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Nel segno del fuoco, le creazioni di Nittolo dialogano a Ravenna con quelle di Lucca

Un dialogo artistico che celebra l’energia del fuoco. E’ quello tra Matteo Lucca e Felice Nittolo a cura di Luca Maggio, critico d’arte che prende forma nella mostra “Nel segno del fuoco” alla niArt Gallery di Ravenna. Le opere dei due artisti realizzate in vetro, terracotta, pane e metallo sono poste a confronto e in dialogo creativo fra loro: pensate e realizzate in decenni e contesti differenti mettono in evidenza come i due artisti siano accomunati da una medesima passione per gli stessi materiali e per l’energia del fuoco, leitmotiv centrale della mostra.
I lacerti metallici di busto, volti, braccia e mani incrociate di Matteo Lucca sono sviluppo e approfondimento degli anni ’20 più recenti di temi analoghi precedentemente trattati col pane. La spinta informale sua è più evidente nei lavori in alluminio e in mescolanze metalliche, laddove la configurazione dell’umano è ridotta a brani ottenuti per colature successive sul calco, analogamente ai Menhir in alluminio di Felice Nittolo, blocchi fra il sacro naturale e il l’antropomorfico. Non a caso, alla verticalità sumerica delle due stele in terracotta e vetri fusi di Nittolo, risponde l’orizzontalità della Mani di pane di Lucca.
I due artisti sono continuamente in dialogo/confronto con lo sperimentalismo che caratterizza il loro lavoro. Lo sottolineava bene Nittolo nel 1984 illustrando il suo A-ritmismo : «… un movimento Artistico che abbia all’origine la “tessera” come veicolo per esprimere un’idea. Tessera di qualsiasi materiale, di qualsiasi forma, di qualsiasi dimensione; accostata e allontanata improvvisamente, costante e disomogenea nello stesso tempo-spazio. Creare, generare, “dipingere” con la tessera che ha in sé il potere naturale di vivere per secoli. (…) Il movimento non è necessariamente musivo, parte dal musivo (tessera) ma vuole coinvolgere l’Arte in senso generale: Artista unico ideatore-esecutore del risultato, senza intermediari».

Punto di partenza della mostra il fuoco, uno degli elementi cardine della cultura umana sin dai suoi albori primordiali, in epoca erectus, fra mitologia e sopravvivenza prestorica, ben prima che il sapiens vincesse la scommessa evolutiva. Dall’importanza del cibo cotto che ha modificato la struttura stessa della masticazione e del corpo, alla possibilità di scaldarsi, di illuminare la notte, fare gruppo, difendersi, costruire, raccontare attorno a quei ceppi accesi: ecco, il fuoco. “Nel dialogo tra le opere di Matteo Lucca e Felice Nittolo, fra scultura e reinterpretazione musiva del concetto di tessera – si legge nelle note di presentazione della mostra – il fuoco è riportato al suo significato più elevato: mezzo per la mutazione della materia tutta terrestre – ora metallo, ora terracotta, ora vetro, ora pane – in ciò che prima non era e poi sarà, poi durerà. Come la pratica misterica e infuocata cui Demetra sottoponeva il piccolo Demofoonte per tentare di donargli l’immortalità. E si intenda il mito quale mezzo di conoscenza alternativo e parallelo al lògos e non a questo inferiore.

Il figurativo di Lucca è solo punto di partenza per indagare l’energia e il movimento stesso delle sostanze che divengono corpo e vita attraverso il calore del fuoco, via catartico-generativa e liberatoria della materia grezza in potenza.

Entrambi gli artisti partono dalle incandescenze contenute nell’utero generativo, reale e metaforico, del “Krater (crogiuolo), il vaso della trasformazione spirituale”, come spiega Jung nell’autobiografia Ricordi, sogni, riflessioni, donato dal dio-demiurgo all’uomo per forgiare e sostanziare alchemicamente l’inedito, a partire per i nostri due protagonisti da fattori terrestri – dal grano alla roccia – originati dalla Tellus Mater o Madre Terra che è, insieme al fuoco, l’altro elemento simbolico e continuo di ogni singola opera di questo incontro corporeo e visivo. Non a caso, alla verticalità sumerica delle due Stele in terracotta e vetri fusi di Nittolo, risponde l’orizzontalità delle Mani di pane di Lucca, tutto posto su basi metalliche, quasi citazione poverista, tutto denso di ansietà spirituale, dal ritmo delle maculae verdi dell’uno, all’unirsi delle dita dell’altro, in un disegno che per entrambi sa di elevazione a uno stadio ulteriore, capace di animare del fervore medesimo la ricerca incessante dell’energia vitale in Lucca e lo sperimentalismo poliedrico in Nittolo”

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