E’ stata l’occasione per ribadire il valore della memoria di una comunità il convegno sul libro di Agostina Spagnuolo “Caduti e dispersi di Capriglia nella Prima e nella Seconda Guerra mondiale “, tenutosi nell’aula consiliare del comune. L’incontro ha visto la partecipazione del Sindaco Nunziante Picariello, che ha espresso riconoscenza e gratitudine per la ricerca storica dell’autrice. Ha moderato il confronto delle idee il direttore Gianni Festa che ha sottolineato che fare memoria non è atto retorico celebrativo ma è interrogare il presente, necessario per non ricadere nel ciclo della barbarie. La memoria diventa così strumento conoscitivo, nuova consapevolezza generata da modi di essere da esempi e da insegnamenti di educazione civica.
Don Gerardo Capaldo nel suo intervento ha richiamato il messaggio del Vangelo e ha invitato a meditare sul pensiero forte di Gandhi:”non c’è strada per la pace, la pace è la strada”. Mentre la professoressa Silvana Falzo ha restituito un quadro storico dei luoghi e degli eventi dei conflitti bellici. Il filosofo Fausto Baldassarre ha evidenziato il significato che riveste la ricostruzione della memoria dei due conflitti “per Agostina Spagnuolo le due guerre non sono soltanto eventi militari e diplomatici ma soprattutto tragedie che hanno segnato famiglie e comunità. La nostra irpina, inoltre, rivela una particolare attenzione per la figura del Disperso: figura questa più dolorosa perché alla scomparsa si accompagna l’incerto e l’assenza della sepoltura e di quel corpo accennato nella descrizione dei ruoli matricolari.” Per ribadire che dietro ogni nome c’è la persona. Gli apparati tecnici non considerano l’anima. L’essere è corpo, cosa, strumento per uccidere. Il tragico della guerra industriale è che muta i modi di raccontare il vissuto, muta la percezione della sofferenza. Di qui la ricerca di Lettere, Diari dei soldati perché in questi documenti c’è l’accaduto autentico. Quei nomi sulla pietra scritti nell’albo d’oro devono restare nel cuore e nella mente”.
Baldassarre ha ricordato come “L’altra storia è quella della parola dei soldati nella brutalità delle trincee. Una storia questa ancora tutta da scoprire. Questi soldati, per la maggior parte analfabeti di origine contadina, hanno abbracciato la nuova terra sconosciuta, scavata nelle sue viscere e chiesti ad essa protezione, costretti ad attraversarla con la paura. Non era la terra familiare dei loro campi. Poichè fu promessa non mantenuta quella del Re di distribuire le terre ai militi dopo la disfatta di Caporetto. Ma il peso più grande fu il trauma di uccidere ed essere ucciso .Ed ecco dopo milioni di morti il ripensamento. Max Weber riflette sulle due etiche. Cosa non ha funzionato? L’etica della convinzione è intimistica, ideale ma insufficiente. C’è bisogno dell’etica della Responsabilità che considera le conseguenze dell’azione. E’, poi, un’altra filosofa Hannah Arendt ad analizzare il fenomeno bellico, sottolineando come la guerra è sospensione del diritto, è priva di parola, è muta. Sceglie la forza mentre alla politica è riservato lo spazio del Dialogo della Parola e del Diritto. a finalità della guerra degli Apparati è cancellare la solitudine: il luogo sorgivo del pensiero e della dignità. La persona diventa numero, è ridotta ad essere un automa. Il male totalitario è banale. Esso non ha radici ma si va diffondendo sulle superfici come un fungo e trova l’humus più idoneo per poter crescere là dove domina il Non-Pensiero.
Per la Arendt solo il bene possiede profondità e può avere radici.

