“C’è una relazione stretta tra il declino dei partiti e lo stato di salute della nostra democrazia”. A sottolinearlo è il professore Gianfranco Pasquino, docente emerito di Scienza politica all’Università di Bologna, socio dell’Accademia dei Lincei, intervistato nei giorni scorsi in diretta Facebook dai componenti del centro Fiorentino Sullo di Castelvetere. “Si parla di legge elettorale – spiega – da più di trenta anni, anche all’interno della Costituente si accese un dibattito su quale formula meglio garantisse la salvaguardia della democrazia. Una legge elettorale deve consegnare un potere agli elettori, deve consentire di indicare il voto di preferenza mentre le leggi Rosato e Calderoli chiedevano semplicemente di mettere una crocetta sul candidato. Oggi la qualità della discussione in seno al Parlamento è pessima. Più volte sento parlare della necessità di un sistema che permetta di conoscere i vincitori la sera stessa delle elezioni ma è un concetto fuori dalla logica democratica. In una democrazia parlamentare è difficile affermare con certezza chi ha vinto immediatamente dopo lo spoglio elettorale, il governo sarà quasi sempre frutto di una coalizione e le coalizioni rappresentano al meglio un paese così frammentato come il nostro. Né possiamo confondere la legge per l’elezione dei sindaci con quella dei rappresentanti in parlamento, bisognerebbe immaginare un sistema di pesi e contrappesi o addirittura di cambiare la Costituzione”. E sugli esempi da seguire in Europa spiega come “la Germania è da imitare perché ha saputo garantire la stabilità di governo ma dovremmo riproporre in Italia l’intero pacchetto. Le democrazie nascono con i partiti, grazie alla capacità di produrre leadership, se entrano in crisi i partiti viene meno anche la qualità della politica. I partiti sono scomparsi per ragioni molteplici e sono stati sostituiti da organizzazioni di diverso tipo. Certo anche in altri paesi registriamo fenomeni di crisi della politica e delle rappresentanze ma abbiamo il dovere di interrogarci, oggi più che mai, su quali tipi di regole possano produrre buon governo”. Il suo ultimo saggio, ‘Minima politica. Sei lezioni sulla democrazia”, Utet edizioni, passa in rassegna i nodi cruciali della politica contemporanea, dai meccanismi elettorali allo spauracchio degli eurocrati e il mito del sovranismo “E’ importante – prosegue – che i cittadini conoscano le regole della democrazia. Da questo punto di vista la scuola, i media e la stessa politica hanno un ruolo cruciale”. Sottolinea come il finanziamento pubblico dei partiti è necessario ma “per finalità strettamente legate all’attività politica dei gruppi presenti in parlamento. Al tempo stesso diventa fondamentale controllare i finanziamenti. Il vero problema non è la democrazia interna ai partiti ma la democrazia fra i partiti, la competizione tra gli schieramenti. Ogni partito dovrebbe riflettere su come agire, alla luce dei risultati ottenuti. Le primarie sono una buona cosa ma ci vorrebbe uno statuto che indicasse come scegliere le cariche elettive e desse spazio alla minoranze, rendendo più difficile la fuoriuscita dei dissidenti”. Chiarisce come i partiti costruiti sulla persona creano l’illusione che “basti un solo uomo a governare quando invece è necessario un gruppo dirigente per capire cosa vogliono gli elettori. I leader sono poi esposti alle fluttuazioni dell’opinione pubblica. Ne è un esempio un personaggio come Berlusconi”. Tesse le lodi del presidente del consiglio Giuseppe Conte “che ha dovuto imparare il mestiere. Ci ha messo un po’ a capire cosa accadeva, ricevendo pressioni nella prima fase da 5 Stelle e Lega ma oggi è un leader affidabile. Ha imparato cosa può fare e lo fa, ha acquisito credibilità perché gli annunci si traducono in azioni concrete, in Europa si è rivelato capace di negoziare e insieme ha dato prova di essere intransigente. Quella che è oggi al governo è una compagine che può funzionare alla faccia di chi annuncia ogni giorno una crisi. Il presidente Conte sa dove fermarsi e come rilanciare riforme. Oggi i 5 stelle hanno bisogno di Conte e non viceversa. Né credo ci sia spazio per un altro partito personale in Italia”. E sulle regionali “Penso che queste elezioni vengano percepite come importanti dagli elettori, se la campagna elettorale sarà decente, la partecipazione ci sarà e chissà che il governo giallorosso non ne esca rinforzato. L’importante è che si parli nella campagna elettorale dei temi che sono a cuore agli elettori”. Si sofferma anche sull’idea di Europa che lentamente va avanti “Non ho mai pensato che potesse venire meno. E altri passi in avanti potranno essere fatti se l’imponente programma di aiuti lanciato dall’Europa funzionerà. Da questo punto di vista importantissimo è stato il ruolo svolto dalla presidente della commissione europea Ursula von der Leyen”. Inevitabile il riferimento all’emergenza Covid “Purtroppo governi negazionisti come Brasile e Stati Uniti hanno causato danni incalcolabili. L’Inghilterra comincia invece a riprendersi, poichè Johnson ha saputo fare qualche passo indietro”. Ai giovani ricorda di “studiare e viaggiare, sperimentando nuove possibilità, con la speranza di poter tornare, portando con sé il bagaglio acquisito”. Sottolinea, infine, il ruolo importante svolto dalle associazioni come il centro intitolato a Fiorentino Sullo. “Il pluralismo è il cuore della democrazia. Quante più associazioni ci sono, tanto più possono influenzare la vita delle comunità, perciò vi dico di non fermarvi”.
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