Sabato, 9 Maggio 2026
10.09 (Roma)

Ultimi articoli

25 aprile: il tribunale invisibile

Con una legge del 2000 è stato istituito il 27 gennaio, ricorrenza della liberazione del lager di Auschwitz da parte dell’armata rossa, come “Giorno della Memoria”. Il giorno della memoria è stato istituito in diversi Paesi su impulso dell’ONU, ma noi in Italia ce l’avevamo già, fu istituito nel 1946 quando il 25 aprile venne dichiarato festa nazionale in ricordo della liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Questo è il senso del 25 aprile: fare memoria della lotta di liberazione e degli approdi che essa ha apportato nel nostro Paese, ossia la riconquista della libertà per il popolo italiano. Non una libertà come mero patrimonio morale, ma una libertà incarnata, insediata nel sangue e nella carne di una comunità di uomini liberi che si è riconosciuta in un orizzonte comune, nel quale sono istituite l’eguaglianza, la giustizia sociale, la pace, il rispetto della dignità umana. Quest’orizzonte comune è la Costituzione della Repubblica italiana. Il 25 aprile non ci parla solo del nostro passato, ci interroga sul nostro presente e ci pone della domande sul nostro futuro. Ci chiama a confrontarci con quel patrimonio di beni pubblici repubblicani che ci è stato consegnato dalla Resistenza.

Ebbene, in quel patrimonio, la giustizia, l’eguaglianza, la dignità umana non sono solo rivendicate, ma sono istituite e garantite attraverso una trama istituzionale che le rende resistenti alle insidie e alle sfide del tempo e della politica. La Costituzione ha consolidato la libertà che ci è stata donata dalla Resistenza, rendendo impossibile ogni forma di “dittatura della maggioranza” e di restaurazione del passato fascista. Proprio per questo, da molti anni, da un vasto arco di forze politiche la Costituzione è stata vissuta come un impaccio, come una serie di fastidiosi vincoli, di cui sbarazzarsi per restaurare l’onnipotenza della politica. Per questo, da diverso tempo, la festività del 25 aprile suscita polemiche e segnali sempre più forti di insofferenza da parte del ceto politico. Ma questo è un anno particolare perché il messaggio del 25 aprile si deve confrontare con una realtà in profonda contraddizione con il quadro dei valori costituzionali. Se questo è il contesto in cui siamo immersi, allora è facile comprendere la fuga dal 25 aprile dei politici che di questa scena sono gli autori, a cominciare dal loro capobastone, l’uomo col mitra, che si è sfilato dalle celebrazioni del 25 aprile, dichiarando: “siamo nel 2019 e mi interessa poco il derby fascisti-comunisti.” Simili dichiarazioni sono indice della distanza siderale di questo ceto politico dai valori della Resistenza scolpiti nella Costituzione. Tuttavia questa fuga è ben comprensibile: il 25 aprile non si tratta di giudicare il passato ma di esserne giudicati.   In un discorso tenuto al teatro lirico di Milano, il 28 febbraio 1954, Piero Calamandrei così affrontava il tema: “In queste celebrazioni che noi facciamo nel decennale della Resistenza, di fatti e di figure di quel tempo, noi ci illudiamo di essere qui, vivi, che celebriamo i morti. E non ci accorgiamo che sono loro, i morti, che ci convocano qui, come dinanzi ad un Tribunale invisibile, a render conto di quello che in questi 10 anni possiamo aver fatto per non essere indegni di loro, noi vivi. In tutte le celebrazioni torna, ripetuta in cento variazioni oratorie, una verità elementare che nelle lettere dei condannati a morte è espressa come una naturale e semplice certezza: che i morti non hanno considerato la loro fine come una conclusione e come un punto d’arrivo, ma piuttosto come un punto di partenza, come una premessa, che doveva segnare ai superstiti il cammino verso l’avvenire (.) Quando pensiamo a loro per giudicarli, ci accorgiamo che son loro che giudicano noi”.

Di fronte a questo Tribunale invisibile i nostri principali leaders politici sono rimasti contumaci, anzi si sono resi latitanti. In effetti, come potrebbero spiegare a coloro che hanno testimoniato con la vita la loro fede nell’umanità, la loro politica di restaurazione della discriminazione e di disprezzo dei diritti umani, espressa in pensieri, parole, opere ed omissioni, cioè in leggi, provvedimenti amministrativi, condotte operative, propaganda e discorsi d’odio? Una politica spinta fino all’estremo limite di programmare la morte per naufragio dei dannati della terra che fuggono dalla Libia, ovvero la loro cattura e riconduzione forzata in quei lager dove – per documentazione di enti internazionali – si pratica la tortura, lo stupro, la riduzione in schiavitù?

Se vogliamo dare un senso a questo 25 aprile del 2019, dobbiamo interrompere questa latitanza e ricondurre i politici, che in questo momento fanno il bello e cattivo tempo in Italia, di fronte al giudizio del Tribunale invisibile della Resistenza.

di Domenico Gallo

Condividi

Picture of redazione web

redazione web

Lascia un commento

Cronaca

Malore fatale dopo una partita di calcetto: muore giovane di 29 anni di Vallata. Due comunità in lutto per la…

E’ stata ammessa come parte civile l’agenzia delle Entrate nel processo che conta 53 indagati per la megatruffa sugli Ecobonus…

“Non intendo rispondere e mi avvalgo della facoltà di non rispondere”. Livia Forte, testimone nel processo per l’asta del Pagliarone…

Attualità

Momenti di apprensione a Serra di Pratola, frazione del Comune di Pratola Serra, per circa 5 incendi che hanno circondato…

Francesco Sellitto, presidente dell’Ordine dei Medici di Avellino. Uno sguardo sulle criticità territoriali, dal pronto soccorso dell’Ospedale Moscati di Avellino…

Leggi anche

Tra le tante cose che annunciano i candidati sindaci in processione in largo e in lungo per la città, alcuni temi prioritari da affrontare vengono del tutto elusi. Per dimenticanza? (non credo), per paura? (probabile), perché discutere del “sistema Avellino” significa farsi nemici i componenti di quel “sistema” che ha...

Iannarilli 6,5: ordinaria amministrazione, mai impegnato seriamente Cancellotti 7: attento e propositivo, una sicurezza Enrici 7: non sbaglia nulla e partecipa anche all’ azione offensiva Izzo 7: il solito professore lì dietro Missori 7,5: a sinistra non il suo ruolo trova anche il gol vittoria che vale i playoff Palmiero...

di Giovanni Savignano Le informazioni oggi disponibili indicano che ogni anno in Italia si verificano circa 60.000 arresti cardiaci extra-ospedalieri( dati quasi analoghi a quelli pre- Covid del 2019) Le aritmie maligne possono talvolta non essere riscontrate durante le normali visite mediche preventive anche di soggetti sportivi. A distanza di...

Ultimi articoli

Attualità

La notizia dell’abbattimento imminente di alcuni importanti cedri nel quartiere Rione Parco di Avellino, annunciata in pompa magna dalla Feder.Casa,…

Arriva dalla Flc Cgil di Avellino, all’indomani della visita in città del Ministro dell’Istruzione Valditara, una dura nota, firmata dalla…

“Ho voluto omaggiare Sua Santitàcon una pizza ad hoc per lui: la ‘Pizza Papa’ che ho distribuito oggi ai clienti…

Segui il Corriere dell'Irpinia

Informativa Privacy

Questo sito utilizza cookies per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Le informazioni raccolte dai cookies sono conservate nel tuo browser e hanno la funzione di riconoscere l'utente quando ritorna sul nostro sito web e aiutare il nostro team a capire quali sono le sezioni del sito ritenute più interessanti ed utili.

Puoi modificare le impostazione dei cookies nelle sezioni a sinistra.

Una versione estesa della nostra privacy policy invece è visionabile al seguente indirizzo Privacy Policy