di Claudio Bruno
Rito, teatro e memoria nel Transito. Ma il messaggio del Santo, oggi, parla ancora forte. Chiese che gli leggessero la Passione secondo Giovanni, la croce e il Calvario. Poi benedisse i suoi frati, uno per uno, e l’umanità intera: passata, presente e futura. Bevve un sorso e mormorò: «Anche noi». Rifiutò il letto e morì sulla nuda terra, dove volle essere sepolto. La stessa semplicità scelta, otto secoli dopo, dal primo Papa che ne ha preso il nome. A otto secoli dal Beato Transito (1226-2026), l’eredità del Poverello d’Assisi non ha perso un grammo della sua forza. A Mirabella Eclano, dove la piazza del Municipio custodisce la memoria dell’antico convento francescano, la ricorrenza non è una formalità: è un richiamo per tutta la comunità.
MIRABELLA E L’IMPEGNO DELLA FEDE
Parrocchia Santa Maria Maggiore, Ordine Francescano Secolare e Pro Loco La Fenice hanno costruito giorni intensi, tra raccoglimento, arte e tradizione popolare. Del resto Francesco non entra in nessuna casella, né storica né sociologica né politica. Sovversivo e intransigente insieme, scelse di bandire il denaro. Eppure la sua lezione oggi non è solo attuale: è urgente.
UNA BUSSOLA CONTRO LE IPOCRISIE DEL NOSTRO TEMPO
Francesco fu uomo di pace assoluta. Noi coltiviamo divisioni, fino a litigare sul Carro Processionale della Beata Vergine Addolorata, che dovrebbe cementare la comunità e non spaccarla. Francesco fondò una fraternità di eguali, dove nobili e plebei, ricchi e poveri, sani e malati si chiamavano semplicemente «fratelli».
Noi abbiamo una società a pezzi, sul piano sociale, economico e urbanistico, dove la solitudine di piccoli, giovani e anziani passa inosservata. Le disuguaglianze di oggi, per certi versi, superano quelle del cupo Medioevo. Francesco ammoniva chi ha il potere: cerchi il bene comune, non l’applauso facile della folla. Noi navighiamo a vista, tra incertezza, paura e demagogia.
IL PRECURSORE DELL’UMANESIMO
Francesco mise la persona umana al centro di tutto. Difese la dignità del lavoro contro chi trattava gli umili come servi della gleba. Oggi il lavoro è tassato, sottopagato, precario, e spesso mascherato da un assistenzialismo di facciata, come certi tirocini finanziati con fondi europei. Intanto dirigenti e amministratori pubblici incassano buonuscite faraoniche e pensioni d’oro, mentre cresce il numero di chi fatica a mettere il pranzo in tavola e ad arrivare a fine mese.
Francesco, che trattò alla pari persino con il Sultano e immaginò un’economia al servizio di tutti, tuonerebbe ancora. Se Francesco camminasse oggi per le nostre strade, cosa direbbe di una società così ingiusta e divisa?
DAL TEATRO COMUNALE ALLA PIAZZETTA
Il triduo di preparazione e le liturgie hanno registrato una partecipazione corale. La comunità ha risposto all’appello sia per la rievocazione del Transito sia per lo spettacolo «La sapienza del Povero», portato in scena dai Miro Performers al Teatro Comunale, a ingresso gratuito. Nell’ambito dei festeggiamenti sono stati donati 8mila euro per il rifacimento del coro ligneo della chiesa di San Francesco, dai figli di Guglielmo Bruno, scomparso lo scorso anno. Oggi il gran finale: funzioni del mattino, rosario e solenne processione nel pomeriggio. Poi la piazzetta davanti alla chiesa di San Francesco si trasforma in festa, con degustazioni e giochi per i bambini. Perché gli spazi urbani tornino, per una sera, luoghi di condivisione vera.
LA STORIA DEL CONVENTO FRANCESCANO DI MIRABELLA ECLANO
Le origini come anche le successive vicende che hanno interessato il complesso conventuale di S. Francesco di Mirabella Eclano possono essere ovviamente ricondotte a quelle dell’attigua omonima Chiesa. Si deve infatti ad un presunto passaggio nella zona di S. Francesco di Assisi la prima edificazione, fatta risalire al 1222, del corpo di fabbrica più arretrato rispetto alla piazzetta antistante la Chiesa, con la guglia dedicata a Santo Raffaele, protettore dei viandanti-commercianti (1777). Comunque il convento è ricordato già nel 1276.
Al periodo angioino in cui ebbe certamente un miglioramento edilizio ed una notorietà anche fuori dell’ambito strettamente locale come imponente centro di cultura, possono essere attribuite le antiche finestre trilobate visibili su una parete della prima corte.
La Chiesa subì sicuramente pochi danni per il terremoto del 1456 se nel 1500 poté arricchirsi di opere d’arte. Una bella tomba in marmo con armi e stemma fu dedicata da Fabio Buonopane ai suoi genitori. In seguito questa tomba è stata utilizzata per rinforzare la muratura posteriore dell’altare maggiore.
Alla stessa epoca va attribuita una bella porta intagliata in legno, oggi sotto il pulpito, opera degli intagliatori bagnolesi a cui i frati giunsero tramite i confratelli di San Francesco a Folloni di Montella.
Il terremoto del 1732 produsse, come alla vicina chiesa, danni talmente ingenti al complesso conventuale da far prendere ai Frati la decisione di ricostruirlo altrove. I frati contattarono infatti nel 1734 il duca Fabio della Leonessa per l’acquisto di un ettaro di terreno nella Contrada «La Vigna della Corte» sulla Maddalena; questo progetto approdò ad un nulla di fatto, per cui si optò invece per il restauro integrale, i cui lavori risulta durassero ben ventisette anni.
Una lapide all’interno della Chiesa ricorda che i lavori furono curati dal padre Maestro Ippolito e che la Chiesa fu consacrata il 25 novembre 1759 dal Conventuale Giuseppe Lancillotto, vescovo di Nola.
Alcune aggiunte, soprattutto al corpo di fabbrica prospiciente la piazza con l’obelisco, sono state eseguite in seguito, anche in tempi recentissimi.
L’imponente edificio costituito dall’antico Convento si compone sostanzialmente di due ben definiti corpi di fabbrica la cui fondazione è avvenuta in epoche successive.
Il più antico corpo, posto ad Est, si presume fosse costituito in passato soltanto dal chiostro chiuso da quattro bracci porticati, di cui uno immediatamente a ridosso della Chiesa.
Il secondo corpo di fabbrica, in parte a tre livelli e in parte a due, si attestava all’attuale piazza della Chiesa. Si perveniva pertanto all’assetto attuale di stile barocco, quindi una costruzione tutto considerato abbastanza omogenea, sviluppatasi su due livelli.
La proprietà dell’immobile, divenuta demaniale con l’avvento napoleonico, ha fatto sì che esso convento ospitasse fino al 1980 funzioni pubbliche quali carceri, teatro, scuole comunali, sede dell’Amministrazione Municipale.
La facciata principale della Chiesa di San Francesco è suddivisa in tre fasce straordinariamente decorate da fregi anche da lapidei.
Agli spazi destinati espressamente alle attività monastiche…
Infine, alla Biblioteca Mazza del Comune di Ariano sono conservati i volumi di pregio del complesso francescano di Mirabella Eclano: lassù qualcuno ha mai pensato di riportarli nel comune di origine?

