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Il convulso, tortuoso e lungo itinerario della (quasi) crisi di governo irresponsabilmente provocata dal leader di Italia Viva ci ha fatto dimenticare che quanto avvenuto fino ad ieri somiglia a un gioco a poker in una partita non ancora terminata. Sia nell’ipotesi della tessitura di una maggioranza  numericamente esigua intorno a Conte, sia nell’altra di una risicata sconfitta numerica e perciò della apertura  di una vera crisi (con lo spettro, per molti, delle elezioni anticipate) il problema tuttora irrisolto non può che rimanere purtroppo lo stesso. La realizzazione di una maggioranza il più possibile stabile. L’esito della crisi sembra insomma  essere stato trovato, comunque, in un inedito suo sdoppiamento. Primo atto, la sopravvivenza (o la caduta del governo). Poi la realizzazione di un minimo di maggioranza capace di assicurarne una navigazione la meno tempestosa possibile. L’intero svolgimento della contorta vicenda ha innanzitutto confermato alcune  cattive abitudini  del nostro sistema politico. La prima, che le contrattazioni sotterranee per ottenere il consenso di parlamentari – che hanno suscitato gl improvvisi strepiti di tante pseudo-verginelle politiche – ci sono state, ci sono e purtroppo ci saranno. Rispetto a fatti di questo genere l’attuale classe politica non si è affatto impegnata almeno a ridurli. Essi sono anche prodotti  dal venire meno dei legami ideologici e dal progressivo indebolimento dei partiti. Ancora una volta la crisi  è stata extra–parlamentare, maturata in un moltiplicarsi di accuse sui social media e in tv. Poi riportata nelle sedi proprie su richiesta del Quirinale e avviata al suo epilogo per la  determinazione del premier dopo l’annuncio, in una conferenza stampa,  delle dimissioni delle due ministre di Iv, ridotte dall’ego smisurato e dall’impazienza di Renzi a comparse in un gioco distruttivo. Quanto può essere credibile un leader che si inventa come difensore della nostra democrazia contro una presunta volontà da parte di Conte di ottenere pieni poteri mai richiesti? Proprio lui fu rovinosamente sconfitto nel referendum che avrebbe dovuto sancire l’abolizione del Senato e la concentrazione di amplissimi poteri nelle sue mani. Conte – sia pure con qualche iper-presenzialismo televisivo – ha guidato abbastanza bene il Paese durante l’emergenza. Aggiungerei un motivo credo non secondario per molti. Il pieno ritorno alle regole costituzionali, ponendo fine ai comportamenti anti-democratici e alle scelte anti-umanitarie di Salvini. Ricordate le incursioni via citofono in case private alla ricerca di presunti spacciatori? O i poliziotti ridotti a sequestrare innocenti cartelloni di protesta contro di lui? La nostra civiltà giuridica, vera garanzia per ogni cittadino, è cominciata quando sono tramontate le figure dei ministri di polizia, che Salvini ha così bene rappresentato. Perciò, a mio avviso, è un merito non da poco per il governo uscente aver impedito il ritorno al potere del Capitone leghista!

Naturalmente, nelle attuali condizioni del Paese, questo non basta. La partita politica del futuro si giocherà, una volta superata l’emergenza, sulla capacità di realizzare grandi progetti di interesse collettivo. Ovviamente in un quadro di progressiva vicinanza e integrazione nell’Ue. La connotazione filo-europeista, rimarcata dal premier, dovrà essere l’altra indispensabile caratterizzazione dell’esecutivo che verrà, in antitesi alle forze sovraniste e anti-Ue. Quel fronte è fatto di movimenti nazionalisti, pronti perciò a badare solo ai propri interessi! Tuttavia, guai a sottovalutarlo! Occorrerà perciò una visione politica maggiormente condivisa. Incompatibile contro eventuali velleità di uomini soli al comando, ma anche contro tentativi di eccessivo condizionamento o a ragioni di partito, peraltro spesso contrastanti, tra Pd e M5S. Essi temono un Conte eventuale protagonista della rinascita di un polo centrista. Comunque vadano a finire le cose,  si dovrà ora riuscire a stabilizzare le legislatura. A cominciare dalla legge elettorale. Il futuro governo  dovrà, però, anche dimostrarsi capace di riempire di contenuti concreti la sua azione futura. E non sarà, comunque,  una passeggiata!

di Erio Matteo

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