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Fondere cultura cristiana e riformismo

L’attuale dibattito politico italiano, oltre la soluzione del problema della lista dei ministri del governo Meloni, è focalizzato sulla crisi del PD e il suo prossimo congresso nazionale. Per i tanti osservatori che hanno seguito da anni il declino progressivo di questo partito, le tante riflessioni interne del PD stesso, si rivelano ben poca cosa, rispetto al necessario tentativo di approdare, come ultima spiaggia a una fusione a caldo “delle due culture, quella cristiano-sociale con quella laica, cosiddetta riformista. Fusione a caldo dopo quella fallita del 1996, quando, come ha sempre sostenuto Cacciari, fu tentata solo una “fusione a freddo” che poteva essere portatrice di un processo evolutivo solo se sostenuta da personaggi di altissima statura come Moro e Berlinguer. Chi scrive ha sempre creduto e modestamente sostenuto che il processo di sintesi tra le due culture sarebbe stato possibile se il neonato PD avesse scelto la preziosa “agorà”, la piazza dove la mobilitazione responsabile per il sostegno delle grandi battaglie di rinnovamento economico e sociale, con l’attiva partecipazione di cattolici e non, degli operai, del ceto medio dal volto in continua frammentazione e stratificazione sociale che andava seguita e interpretata nelle sue istanze umane e sociali. Ma ciò non è avvenuto perché il PD ha sempre scelto lo spazio del Palazzo, dove si sono alternati governi, eterogeni per principi fondativi, ma solidali solo per la mera gestione del potere. Alcuni tentativi esterni al PD, come il Convegni di Todi del 2011 – tra le grandi Associazioni Cattoliche del mondo del lavoro – finalizzato ad individuare la responsabilità dei cattolici all’interno della crisi economica e politica di quel periodo – non ebbe gli esiti sperati non solo per la frammentazione associativa esistente, ma anche per la mancata attenzione del PD che, miopisticamente, temette l’espropriazione di spazi e competenze egoisticamente difese, con il risultato che tutti abbiamo constatato, fino all’attuale crisi finale del PD stesso. Crisi di identità e crisi di consenso perché il mondo operaio, il frammentato ceto medio e lo stesso mondo cattolico, hanno visto nel PD una forza politica fredda, incapace di trasmettere speranze per il futuro. Forza politica – non più una presenza attiva, responsabile e credibile – che progressivamente ha gettato alle ortiche l’identità fondativa delle due culture precitate mai fuse da un disegno riformatore fecondo. Pertanto gli elettori, quelli che hanno votato e molti di quelli che non hanno votato, si sono sentiti delusi, traditi dalla deleteria scomparsa dei temi identitari della storia politica da cui il PD proviene. Non è casuale, quindi, che ancora oggi, la declinazione dei postulati del cattolicesimo sociale, italiano ed europeo, attualizzati nella drammaticità umana e sociale del tessuto comunitario, non trova riferimento rifondativo di una classe dirigente autoreferenziale e incapace di “ascoltare le storie della gente, come acutamente sostiene Gianrico Carofiglio. Ancora oggi tanti cattolici in “libera uscita” o impegnati nel vastissimo mondo associativo e del volontariato sono indignati perché le ragioni del loro impegno culturale e sociale, sono indegnamente e grottescamente ostentate da un personaggio poco credibile come Salvini che appare in televisione con il rosario in mano e le immagini sacre alle spalle. Allora perché i cattolici, delusi e traditi, avrebbero dovuto votare PD. Anche nella nostra realtà provinciale è stata seguita la stessa strategia elettorale: voto utile, pericolo della destra nazionalista, pericoli del nostro accredito europeo e altre elucubrazioni non percepite da nessuno. Gli italiani non hanno accettato la dilapidazione di un patrimonio culturale, politico, sociale e territoriale che rappresenta più di un terzo dell’elettorato. Attualmente la mancanza di passioni forti e assenza di un credibile interesse sociale fondamentale da difendere – lavoro, famiglia, povertà diffusa, fragilità umana e sanitaria – rischiano di far naufragare il tentativo di una rigenerazione credibile e feconda.

di Gerardo Salvatore

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