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Il Governo e l’asse Di Maio – Salvini 

Ozio senza riposo, fatica senza lavoro. La frase negli anni cinquanta la pronuncia il democristiano Attilio Piccioni per spiegare la vita parlamentare di deputati e senatori. La legislatura è appena iniziata ed ha il record di volti nuovi. Da tempo i vecchi partiti ideologici non ci sono più. Il ricambio è adesso maggiore rispetto al passato. Sabato scorso l’elezione dei Presidenti delle Camere. La novità della prima donna, Elisabetta Alberti Casellati alla guida di Palazzo Madama e di un grillino, Roberto Fico al vertice di Montecitorio.

I cinque stelle dovevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno adesso ne fanno parte a pieno titolo. Un bel cambiamento in soli cinque anni. Questo è il Parlamento più giovane della storia della Repubblica con un’età media di 44 anni alla Camera e di 52 al Senato e che ospita il maggior numero di donne il doppio rispetto a dieci anni fa e superiore di quattro punti percentuali al 2013. Spicca inoltre il fatto che il 65 per cento dei parlamentari sono new entry rispetto alla precedente legislatura. Ma questo è solo l’antipasto. Il piatto principale resta il governo.

L’asse Di Maio – Salvini sembra incrinarsi ma l’ignoto nasconde sempre delle sorprese. Sta nascendo comunque un qualcosa di inedito. Nel ’94 subito dopo Tangentopoli la seconda Repubblica si identifica con Silvio Berlusconi. Nasce uno strano bipolarismo basato sulla quantità più che sulla qualità delle proposte. Da un lato i berlusconiani e i loro alleati e dall’altro chi intendeva contrastare il Cavaliere di Arcore. Un equilibrio che è durato fino alla comparsa sulla scena politica del Movimento Cinque Stelle che ha rotto un dualismo imperfetto.

Grillo e Casaleggio nel 2013 e soprattutto oggi Di Maio hanno approfittato della crisi della politica. Cavalcando l’onda dell’anti politica hanno preso il posto dei partiti tradizionali fino a diventare la prima forza del paese. Impressionante il successo nel Mezzogiorno. Adesso il futuro lo dovrebbero scrivere leader giovani come Di Maio e Salvini che scommettono su un nuovo sistema politico basato sui loro rispettivi partiti e in prospettiva più o meno immediata da una nuova legge elettorale.

Ma adesso come ha scritto Antonio Polito “noi cittadini dobbiamo sperare in due cose. La prima è che la democrazia parlamentare continui la sua opera di trasformazione e moderazione delle pulsioni elettorali, come avvenne dopo l’altra grande svolta del 1994, riportando tutti i gruppi politici dentro i punti cardinali della Repubblica, delle sue fondamenta costituzionali, della sua collocazione internazionale e delle sue compatibilità finanziarie. La seconda è che un esecutivo nasca, perché questa è la fisiologia della democrazia dopo le elezioni, che non sono un gioco di dadi da tirare all’infinito finchè non esca la combinazione giusta, ma un esercizio di volontà popolare che gli eletti hanno il dovere di tradurre quanto prima in azione legislativa e di governo”.

Vedremo se Cinque Stelle e Lega avranno la voglia e la forza di governare. Certamente una cosa è chiara. Il passaggio da forza di opposizione a soggetto politico di governo impone scelte anche impopolari e non sarà facile per Di Maio e Salvini tradurre in realtà le promesse elettorali. Reddito di cittadinanza per i cinque stelle e flat tax per Salvini sono stati i due cavalli di battaglia della campagna elettorale. Come ha osservato Carlo Cottarelli a cui qualcuno guarda come futuro ministro dell’economia e che in passato è stato a capo del dipartimento di politiche di bilancio al fondo monetario, i vincitori del 4 marzo hanno in comune un’unica cosa: politiche per far salire il deficit mentre al contrario la priorità dovrebbe essere quella di far scendere il debito pubblico.

di Andrea Covotta edito dal Quotidiano del Sud

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