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Mi sono chiesto più volte in questi anni perché mai uno tra i più grandi statisti del Paese, rigoroso intellettuale e coscienza critica, sia stato, soprattutto nella propria terra, cancellato dalla memoria. Mi riferisco a Fiorentino Sullo. Ieri avrebbe compiuto cento anni. Mi sono dato una risposta e ho pensato che la sua figura straordinaria fosse ingombrante anche dopo la sua morte. In realtà, a differenza del balbettio dei politici dell’oggi, Sullo era un instancabile uomo di Stato: laddove era impegnato lasciava segni indelebili della sua capacità del fare. Per questo ho chiesto ad amici e studiosi, che qui ringrazio, di ricordarne, nell’inserto che è all’in – terno, le opere maggiori che hanno accompagnato il suo percorso terreno. Un solo obiettivo: offrire ai nostri lettori, soprattutto ai giovani, un esempio di classe dirigente, rispettosa delle istituzioni, rarissimo esempio di onestà politica, di profondo legame con le proprie radici. Fiorentino Sullo, per come l’ho conosciuto, era un tipo dalla misteriosa complessità. Umile e a volte prepotente. Spesso in dissidio con se stesso. Ma sempre disponibile all’ascolto. Come fu quando nel ‘68 si presentò nella trincea dei giovani universitari che reclamavano una scuola diversa. O come quando, in modo quasi solitario, si batté per la riforma della legge urbanistica. E per stare in Irpinia, quando fece nascere l’Alto Calore perché potesse essere il gestore del petrolio bianco del Mezzogiorno. Quanto tutto questo, e altro ancora, sia attuale lo si legge nelle cronache di oggi. Per quelle di ieri e gli uomini di oggi la rimozione è compiuta.

di Gianni Festa

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