre più».
A preoccupare è soprattutto il ricambio generazionale. In provincia di Avellino quasi un imprenditore su due, il 49,48%, ha un’età compresa tra i 50 e i 69 anni, mentre gli under 30 rappresentano appena il 3,45%. Una situazione che mette a rischio la trasmissione di competenze e mestieri tradizionali.
«Tanti artigiani arrivano alla pensione senza nessuno a cui lasciare l’attività. Mestieri come il falegname, il fabbro e l’impiantista rischiano di sparire, mentre la domanda c’è. E preoccupa il dato dei cosiddetti silenti: al Sud più di un artigiano su quattro che chiude scompare dai radar. Sono persone con competenze preziose, che rischiano di finire nel lavoro sommerso. Vanno intercettate e accompagnate».
Tra le cause della crisi, Torrecuso individua anche il peso del minimale contributivo Inps, che gli artigiani sono tenuti a versare indipendentemente dal reddito prodotto. Un onere che può diventare particolarmente gravoso per chi avvia una nuova attività e nei primi anni registra fatturati contenuti.
«I costi da sostenere per il minimale contributivo sono sempre più elevati e scoraggiano i giovani dall’intraprendere un’attività autonoma. Chi apre una bottega ha spesso un fatturato basso, ma deve sostenere da subito gli stessi contributi minimi di un’impresa avviata. Va previsto un periodo cuscinetto per i giovani che intraprendono un’attività imprenditoriale».
Nonostante le difficoltà, il presidente della UAI guarda con fiducia alle prospettive del settore, anche alla luce dei cambiamenti tecnologici. «L’attività artigiana è un futuro garantito. L’intelligenza artificiale sta entrando sempre più nelle aziende e nel medio termine sostituirà tutte le attività ripetitive e operative. Gli artigiani sono il futuro: la loro competenza, la loro artigianalità non potrà mai essere sostituita da una macchina».
Lo stesso studio Inps richiama la necessità di ripensare la legge quadro sull’artigianato, la numero 443 del 1985. Da qui le proposte della UAI: semplificazione burocratica, maggiore accessibilità al credito, incentivi per le assunzioni di apprendisti e un rapporto più strutturato con il mondo della scuola.
«Serve una nuova legge che guardi al lavoro artigiano di oggi. Sul territorio chiediamo meno burocrazia, un accesso al credito più semplice e incentivi per chi assume apprendisti. E serve un rapporto stabile con le scuole, perché i ragazzi tornino a vedere nel mestiere artigiano una scelta di valore. La UAI – Unione Artigiani Italiani e delle PMI della provincia di Avellino è pronta a fare la sua parte», conclude Torrecuso.

