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Silenzi inquietanti nel Pd irpino delle caverne

Ma il Pd in Irpinia esiste ancora? C’ è un segretario? E i circoli quanto contano? E perché si registrano troppi silenzi. E ancora. Un interrogativo a dir poco atroce: è vero che una parte dei fuoriusciti dal partito, trasformisti di lunga storia, lavora clandestinamente per dare una mano al centrodestra e segnare la fine definitiva dei democratici irpini? Un po’ come accadde con il cavallo di Troia. Eppure il partito è in una fase congressuale. Certamente quella del congresso regionale, non provinciale? Come mai qui in Irpinia il congresso provinciale è negato quando in tutte le province d’Italia, rispettando la linea della direzione nazionale, i congressi si stanno svolgendo? Chi sono imanovratori? Perché il Pd irpino vi rinuncia? O meglio: chi vuole che non si faccia? Quello che accade ha contorni massonici. Ombre dense che vorrebbero imporre la illegittimità dei comportamenti. Non sarebbe una novità considerato che precedentemente il tesseramento era stato pagato da una finanziaria straniera. Neanche ai tempi del tesseramento gavianeo, immortalato dallo storico Percy Allum, si era vista tanta illegalità. E’ vero. Il Pd irpino con il passare degli anni ha cambiato pelle. Dalla riflessione è passato a sede di esasperata ambizione. Trasformisti ne hanno cambiato i connotati. Transfughi ne hanno fatto un clan di potere con le mani sulla città. Ci si chiede: perché le buone coscienze si sono rinchiuse nel silenzio assordante? Penso agli intellettuali di area democratica, alle stesse Istituzioni che sono sorde ad ogni provocazione. Penso al silenzio della Provincia, il cui mutismo rispetto alle vicende del Pd che non discute alla luce del sole è a dir poco sorprendente. O ai sindacati che istituzionalmente dovrebbero tutelare le fasce più deboli e invece agiscono per proclami. O ancora ai tanti iscritti che contano solo come numero per consegnare i voti congressuali ai loro padrini. C’è un ritorno alle leve dei morti di dorsiana memoria, personaggi di ieri e di oggi che si camuffano da salvatori della patria e che tramano nel silenzio. La fase congressuale presupporrebbe un franco e leale dibattito, luoghi dove discutere di programmi, circoli nei quali gli iscritti siano protagonisti. Qui, in Irpinia, tutto si svolge nelle caverne, negli scantinati, nelle riunioni segrete. Tutto al più fra pochi amici. Ci vorrebbe su di loro una grande pioggia che li porterebbe allo scoperto come accade per i sorci quando fuggono per non annegare nelle cantine in cui si trovano stabilmente. Avevamo una classe dirigente che l’Italia intera ci invidiava, qualcuno ne era servo, prima del salto della quaglia. Siamo i coloni di un governatore regionale che ha suoi fedelissimi quasi tutti i consiglieri regionali irpini che sono politicamente traditori del loro territorio. I De Luca, padre e figlio, oggi alleati di Bonaccini (che ha detto sì al terzo mandato di governo regionale), sono i padroni dell’Irpi – nia attraverso l’obbedienza di irpini senza orgoglio, ma pronti al servilismo. E i veri dem irpini che fanno? Il loro silenzio è inquietante. Occorre costruire una discontinuità. Dare credito a chi nel partito democratico ha veramente creduto e crede, cacciando gli infedeli fuori dal tempio. Così si costruisce la speranza di una città e di una provincia che oggi non ha futuro e non ha classe dirigente se è vero, come è vero, che nei posti di responsabilità vengono imposti personaggi da luoghi vicini e lontani. Tutto questo è per responsabilità di un partito che nel chiuso delle stanze ha messo in vendita il nostro territorio e quella parte di classe dirigente che ancora ha un filo di voce.

di Gianni Festa

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