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Nelle ultime settimane, inchieste giudiziarie e giornalistiche hanno prepotentemente riportato sotto i riflettori i modi in cui alcuni partiti hanno speso i soldi del finanziamento pubblico. E quelli con cui oggi la politica (e i politici) si finanziano. Il ruolo oscuro di fondazioni e onlus. E l’intreccio tra queste ultime amministrazioni e quelle ufficiali dei partiti.

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Innanzitutto, l’inchiesta della procura di Roma sulla costruzione del nuovo stadio nella capitale. Ha fatto venire alla luce non qualche isolata ruberia o corruzione  individuale, ma – ancora una volta – un vero e proprio “sistema” corruttivo. Esso – lungi dall’essere limitato al M5S che regge le sorti del Campidoglio – ha coinvolto espoenti di diversi partiti (tra cui anche il pd), come ha confessato ai magistrati il suo protagonista, l’imprenditore Parnasi.  Scoperta sconvolgente! A distanza di poco più di venticinque anni da Mani pulite e dopo Mafia capitale sembra che a Roma sia cambiato poco o nulla. Con l’aggravante specifica che certi sistemi hanno proliferato anche quando era ancora in vigore il finanziamento pubblico dei partiti. Proprio alla fine del 2015-inizi del 2016   risalirebbe il versamento di ben  250.000 complessivi,  da parte dell’imprenditore capitolino ora arrestato, alla onlus “Più Voci”, gestita dai commercialisti della Lega.

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Ancora più clamorosa l’inchiesta de “L’Espresso” sulla Lega di Salvini. Azzoppata finanziariamente dopo la condanna di Bossi e dell’ex tesoriere Belsito per truffa relativa ai rimborsi elettoral. Nonostante i decreti di sequestro emessi dalla magistratura per la restituzione di 48 milioni di euro dei contribuenti, non sono stati trovati che tre milioni. Salvini continua a sostenere che i cinquanta milioni  “che dicono che abbiamo sottratto non ci sono”. Fatto sta che una rete di società (che il leader leghista nega che abbiano a che fare con il partito) facenti capo ad una società  lussemburghese schermata – quindi senza possibilità di sapere chi siano i veri proprietari – ha suscitato la curiosità dei magistrati genovesi, che hanno avviato una rogatoria. Perciò non è escluso che l’orizzonte leghista possa essere presto oscurato da nubi. Intanto, curiosamente, nonostante le crociate salviniane contro le speculazioni finanziarie, una parte del tesoretto sarebbe costituito da obbligazioni societarie. Peraltro vietate per legge ai partiti, che possono investire solo in titoli di Stato della zona euro. L’altro aspetto inquietante è di natura istituzionale. E’ estremamente inopportuno che un leader di partito sia contemporaneamente ministro dell’interno. Per l’astratta possibilità che possa usare il suo potere per addomesticare indagini pericolose. E per le gravi ripercussioni, sull’immagine dell’esecutivo, di una eventuale incriminazione del titolare per fatti attinenti non la sua funzione istituzionale, ma il suo incarico poltico.

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L’altra vicenda riguarda il Pd e la poco nota fondazione EYU, che prende il nome dai tre mass-media vicini al partito (Europa, Youdem, L’Unità), poi finiti male. E’ nata per occuparsi di progetti “su temi vitali quali l’immigrazione, le prospettive di lavoro per i millennials e tanto altro”. Ed è balzata agli onori della cronaca per aver ricevuto ben 123mila euro sempre da Parnasi, quello dello stadio di Roma, per uno studio sugli italiani e la casa. Costato enormemente meno alla fondazione. E forse molto lontano, anche come valore, dalla cifra elargita. Con i  sospetti collegati. E i mugugni dei non renziani sul ruolo della fondazione filorenziana, che toglierebbe contributi al Pd. Mugugni diventati di pubblico dominio sui social sul possibile, mancato versamento al pd di parte dei contributi finanziari ottenuti dalla fondazione, tenuto conto che in essa lavorano dei dipendenti del partito in cassa integrazione. E soprattutto sul conflitto di interessi del tesoriere del partito, Bonifazi, che è anche presidente della fondazione collegata, ma finanziariamente concorrente!

Insomma, la questione dei soldi ritorna alla ribalta della politica. Con tutti gli aspetti, e i sospetti, relativi alla trasparenza di benefattori, donazioni e loro reali motivazioni !

di Erio Matteo edito dal Quotidiano del Sud

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