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Vogliamo provare a ragionare seriamente? Ammesso e non concesso che tutto quello fatto dai precedenti governi fino alle “Idi di Marzo” sia stato una “collezione di disastri”, come hanno sempre detto i Cinquestelle, mandando a quel Paese coloro che la pensavano diversamente , la consequenziaria rotta politica di M5S e Lega, dopo il miracoloso approdo a Palazzo Chigi, sarebbe dovuta essere per coerenza pragmatica, onesta, non conflittuale o fondamentalista ma finalizzata a porre mano “in primis” al Paese.
Anche per meritarsi, dopo, più credibilità e autorevolezza in Europa. Indipendentemente da come si potesse giudicare il passato, da subito occorreva differenziarsi, puntare su riforme cruciali per avere più spazio nell’ economia globale, che, si voglia o no, esiste e non vi si può competere con velleitarie declamazioni ma innovando . Invece non c’è stato nulla di tutto questo. Oltre a un infelice “Decreto Dignità”, che ha peggiorato la situazione occupazionale rispetto al “Job Act”, il governo si è dato a “una sassaiola “ quotidiana dell’Euro – pa, da mesi al centro di un dibattito, facendone “la madre di tutte le nequizie ”. In favore di chi? Di quale re di Prussia? Ah, saperlo! Questo errore ci penalizza doppiamente: sul fronte interno, degno di menzione solo per un magrissimo provvedimento di facciata, come il Decreto Dignità, su quello esterno, di evidente stampo “tafazzista”, autolesionista per la iniqua rottura con l’Euro – pa. Non va meglio, anzi volgono al peggio, i rapporti tra “i contrattisti” del Governo, al centro di incompatibilità e di diffidenze, non solo tra loro ma all’in – terno degli stessi schieramenti. Di Maio come ostaggio dell’ala oltranzista, della “decrescita” e Salvini sempre più incalzato dallo “zoccolo duro” dei piccoli e medi imprenditori padani, i quali vedono come il fumo negli occhi l’ escalation assistenzialista dei Cinquestelle, di cui Conte ne è il megafono più impegnato. Con questa caciara e, per quanto “sputato” sull’Europa, è da incoscienti pensare di tirare ancora la corda e di farla franca. Anche i Paesi amici sono infastiditi e preoccupati delle nostre insolenze. Se questo è il fosco odierno quadro governativo , per fortuna è altro e rassicurante quello sul Colle. Mattarella non è mai sibellino anche quando pare esserlo: il suo recente discorso sull’Europa, in cui ha ribadito che “ha un’anima e non è composta da un comitato di affari” , è una energica lavatina di capo con la quale ha inteso ricordare agli smemorati che noi siamo “la memoria di quest’anima”. Dalle Università medievali alle Corti rinascimentali, al fervore dei traffici continentali delle Repubbliche marinare , abbiamo sempre incarnato quest’anima, già molto prima ancora che nascesse e prendesse forma a Roma il trattato europeo del 1957. Il meglio all’Europa è venuto dal nostro Paese, non può essere vanificato da strumentali fondamentalismi. Dietro la garbata strigliata c’è un percorso : è giusto che non venga detto, per non esporlo a speculazioni di ogni sorta. Una cosa è certa che l’arbitro, come il Presidente piace definirsi , no n fischierà la fine di questa lunga partita, senza prima avere ottenuto il risultato di una “manovra” in linea con le regole europee. Ultimo atto: o si è con l’Europa o salta tutto. Le diplomazie di prima e seconda fila si stanno muovendo in più direzione, talune dichiarazioni più soft già lasciano intravvedere un po’ di disgelo dopo tanto gelo . Stavolta non ci saranno manine misteriose a correggere le negligenze finanziarie ma c’è qualche faccia importante a poter meglio disporre la politica , quella del ministro Savona, che fino a qualche mese fa irrideva l’Europa e oggi ne teme il giudizio. Se lo dice lui : potrebbe davvero chiudersi questa lunga “stagione di idiozie”. L’Europa va cambiata, non cancellata come vorrebbero i due sovrani mondiali, Trump e Putin: cui i “sovranisti” nostrani si sono offerti di fare da “ascari” di un neo- colonialismo.

di Aldo De Francesco edito dal Quotidiano del Sud

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