Ciro Aquino, sindaco di Montefredane e presidente della Lega in provincia di Avellino, Lorenzo Fontana e Massimiliano Romeo chiedono rinnovamento nel partito, imputando a Matteo Salvini la colpa della perdita di consenso del partito e accusando il Carroccio di essere diventato troppo “nazionale” e poco “nordista”: è d’accordo?
“Le riflessioni che arrivano dal Nord, a partire dalle posizioni espresse da Lorenzo Fontana e Massimiliano Romeo, non possono trasformarsi nell’ennesima discussione tutta interna alle regioni settentrionali. Se nella Lega esiste un malessere, oggi va ricercato soprattutto al Sud, dove tanti amministratori, militanti e dirigenti continuano a lavorare, a metterci la faccia e a portare consenso al partito senza trovare un’adeguata rappresentanza nei suoi vertici istituzionali”.
La responsabilità non è di Salvini?
“È necessario aprire una riflessione seria sulla distribuzione delle responsabilità. Dal Governo al Parlamento, dalla Presidenza della Camera alle presidenze e vicepresidenze delle Commissioni parlamentari, dai ministeri ai viceministeri e ai sottosegretariati, la rappresentanza istituzionale della Lega è concentrata in larghissima parte, circa il 90 per cento, nelle regioni del Nord. È uno squilibrio che non corrisponde alla dimensione nazionale del partito e, soprattutto, non consente di rappresentare adeguatamente le istanze dei territori meridionali”.
Come si spiega il calo del consenso?
“Se un partito che ha raggiunto il 34 per cento alle Europee del 2019 oggi viene indicato dai sondaggi su percentuali molto più basse, la classe dirigente, a cominciare da quella del Nord che detiene la parte largamente prevalente delle posizioni di responsabilità, deve interrogarsi. Non è credibile pensare che le responsabilità siano sempre altrove. La Lega esiste anche al Sud e il consenso raccolto nel Mezzogiorno deve avere un peso nella costruzione della linea politica e nella rappresentanza istituzionale”.
Quanto vale la Lega al Sud?
“Alle Europee del 2024 il partito nel Mezzogiorno ha raccolto percentuali intorno al 7 per cento, grazie al lavoro di una classe dirigente che ha costruito consenso in territori certamente non semplici per la storia della Lega. Penso al lavoro di Claudio Durigon, a quello di Gianpiero Zinzi in Campania, di Roberto Marti in Puglia, agli amici e agli amministratori che hanno lavorato in Calabria, così come all’importante radicamento costruito da Luca Sammartino in Sicilia. Dietro quei voti ci sono persone, amministratori, militanti e comunità che hanno creduto nel progetto di una Lega nazionale”.
Lei dice che bisogna ripartire dal Sud?
“Il partito deve ripartire da questo patrimonio, non da giudizi ingenerosi verso chi al Sud ha combattuto e continua a combattere ogni giorno per la Lega. Costruire il 7 per cento in territori nei quali il nostro movimento partiva da condizioni storicamente molto diverse rispetto al Nord è un risultato politico che merita rispetto, rappresentanza e responsabilità. Prima riequilibriamo il potere interno e la rappresentanza istituzionale sulla base del consenso effettivamente raccolto nei territori, poi apriamo serenamente qualsiasi discussione sul futuro del partito”.
Il tema della leadership di Matteo Salvini è inevitabilmente al centro del dibattito.
“Il punto non può essere Matteo Salvini. Non si può osannare Salvini quando il partito raggiunge il 34 per cento e screditarlo quando il consenso diminuisce. La responsabilità politica è collettiva, soprattutto per chi ha avuto e continua ad avere ruoli di primo piano. Se il consenso scende, deve interrogarsi tutta la classe dirigente, a maggior ragione quella che detiene la stragrande maggioranza delle posizioni istituzionali”.
La Lega deve però anche raccontare ciò che sta facendo al Governo.
“Certo, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha svolto un lavoro enorme sulla scuola, intervenendo sul personale, sulla valorizzazione economica di docenti e lavoratori del comparto e accompagnando uno straordinario programma di investimenti del PNRR per scuole, asili nido, mense, palestre e strutture più moderne e sicure”.
Che altro?
“Roberto Calderoli, con la legge sulla montagna, ha riportato al centro dell’agenda nazionale i Comuni montani e le aree interne. Alessandra Locatelli sta portando avanti un lavoro fondamentale per il riconoscimento e il sostegno dei caregiver familiari, dando attenzione a migliaia di famiglie che quotidianamente sostengono il peso dell’assistenza”.
Al Sud servono infrastrutture.
“Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, guidato da Matteo Salvini, gestisce in Campania cantieri e investimenti complessivi per circa 26 miliardi di euro. Risorse destinate al potenziamento della rete ferroviaria, al rinnovo del trasporto pubblico locale, alla manutenzione stradale e alla sicurezza idrica. È la dimostrazione concreta che la Lega al Governo sta investendo nel Mezzogiorno e sta contribuendo a ridurre un divario infrastrutturale accumulato in decenni. A questo si aggiunge il lavoro del sottosegretario Alessandro Morelli al CIPESS, dove vengono assunte decisioni e approvate delibere fondamentali per programmare e sbloccare investimenti strategici, infrastrutture e sviluppo. È attraverso questi atti che la programmazione economica diventa cantieri, opere e crescita per i territori”.
È questa la Lega che volete raccontare al Sud?
“Questa è la Lega che governa e realizza, che investe sulla scuola con Valditara, sulle aree interne e sulla montagna con Calderoli, sulle famiglie con Locatelli, sulle infrastrutture e sul Mezzogiorno con Salvini e sulla programmazione degli investimenti strategici con Morelli”.
Da sindaco che propone agli altri amministratori locali del Sud?
“Gli amministratori meridionali sono pronti alla sfida politica. Siamo pronti ad andare nelle piazze, nei Comuni e tra i cittadini per raccontare questi risultati e difendere il lavoro della Lega al Governo. Ma proprio perché crediamo in una Lega nazionale, il Mezzogiorno non può essere considerato una riserva elettorale alla quale chiedere voti senza riconoscere un peso corrispondente nelle responsabilità politiche e istituzionali. A chi dal Nord continua a discutere prevalentemente di Nord rispondiamo con i fatti e con una convinzione: la Lega esiste anche al Sud. Il Mezzogiorno ha dimostrato di poter costruire consenso, eleggere amministratori e radicare il partito. Ora deve poter partecipare, decidere e assumersi responsabilità”.
Come si riorganizza il partito?
“Per questo la sequenza deve essere chiara: prima riequilibriamo rappresentanza, responsabilità e potere interno in rapporto al consenso ottenuto; poi apriamo una discussione franca e senza pregiudizi sul futuro della Lega. Stessi voti devono significare stessa dignità politica. Il partito può tornare a crescere soltanto se riconosce pienamente il lavoro di tutti i suoi territori, dal Nord al Sud, senza nostalgie e senza rendite di posizione”.
(antpica)



