In consiglio comunale, nella seduta di venerdì scorso, l’opposizione fa l’opposizione. L’ex sindaca Laura Nargi è, sembra, più critica e graffiante negli interventi, meno accomodante, certamente più determinata. Fa un passo verso l’altra opposizione dell’ex sindaco Gianluca Festa, che resta sulle barricate e non ne lascia passare una. Nargi e Festa appaiono più sintonizzati. Non era scontato che accadesse. La rottura sembrava insanabile.
Ma l’opposizione va fatta seriamente. In modo costruttivo, però senza sconti.
E comunque Festa e Nargi si muovono nel perimetro del centrodestra. Non ancora convintamente. Anche perché il centrodestra irpino è diviso, o meglio frantumato. Urge una ricomposizione, un chiarimento, prima che sia tardi, prima delle politiche.
Bisogna scegliere. Senza ambiguità. Il rischio, altrimenti, è l’irrilevanza, il trasformismo.
Durante la seduta di venerdì, di trasformismo ha parlato anche il consigliere comunale di Avellino cittù pubblica ed esponente dell’associazione Si Può, Amalio Santoro, riferendosi al modus operandi dell’”alleanza” che ha vinto con il presidente della Provincia, Fausto Picone. Ha avvertito che il Campo largo di Palazzo di Città non è “un’appendice di ciò che avviene a Palazzo Caracciolo”. Insomma ci sono due centrosinistra o meglio nessun centrosinistra. Per ora.
Santoro ha aggiunto infatti che il Campo largo ha vinto le amministrative con una coalizione nata da un patto elettorale. Patto che deve diventare una vera esperienza politica. Un centrosinistra vero.
È una sfida. Per Santoro il modello Provincia è il male da evitare: un’amministrazione che tiene dentro Pd e Forza Italia, Matteo Renzi e Matteo Salvini.
Significa allora che i partiti si fermano sulla soglia della Casa degli amministratori. Ce n’è per tutti, basta che non ci siano simboli. Non ci sono destra e sinistra, ma soltanto la volontà di amministrare, di gestire.
E non regge la tesi che l’appartenenza partitica non conta quando a votare sono gli amministratori. Perché i partiti dovrebbero essere ancora di più il tramite democratico tra istituzione e cittadino che non vota, così da garantire la rappresentatività che fa sì che una istituzione sia democratica.
Altrimenti decidono i pochi. E non c’è la politica, c’è il nullismo politico.
A Palazzo di Città invece serve la politica. Altrimenti la coalizione perde consistenza e prospettiva, capacità di amministrare. Non c’è filiera istituzionale, non ci sono vertici nazionali e regionali, non c’è democrazia.
Santoro è coerente con se stesso: in passato è stato aspramente critico con il Pd, almeno con una parte del Pd: un partito con una militanza fiaccata dalla mancanza di partecipazione. Un partito eterodiretto.
E infatti la sinistra cittadina e le associazioni avevano bocciato l’intesa con i dem e Casa Riformista, si erano opposte all’ingresso nell’alleanza degli ex consiglieri festiani. Game over al progetto con gli alleati, avevano detto.
La candidatura di Nello Pizza a sindaco ha poi messo tutti d’accordo: Pd e alleati. La sinistra e le associazioni non se la sono sentita di pregiudicare una eventuale vittoria, di dare una chance a Festa. Ed è comprensibile. Ci vuole buon senso e lungimiranza.
Però il centrosinistra cittadino è tutto da fare.


