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Il Meridione fuori da ogni questione 

L’annuncio non è di oggi, anzi, per certi versi è ampiamente datato. Se da una parte, lo stesso Meridione è uscito fuori anche dal recinto della propria storica “questione”, scalzato da un Sudismo provinciale, strumentale, esiziale.

Dall’altra, un nuovo meridionalismo non è stato ancora in grado di intercettare le complesse traiettorie del tempo presente, cosí da proporsi in alternativa a derive che si rivelano agli antipodi di approdi autenticamente neomeridionalisti. Il rozzume culturale sottostante a derive sudiste fa rintracciare il proprio indirizzo lungo strade che portano a pericolosi incroci strumentali.

Dibattere di Meridione d’Italia in termini di Sudismo rivenficazionista non rende un servizio al Sud. Discutere dell’Italia del Meridione, in luogo del Meridione d’Italia, significa sconvolgere un ordine del giorno prestabilito, ribaltandone le logiche sottese……Continuare ad alimentare la retorica vintage del “Meridione d’Italia” significa ridurre a una espressione geografica un’intera cultura, la storia. Molto di quello che ha riguardato la recente, e meno recente, storia del Sud è servito a legittimare un modello di sviluppo finalizzato a colonizzare il territorio meridionale attraverso interventi straordinari.

Il “passaggio a Sud”, d’altro canto, per il Nord, ha rappresentato l’accesso a risorse illimitate, il cui utilizzo distorto ha finito con il determinare una sottrazione di futuro per il sistema- Italia. La “questione meridionale” sembra essersi ormai dissolta in una piú ampia questione nazionale. Oggi, di fatto, si può dire che il Meridione sia una sfumatura del Nord. Se, dunque, una certa “questione meridionale” sembra essere morta, un nuovo meridionalismo dovrà essere rigenerato, e dovrà essere in grado di elaborare “un paradigma pedagogico che nasca dal basso, e fuori dai luoghi istituzionali del potere costituito, come strumento di decolonizzazione culturale ed educativa”.

Come ha avuto modo di chiarire Giancarlo Costabile, docente dell’Università della Calabria, “il Meridione è ostaggio di una costruzione concettuale ancora sostanzialmente semicoloniale dal punto di vista della struttura produttiva, che determina intollerabili lasciti parafeudali nella sua sovrastruttura ideologicosociale.”

Come contraddire simili evidenze. L’Italia, come emerge ormai periodicamente dai rapporti allarmati sfornati di anno in anno da Svimez, Censis e Istat, “è un Paese territorialmente disomogeneo. Una comunità sulla quale preme un articolato e complesso sistema di ‘vecchi totem’ e ‘nuovi tabù e muri sociali’ che continua a governare il Mezzogiorno, e il suo sottosviluppo economico-civile, facendo organicamente ricorso al potere mafioso quale strumento di sorveglianza e controllo, sia sul piano dell’ordine pubblico sia su quello più propriamente politico-civile, mediante la formazione di una borghesia mafiosa egemone nella partecipazione diretta al momento di selezione della classe dirigente nelle istituzioni pubbliche”.

Il monito, lungimirante e incompreso, che Mazzini aveva lanciato all’indomani dell’Unificazione, ha prodotto l’effetto di un’incredibile profezia, “l’Italia sarà ciò che il Mezzogiorno sarà”.

di Emilio De Lorenzo edito dal Quotidiano del Sud

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