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Questa noiosa e ripetitiva campagna elettorale prosegue tra fake news e promesse spettacolari, che coprono la mancanza di idee e di veri programmi. Sulle alleanze future, poi, si é creata una quasi impenetrabile cortina fumogena!  Per capirci qualcosa, occorre un lavoro di decifrazione, come per i geroglifici ! Però alcune dichiarazioni di Renzi e soprattutto quelle di Minniti a Scalfari hanno improvvisamente aperto alcuni squarci di verità.

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L’esplosiva intervista del ministro dell’Interno non può essere liquidata né come una voce dal sen fuggita né come un inseme di opinioni personali. Minniti è di antica scuola e di felpatissima, comprovata  cautela! Ha messo nero su bianco lo scenario di cui si discute da settimane nei circoli più riservati, affermando che Gentiloni dovrebbe continuare a restare in carica per un periodo di alcuni mesi, fino ad un anno. E che lui consiglierebbe a Renzi di non tornare  a palazzo Chigi. Questa prospettiva appare rafforzata da molteplici indizi. La cura con cui Mattarella ha seguito il cammino del governo. Le sue preoccupazioni sulla necessità di rafforzare la stabilità politica del Paese di fronte ai mercati. L’ attenzione con cui alcune forze politiche (FI e Ala) hanno evitato di creare problemi all’esecutivo. Il consolidarsi della posizone di Gentiloni come un premier “di sistema”. Cosa che Renzi non è stato mai capace di essere. E il fatto che anche il leader Pd ha dovuto puntare sui risultati del governo per puntellare la sua campagna elettorale.

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E’ plausibile che il Capo del Viminale, da uomo delle istituzioni, abbia inteso esporre ad alta voce le preoccupazioni circolanti “in alto loco” (leggi: Quirinale”) sulla necessità di puntellare il sistema politico- istituzionale utilizzando un nome spendibile in Italia e all’estero. E poco importa se questo passo sia stato o meno concordato. Se le sue riflessioni fossero andate in direzione diversa rispetto a quelle del supremo colle, Minniti si sarebbe pericolosamente esposto nel suggerire itinerari la cui percorribiltià spetterà al solo Capo dello Stato valutare. E’ c’é un indizio della finezza del piano  elaborato. Si parla, per ora, di qualche mese, al massimo un anno. Questo per non urtare le suscettibilità delle forze politiche. E per non sollevare obiezioni su una formula inconsueta, seguita solo una o due volte. Ulteriore riprova della cautela con cui si muoverebbe Mattarella. Insomma, l’intervista sarebbe stata una sorta di ballon d’essai per sondare le reazioni di forze politiche, stampa e opinione pubblica.

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Quanto alle sue intenzioni, Renzi a “Mezz’ora”, dopo aver affermato che il Nazareno non era un  inciucio, a domanda su una alleanza futura con Berlusconi, ha chiuso a qualunque intesa con gli estremisti. Ed é noto che non include FI tra questi. Lo schema Pd-FI più minori che c’è dietro questo non-detto appare però difficile numericamente e complicato politicamente. E a orizzonte limitato, rispetto al gioco più vasto che si intravede lungo l’asse Minniti-Quirinale. Basato sull’attuale premier, che suscita ampi consensi nel Paese e fuori. Indicativi l’incontro con la Merkel e l’endorsement di Prodi (che ha puntualizzato, con riferimento a Renzi, che “questo Paese deve essere guidato, non comandato”) non al Pd ma a Gentiloni, ben visto da un largo arco di forze politiche. E tutto lascia pensare che gli importanti lavori in corso per costruirgli intorno un governo possano avere una prospettiva facilitata anche da nuovi gruppi di responsabili. La stessa forzata apertura renziana a Gentiloni (che intanto traccia programmi futuri) indica la consapevolezza che i prossimi giochi politici saranno guidati dal Quriinale!

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Anche nell’analisi di Minniti (e non solo sua!) non é facile collocare l’ex premier Renzi, con le sue difficoltà. Rilevate dai sondaggi. E confermate da voci su ipotetici dirottamenti alla Presidenza del Senato o addirittura alla guida della Commissione Ue. Il prevedibile indebolimento elettorale del Pd renziano provocherebbe  comunque conseguenze, anche nell’ipotesi, forse non infondata (nonostante le smentite), che l’attuale leader decidesse di varare formalmente una sua forza politica. Essa nascerebbe, così, molto più debole!

di Erio Matteo edito dal Quotidiano del Sud

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