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Si giunge alla elezione del presidente della Repubblica con una grande confusione. Salvo sorprese dell’ultima ora, la non condivisione delle coalizioni su un nome super-partes fa mettere in dubbio anche quella che sembrava una scelta sicura: Mario Draghi al Quirinale. Nei partiti è l’immediato futuro che preoccupa. Se Draghi dovesse assurgere sul Colle spetterebbe a lui incaricare il suo successore alla guida del governo. Ed essendo la maggioranza parlamentare non ben definita dietro l’angolo potrebbe nascondersi anche lo scioglimento delle Camere. Pessimo avvio per superMario. Ma anche grande timore da parte dei parlamentari per i quali una crisi di governo potrebbe compromettere, in caso di elezioni anticipate, non solo il guadagno certo con la perdita delle indennità di carica, ma anche una non rielezione per effetto della legge elettorale che ha sostanzialmente rivoluzionato i collegi elettorali. Come si vede in mancanza di un accordo tra le parti i nodi da sciogliere non sono pochi. La partita, come è ovvio, è nelle mani delle forze politiche che escludono il cittadino da ogni decisione. Ed è questa una anomalia che andrebbe corretta al più presto. Oggi la maggior parte dei parlamentari fa riferimento alle recenti elezioni politiche che avevano premiato il Movimento cinquestelle. Da allora il panorama è cambiato. I pentastellati si sono ridotti quasi al lumicino, tra scissioni, abbandoni e liti tra i gruppi dirigenti. C’era una volta il sodalizio Grillo-Casaleggio, ora gran parte del Movimento è nelle mani dell’ex premier Giuseppe Conte. La variabile delle maggioranze finisce per non rispecchiare la volontà popolare. Di qui il dibattito sulla necessità di andare oltre l’attuale sistema per favorire il presidenzialismo. Da un recente sondaggio della Swg fatto su 800 cittadini italiani, tra il 12 e il 14 gennaio, emerge infatti che la metà dei cittadini si dichiara favorevole ad una riforma della Repubblica in senso presidenziale, con elezione diretta e poteri di nomina e di revoca del premier e dei ministri. Si sostanzierebbe in tal modo, anche se con motivazioni diverse, il pensiero del grande costituzionalista Roberto Ruffilli, morto per mano delle Brigate Rosse, del ruolo del cittadino come arbitro. Di certo, molte delle difficoltà che oggi si presentano potrebbero essere superate. Stiamo sul presente. Sergio Mattarella lascia una eredità di tutto rispetto, offrendo anche una lezione di notevole umiltà. Il rispetto in ogni suo punto della Costituzione, la ferma decisione di concludere il mandato ricevuto, la mitezza e in più occasioni il decisionismo necessario nell’affrontare difficili situazioni. Il Paese gli è grato per tutto questo e auspica che il successore possa essere dotato dello stesso equilibrio e della difesa della democrazia italiana.

di Gianni Festa

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