Non è solo una questione di doppiette, ma di sopravvivenza dell’ecosistema. La denuncia che arriva da Venticano, per voce della sezione provinciale di “Ambiente è/e Vita”, accende i riflettori su un’estate drammatica che rischia di trasformarsi in una catastrofe per la fauna campana. L’associazione ha rotto gli indugi chiedendo formalmente alla Regione Campania di congelare la stagione venatoria 2026/2027. L’analisi del territorio è impietosa: fiumi in secca, boschi frammentati e pascoli ridotti a distese aride, nonostante alcuni temporali pomeridiani abbiano allentato, di poco, la “sete”, In questo deserto climatico, gli animali selvatici – assetati e affamati – si stanno concentrando nei pochi punti di sosta rimasti vulnerabili, diventando bersagli fin troppo facili. Una scelta etica e legale
Il focus della protesta guidata da Gerardo Colarusso si concentra sulla tutela biologica delle specie: le nidiate e i giovani nati, stremati dalla calura, non hanno le forze né lo sviluppo per difendersi. Proseguire con il vecchio calendario venatorio significherebbe ignorare i palesi segnali di collasso ambientale e calpestare la legge 157 del 1992, che impone lo stop alle attività di fronte a urgenti ragioni di protezione della fauna.
La lettera inviata a Palazzo Santa Lucia non è un semplice “no” ideologico, ma l’inizio di una battaglia politica. Gli ambientalisti esigono un tavolo istituzionale straordinario. L’obiettivo? Ridisegnare le politiche di gestione delle aree interne, quelle zone montane e collinari dell’Appennino campano che pagano il prezzo più alto della crisi climatica globale


