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D’Amato (Csm): “Giustizia, servono più risorse”

AVELLINO- «I problemi della Giustizia non si risolvono inserendo gli avvocati nei Consigli Giudiziari e allontanando i magistrati dal Ministero, ma assegnando più risorse, il vero problema di fondo è la scarsità di fondi». E’ quello che al termine di un lungo confronto con i magistrati del Tribunale di Avellino, svoltosi nella mattinata di ieri nell’aula Livatino di Palazzo di Giustizia, ha voluto mettere in evidenza il consigliere del Csm Antonio D’Amato, che ha deciso di confrontarsi con i colleghi magistrati sulle principali priorità legate sia al percorso delle Riforme che agli imminenti appuntamenti referendari. Una riunione a cui hanno partecipato tra gli altri il presidente del Tribunale, Vincenzo Beatrice, il Procuratore della Repubblica Domenico Airoma, il segretario della Sottosezione dell’Anm Fabrizio Ciccone, numerosi magistrati di Procura e Tribunale. Consigliere D’Amato, dopo il Covid riprendono gli incontri sul territorio : che clima ha trovato? «Personalmente ritengo che il lavoro del Consiglio Superiore della Magistratura, oltre che presso la sede consiliare debba svolgersi a contatto con i territori, quindi con i magistrati dei singoli distretti. Non ho mai smesso di svolgere questa attività, nella quarta settimana del mese, quella cosiddetta «settimana bianca» in quanto non ci sono attività consiliari, cercando di avere rapporti con i Distretti su tutto il territorio nazionale, perché la vita consiliare non è fatta solo di regole, carte, atti e documenti o motivazioni da stendere, quindi di scelte, ma è fatta anche di acquisizioni di un patrimonio informativo che si può arricchire in maniera adeguata soltanto attraverso il contatto con i colleghi». Cosa emerge dall’incontro che avete tenuto oggi nella Sala Livatino con una ampia rappresentanza dei magistrati del Tribunale di Avellino? «Ho preso atto di aver trovato innanzitutto un clima di grande serenità che regna in questi Uffici giudiziari, sia il Tribunale che la Procura della Repubblica e lo stesso Ufficio di Sorveglianza. Espressione quindi di una grande coesione tra i colleghi, animatida un grande spirito di servizio e frutto anche evidentemente di una dirigenza, il presidente del Tribunale Vincenzo Beatrice e il Procuratore della Repubblica Domenico Airoma, che sono dei magistrati all’altezza del compito della dirigenza. Abbiamo affrontato il tema delle riforme incipienti, sia quelle del referendum che quella della riforma più ampia data dalla legge Buonafede e dal maxiemendamento che ha presentato il governo attraverso il ministro Cartabia ed è venuto fuori innanzitutto un quadro di assoluta tranquillità perché le riforme che devono venire, ho visto dei colleghi veramente sereni sul punto. Certo, ci sono alcuni aspetti che sono ancora da chiarire, tra cui il sistema elettorale del Consiglio Superiore, che è importante. Altri aspetti che sono venuti fuori nel corso della discussione sono quelli legati alla partecipazione degli avvocati ai Consigli Giudiziari per la valutazione di professionalità.

Sono venute fuori le esigenze di un Consiglio Superiore che deve avere molte più informazioni di quelle che riesce ad avere nelle nomine direttive e semidirettive, perché questo è un problema di tutte le nomine nel settore pubblico ma è particolare per noi. Però è venuta anche fuori un altro tipo di considerazione e analisi. Non è che inserendo gli avvocati nei Consigli Giudiziari o togliendo i magistrati dal Ministero della Giustizia si risolvono tutti i problemi del mondo giudiziario. Non si risolvono. Perché qui c’è un tema di fondo che è rappresentato dalla scarsezza di risorse destinate alla Giustizia». A questo proposito ci sono investimenti con il Pnrr? Basteranno? «Il Pnrr è un prestito che è stato fatto all’Italia, che dovrà essere restituito. Certamente il Consiglio Superiore prima e gli Uffici giudiziari dopo, compreso quello di Avellino, stanno facendo tutta la loro parte affinché questo Piano possa andare avanti. Qui ho visto che sono arrivate 55 unità per l’Ufficio del Processo, ho visto anche degli uffici attrezzati , vediamo di risolvere il problema. Ma, ripeto, alla Giustizia va destinata non soltanto un serio ed adeguato flusso di risorse, che deve essere un flusso di risorse che non si risolve in un’unica situazione. A mio avviso va inquadrata in un contesto più ampio che non carichi la Giustizia di pesi e responsabilità che devono essere a carico di altri organi e istituzioni. In passato, a propositi del sistema di scelta dei componenti del Csm si era detto favorevole ad un’ipotesi di di un sorteggio temperato: è ancora di questo avviso? «Devo dire di aver cambiato idea. Innanzitutto perché mi sono reso conto che il sorteggio temperato, che serve ad individuare i candidati da cui eleggere, possa incontrare dei limiti sul piano della tenuta Costituzionale, perché restringe il campo dell’elettorato passivo. Cioè vieta al collega qualunque di poter scegliere di candidarsi solo perché ha visto chi sono gli altri candidati e magari non è in tempo per proporre la sua candidatura. Ho cambiato idea anche perché ero convinto di quella scelta in una fase più acuta della crisi che attraversava l’istituzione consiliare e la Magistratura nel suo complesso. Però va detto che la Magistratura sia dal punto di vista istituzionale oltre che come Associazione, ha messo in campo gli anticorpi per iniziare a fare un po di chiarezza al proprio interno. E penso pure che chi va al Consiglio della Magistratura debba essere messo nelle condizioni di fare le scelte delle q quali poi è chiamato in qualità di soggetto responsabile a darne conto». aerre

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