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La strage delle illusioni, il saggio di Vincenzo Fiore su Emil Cioran

Di Nunzio Esposito

Se Nietzsche, Marx e Freud furono definiti i “maestri del sospetto”, per aver scardinato dalla coscienza dell’uomo la fenomenologia del sacro, distruggendo per sempre una certa idea di Dio, di società e di interiorità; soltanto un altro pensatore nel Novecento ha raggiunto lo stesso grado di radicalismo: Emil Cioran. Nato all’ombra dei Carpazi, nella stessa regione di Dracula, egli ha dissanguato ogni certezza e ogni illusione partorita dall’essere umano. Un’anti-ideologia radicale senza precedenti nella storia delle idee che mette in discussione persino la stessa esistenza: «Sovversivo è solo quello spirito che mette in dubbio l’obbligo di esistere; tutti gli altri, anarchico in testa, scendono a patti con l’autorità costituita». Se gli intellettuali vissuti nel secolo scorso si interrogavano su quale modello statale fosse attuabile e auspicabile, obbligando a scegliere fra una sciocca alternativa fra conservatorismo e utopia, Cioran era convinto che ogni società fosse malvagia, occorrerebbe soltanto saper scegliere fra le diverse sfumature del peggio. Ogni uomo, «dagli spazzini agli snob», prodiga la sua generosità criminale dispensando ricette di felicità. L’abbondanza di queste soluzioni è solo un’ennesima prova della loro futilità. Se avessimo il giusto senso della nostra posizione nel mondo, se confrontare fosse inseparabile dal vivere, scrive Cioran, la rivelazione della nostra infima presenza ci schiaccerebbe. Vivere però significa ingannarsi sulle proprie dimensioni. Le ideologie sono soltanto un cattivo surrogato delle religioni, dalle quali esse hanno ereditato i peggiori vizi. Infatti, il principio di ogni crudeltà risiede proprio nell’idea di Dio e nelle sue utilizzazioni. Il Creatore, qualora esistesse, non potrebbe essere altro che un Essere sadico e senza scrupoli: «La religione è un sorriso che plana sopra un non-senso generale». Lo studioso irpino Vincenzo Fiore – membro del Progetto Internazionale Cioran, coordinato da prestigiose università europee – ripercorre le tappe del pensiero nichilistico di Cioran, indagando documenti inediti e raccogliendo testimonianze fondamentali di persone che hanno conosciuto direttamente il filosofo. Il nuovo saggio di Fiore “Emil Cioran. La filosofia come de-fascinazione e la scrittura come terapia” (Nulla Die Edizioni, 2018) è un tassello chiave che getta nuova luce su una figura ancora poco studiata e sulla quale c’è ancora molto da scoprire. In appendice, ad arricchire il testo, tanto materiale inedito e una commovente lettera di Cioran sulla disperazione, che dagli archivi ancora inesplorati appare per la prima volta a disposizione del pubblico.

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