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Al castello di Gesualdo “Verbavelata” l’arte si fa donna con le creazioni di Vivian Belmonte

di Francesco Caloia *

L’otto marzo alle ore 17,00 nel castello di Gesualdo sarà inaugurata la mostra di arte contemporanea ”VERBAVELATA”, dell’artista Vivian Belmonte. La data di inaugurazione coincide con l’anniversario della nascita del Principe dei musici Carlo Gesualdo noto anche come Gesualdo da Venosa (perché nacque nella città oraziana l’8 marzo 1566  ma visse per buona parte della sua vita a Gesualdo dove morì il 7 settembre 1613). Con questo evento iniziano nel comune Irpino le attività culturali del 2025 proposte dall’Istituto Italiano di Studi Gesualdiani. La data coincide anche con la festa della donna e saranno proprio alcune donne artiste ad appropriarsi del castello il prossimo otto marzo, per rendere omaggio a Maria d’Avalos, storica vittima di femminicidio e diffondere dall’antico maniero arte e bellezza, verbo, pittura e musica. L’otto marzo a Gesualdo l’Arte sarà donna, fin dall’antichità sono state tantissime le pittrici donne che hanno segnato la storia dell’arte. I pittori nel passato hanno sempre scelto le donne come protagoniste preferite dei loro quadri, ma in questo caso è una donna che ha scelto di realizzare un ciclo di opere che raccontano storie di donne. L’artista Vivian Belmonte è una poliedrica prof.ssa di Discipline Pittoriche, premiata tra le eccellenze campane al Parlamento Italiano nel 2024, una che l’arte la pratica e la insegna trasmettendo agli studenti passione e motivazione. L’artista sta effettuando un  ciclo di mostre «In situ» in luoghi architettonici simboli identitari della storia del Mezzogiorno d’Italia (palazzo d’Avalos a Procida, Palazzo d’Oria D’Angri, Castello di Gesualdo), dove l’artista si propone di ampliare il concetto di arte contemporanea con opere ambientali, in cui convergono arti visive, performance, tecnologia, filosofia, musica. Per l’inaugurazione della mostra di Gesualdo l’artista propone una vera e propria esperienza immersiva nel mondo dei linguaggi artistici. Vivian Belmonte, raffigura nei sui lavori Donne,  Dee,  figure femminili  dalle pose sensuali  e dallo sguardo fiero e riflessivo che alludono all’amore universale di cui solo le donne sono capaci.  Opere che preludono e annunciano una nuova primavera, un cambiamento, la resurrezione della donna e dell’amore a cui qualche essere avrebbe voluto tarpare ali, illusioni, emozioni. Apertura dell’evento  8 marzo 2025 ore 17:00. Saluti  delle autorità, introduzione al tema. Presentazione del libro illustrato: “Si riparano sogni” di Vivian Belmonte e del filosofo Lukas Lucariello,  interventi critici di Rosanna Di Paola e  Francesco Calò.  Un’opera in cui il testo e il segno,  la scrittura e l’opera pittorica si incontrano nel percorso interiore dell’artista e nella scrittura di Lucariello. I volti di donne dipinti rimandano con i loro colori acquerellati all’immateriale dei sogni. In ogni visibile c’è qualcosa di invisibile: è il sacro, l’ignoto, il mistero. Allo stesso tempo i testi narrativi invitano il lettore ad ascoltare la propria voce interiore. Per ogni immagine pittorica si riparano i sogni delle parole, quelle che mancano, quando al risveglio non riusciamo a ricordare il sogno, ne raccontiamo un altro per ricordare le immagini che nel sogno si sono presentate, come le parole del giorno che cerchiamo mentre osserviamo l’azzurro del cielo. Quel sogno vuole riparo, cura di sé, desiderio di essere raccontato. I desideri bisogna liberarli. Anche l’amore è un sogno che si ripara, che cerca immagini pittoriche e segni di scrittura. Riparare è portare il sogno nella realtà. Una metamorfosi visiva e letteraria che il mondo offre allo sguardo e all’ascolto del lettore. Il testo è un’opera, che tra le riflessioni filosofiche sul De Vinculis (la Gioia dei Vincoli) del nolano Giordano Bruno e le immagini, è un inno alla grazia dei vincoli e all’amore, filosofia e parole in libertà pregne di Bellezza. A seguire la Belmonte effettuerà una  Performance di Body Art ispirata a Maria D’Avalos, con le modelle Giovanna Siena e Miryam Tramontana, le assistenti Anna Chiara Palumbo e Clara Langella, il tutto accompagnato dal violoncello del maestro Pasquale Termini. Alle 19,00  si darà inizio al Concerto di quartetto d’archi e pianoforte del Cam String Quartet (Cam fa riferimento al CAM Museum di Casoria, da cui il quartetto ha preso il nome e dove ha effettuato le prime prove), un ensemble musicale nato nel 2018 dall’incontro di quattro amici musicisti: Stella Manfredi (violino), Antonella De Chiara (violino), Nico Giordano (viola) e Pasquale Termini (violoncello). Nel 2021 vincono il premio Massimo Troisi e ne conseguono numerose collaborazioni con prestigiosi artisti della sfera nazionale ed Internazionale, tra cui Tommaso Primo, Andrea Tartaglia, Franco Ricciardi e Gabriele Esposito. Sonorità ibride ed un lungo lavoro di ricerca musicale, caratterizzano la loro opera che dal nascere mira alla fusione di differenti influenze musicali e culturali, realizzando arrangiamenti che spaziano dalla canzone d’autore Italiana, agli standard jazz, dal pop a brani inediti. Dalla fine dell’Ottocento alla metà del Novecento, la musica ha aiutato numerosi artisti a reinventare l’arte. Kandinskij nella pittura, come Gesualdo nella musica, andò oltre, realizzando opere in grado di innescare un percorso multi sensoriale in chi guarda. Fondere e contaminare le diverse manifestazioni dell’arte, come ascoltare una musica originale dinanzi ad un quadro, rende tale musica trasversale, avvicinando anche chi solitamente non sceglierebbe di ascoltare un concerto di musica classica, lasciando inoltre una traccia concreta sul territorio, “una sinergia totale e nuova tra contenuto e contenitore”. È come creare una piccola magia, lo spettatore diventa protagonista, la musica lo avvolge, lo immerge nella scena che sta osservando, che non è più di fronte a lui, ma lui ne è diventato parte. Alle musiche che riecheggeranno tra le sale del Castello del principe dei musici saranno affidate grandi suggestioni. Solo attraverso il consolidamento di nuove alleanze sarà possibile fare emergere la molteplicità di voci  e visioni contemporanee,  lavorando a futuri di radicamento negli appartati  territori irpini,  ritessendo attraverso l’arte e la cultura relazioni personali e comunitarie, come sistemi polimorfici aperti e interdipendenti capaci di innescare una reazione generativa affinché queste terre possano ritrovare tra l’abitare rurale, l’isolamento e le stratificazioni, tra storia, cultura popolare e contraddizioni del presente, una autorialità collettiva, a partire dalla complessità che li anima. Il castello di Gesualdo è luogo e spazio in cui poter mettere in pratica nuove modalità di scambio culturale e in cui parlare di legami, di costellazioni (come ci dimostra l’ing. Michele Zarrella c on le sue serate astronomiche), di cosmologia e di politica affettiva nella specificità del contesto. Un luogo fino a poco fa considerato marginale, per l’assenza di politiche di sviluppo sociale o culturale è oggi centrale, nell’inarrestabile trasformazione in atto che lo vede attrattore turistico, con l’obiettivo di agire come forma di resistenza alla perdita di identità e memoria collettiva a cui sembrano destinati questi territori. L’Istituto Italiano di Studi Gesualdiani sta lavorando per far riemergere storie e conoscenze, partendo dall’esperienza di artiste e artisti, scrittrici e scrittori che hanno vissuto o agito nel territorio, per aprire alla collettività momenti d’incontro, di convivialità e di scambio sociale e culturale.

Direttore Istituto Italiano Studi Gesualdiani

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