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Sono ancora accesi i riflettori della cronaca giornalistica nazionale sulle implicanze culturali, politiche ed ecclesiali dell’intervista al Corriere della Sera, di qualche settimana fa, del cardinale Camillo Ruini, ex presidente della Conferenza episcopale italiana. Già nel 1985, per conto di Giovani Paolo II, Ruini prepara gli stati generali della Chiesa italiana, a Loreto, la sua linea prevale  su quella progressista impersonata dal cardinale Carlo Maria Martini. All’epoca del potere di Berlusconi, nel quadro del suo “progetto culturale” della Chiesa italiana tentò di cristianizzare il potente imprenditore, diventato Presidente del Consiglio. Attualmente, nella precitata intervista, Ruini ritiene doveroso aprire un dialogo con Salvini e questa “apertura” ha scatenato non poche critiche e preoccupazioni nel mondo cattolico per una posizione autorevole della Chiesa italiana in netta antitesi con la chiara posizione del Vaticano sulla questione migratoria e sui decreti sicurezza  firmati da Salvini. Non è stata, altresì, convincente la risposta del vecchio cardinale in ordine all’uso politico dei simboli della fede cattolica: “non sarei sicuro però che sia soltanto una strumentalizzazione”. A livello locale diocesano, don Vitaliano Della Sala – vice direttore della Caritas diocesana – sostiene che la Chiesa di centrodestra di Ruini – con la mancata condanna della politica antimigratoria di Salvini – è contro il Vangelo. Il parroco di Caivano don Maurizio Patriciello e il missionario comboniano padre Alex Zanotelli, hanno sostenuto che è impossibile dialogare con Salvini e la destra. All’interno di questo complessivo quadro ecclesiale locale e nazionale, stimo doveroso delineare il pensiero, non solo personale, di tanti laici cristiani che da decenni generosamente e con forte caratura culturale e politica, invocano una Chiesa in “uscita” e “ospedale da campo” proposta e sostenuta dal nuovo umanesimo sociale di Papa Francesco. Lo stesso attuale presidente della Cei, cardinale Bassetti, con una ricorrente e chiara sollecitudine sociopastorale, sostiene la necessità e l’urgenza di una formazione all’impegno sociale e politico del laicato cattolico. Frattanto notevole interesse sta suscitando, in Avellino, il decollo definitivo della Scuola di Formazione all’impegno sociale e politico, promosso dalle ACLI Irpine e dal Circolo dei Cattolici, scuola significativamente intestata a Giorgio La Pira. A fronte di questi orizzonti culturali e politic, con ombre e schiarite che si alternano, quale può essere la sostanza di un pensiero positivo e credibile? Certamente non si può prescindere da un diffuso e organico sforzo formativo, coinvolgendo giovani e meno giovani, per progettare una stagione di unità degli italiani – cattolici e non – su quanto di più caro hanno: la Costituzione, i valori della democrazia e della convivenza, lo Stato di diritto, il pluralismo, la libertà. Quello formativo è il presupposto ineludibile alla prospettiva che i cattolici italiani potrebbero mettersi al servizio della radici morali del paese, facendo riscoprire anche a chi non condivide i postulati della Dottrina Sociale della Chiesa, i fondamenti di una politica davvero rispettosa della dignità delle persone, indipendentemente dal colore della pelle, riproponendo le linee progettuali, culturali e politiche di chi oltre 70 anni fa a Camaldoli, si mise al servizio di una Italia da ricostruire dalle radici e concorse a scrivere la Costituzione. Anche se attualmente è diffuso il convincimento che non è tempo di un partito unitario dei cattolici, c’è urgente necessità di aprire il cantiere di un nuovo umanesimo sociale, senza dimenticare che la distinzione laica tra altare e potere è una eredità del Vangelo “date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”, nonché le lezioni di Maritain e del Vaticano II.

di Gerardo Salvatore

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