Virgilio Iandiorio
Cento anni fa, il 26 luglio 1926, nasceva a Montefalcone di Valfortore (BN) Don Donato Minelli, che nella sua vita sacerdotale fu collaboratore validissimo dei vescovi di Ariano, a cominciare dal 1951 con mons. Pasquale Venezia e poi con i vescovi suoi successori. E lo fece con assiduità e competenza fino al giorno della sua dipartita da questo mondo, il 30 settembre del 2013.
La mia riflessione sulla vita di Don Donato Minelli mi porta a considerare in particolare due importanti sue realizzazioni. Al santuario della Madonna del Carmine di Montefalcone dedicò le sue cure perché la devozione mariana fosse sempre viva tra i suoi compaesani e le Suore Carmelitane del convento annesso al santuario esplicassero la loro missione anche in altre parti del mondo, come accadde nel 1996 con l’apertura della Missione in El Salvador.
Gli interessi di Don Donato Minelli per la vita culturale della diocesi di Ariano lo portarono a preoccuparsi del patrimonio artistico delle chiese che furono soggette a due gravi terremoti, nel 1962 e nel 1980. In particolare la sua curiositas lo portò a occuparsi di Sant’Elzeario e di sua moglie Delfina, compatroni della città di Ariano e della diocesi.
Nel 2002 Don Donato Minelli pubblicò il volume “Storia d’amore e di vita- vite occitane di S. Elzeario e della Beata Delfina”.
“Elzeario francese di nascita, sposo casto, condottiero di esercito, difensore del papa, è compatrono di Ariano Irpino città dell’Avellinese, di cui porta il titolo di conte.
Elzeario nacque ad Apt in Provenza fra il 1284 e il 1287, primogenito di Ermengao de Sabran conte di Ariano e di Laudana d’Albe de Roquemartine.
Studiò presso lo zio Guglielmo de Sabran, abate del monastero benedettino di S. Vittore in Marsiglia. Per volere del re Carlo II d’Angiò, dovette sposare verso i 18 anni nel 1299, la futura beata Delfina di Signe, così pur non volendo, si incontrarono due anime belle, che riluttanti al matrimonio, stabilirono di comune accordo, di conservare la loro castità”. (Santi e Beati https://www.santiebeati.it › dettaglio)
Per capire al meglio la storia di questo rapporto coniugale a dir poco straordinario, ma il medioevo ci ha abituati a comportamenti eccezionali, Don Donato Minelli approfondì la ricerca sulla vita del santo compatrono di Ariano.
“Una conversazione -scrive Don Donato nel suo libro- dopo alcuni mesi, con il Vescovo Mons. Gennaro Pascarella nella quale affioravano temi di viva attualità, fu occasione per avviare l’attuazione del mio desiderio, e cominciai il lavoro di ricerca di questa “eredità da non disperdere, da consegnare ad un perenne dovere di gratitudine e a un rinnovato proposito di imitazione” /Giovanni Paolo II, NMI,7).
Sono andato in Francia, nella Provenza, nei luoghi di nascita, della vita e della sepoltura dei santi coniugi per venerare le loro reliquie e consultare documenti d’Archivi.
Sono stato in alcune biblioteche ed archivi dell’Ordine dei Francescani di Roma, nella Biblioteca Apostolica Vaticana, alla Congregazione per le Cause dei Santi ecc.
Attirò la mia attenzione, nella Biblioteca del Pontificio Ateneo Antoniano, un volume di P. Jacques Combell, o.f.m. (+ 11.7.1979), noto studioso della vita dei due santi, che ha curato l’edizione critica delle fonti, documenti e della vasta bibliografia”.
Il testo era scritto in lingua francese; ma Don Donato non si perse d’animo. Con l’aiuto delle Suore Carmelitane, egli tradusse tutto il testo di J. Combell. Ecco, questo era Don Donato, che non si perdeva mai d’animo dinanzi alle difficoltà. E così ci piace ricordarlo a cento anni dalla sua nascita.


