Si carica di una forte valenza etica il volume di Massimo Montanile “Radici e Algoritmi”, Armando editore, a cui è dedicato il secondo appuntamento promosso da Intrecci – Associazione Culturale nell’ambito della rassegna “Intrecci 2026”. Un romanzo che si fa autobiografia e riflessione sul Mezzogiorno, tentativo di andare alla ricerca delle proprie radici e insieme di comprendere il nostro tempo, capace di tenere insieme anime diverse, il racconto della propria storia e insieme delle trasformazioni sociali che hanno caratterizzato l’Irpinia e il Sud. Un racconto che parte dalla consapevolezza, ribadita più volte da Massimo, che il futuro ha senso solo se è capace di conciliare la spinta dell’innovazione, il potere delle nuove tecnologie con la forza delle storie, dei luoghi che ci hanno formati, poichè il pericolo dell’omologazione è dietro l’angolo.
Un viaggio nella memoria che parte dalla campagna di Passo di Mirabella per approdare ad Avellino e poi a Ivrea, a Milano e Roma, molteplici traiettorie e direzioni per trovare il proprio posto nel mondo, senza mai recidere i legame con la famiglia, dalla madre, autentica pioniera che scelse di iscriversi alla Facoltà di Medicina della Federico II, al padre, impiegato postale, modello di dedizione e senso del dovere fino ai fratelli Nino, Franco e Daniele e alla sorella Milena, riferimento costante, capace di spalancargli nuovi orizzonti. Sullo sfondo un Sud, segnato da disuguaglianze, sospeso tra la durezza della vita contadina e la promessa di una modernità incerta, ma caratterizzato da uno straordinario fermento culturale come Massimo ripete più volte, una terra narrata come periferia che è stata un laboratorio umano e intellettuale.
Un Sud che entra con forza nel romanzo attraverso le immagini dei canti sull’aia e delle piantagioni di tabacco, dove il padre pattuiva con i contadini il valore dei campi, la tragedia del terremoto, l’industrializzazione imposta dall’alto, la consapevolezza che nella cultura e nella conoscenza questa terra può trovare uno strumento per emanciparsi, a patto che non dimentichi l’etica e il rispetto della dignità dell’uomo. Ed è facile riconoscersi nel racconto dell’Avellino di ieri, dalla villa comunale con le partite di pallone e i carretti di lupini di Barracano al sogno di un mondo più giusto alimentato dalle idee del movimento studentesco, con i collettivi, i gruppi musicali come gli Nciarma Jazz, con le loro sonorità sperimentali, le discussioni su Marx e Il Capitale, il confronto con i compagni di Napoli. Una militanza, che sottolinea Massimo, diventerà anche un viaggio nei meandri dell’animo umano tra il bisogno di identità e la ricerca di senso, il tentativo di una generazione di interrogarsi su sè stessi e il mondo, alla ricerca di nuove possibilità. Dalle manifestazioni al fianco di operai e disoccupati all’appuntamento sotto i Portici della Banca Popolare per constatare con amarezza la frattura esistente anche nel capoluogo tra i figli del popolo e i ragazzi dei salotti buoni. Dalla consapevolezza che la violenza non può essere la strada alla scelta dell’informatica che inaugurerà un cammino fatto di nuovi traguardi e conquiste. Una scelta che, spiega Massimo, era una scommessa sul futuro, la promessa di una nuova vita per cambiare i destini del Sud, al delle politiche dei governi che non rispettavano i territori.
Una promessa che si carica di un valore più forte all’indomani del terremoto del 1980 con un’Irpinia costretta a fare i conti con il complesso e doloroso processo di ricostruzione. Massimo comprenderà in quegli anni di studio all’Università di Salerno il valore della cultura come strumento per trasformare la propria vita e trovare se stesso. Un mondo, quello dell’informatica, molto diverso da quella che è oggi, a partire dalle prime forme di programmazione con memorie dalle dimensioni enormi, rappresentate da strati di telai attraversati da fili e programmi da trascrivere su schede perforate, tanto che bastava un errore nella sequenza per compromettere il lavoro. Per scoprire che dietro ogni sistema, per quanto sofisticato, c’è sempre un uomo che cerca di comprenderlo e dominarlo, che l’informatica nasce dalla manualità e dalle idee. Un libro che è anche il racconto di un sogno che prende forma con l’arrivo nella città-laboratorio di Ivrea e l’ingresso nel settore della ricerca della Olivetti nella Direzione Sviluppo Data Processing, si definisce anche attraverso il rifiuto di una proposta di lavoro negli Usa, l’insegnamento negli istituti serali fino ad approdare alla Telecom e giungere a quello che diventerà il fulcro del suo lavoro, la protezione dei dati personali a cui dedicherà studi e pubblicazioni. Un sogno di perfezione che deve fare i conti, e lo toccherà con mano in città come Roma, con la vita reale, con la burocrazia e i ritardi di un paese che faticava ad entrare nel futuro, tanto che la sfida della digitalizzazione di archivi appariva un’impresa quasi irrealizzabile e l’informatica entrava lentamente nei ministeri “Serviva mediare, ascoltare tradurre linguaggi tra ingegneria e burocrazia”.
Da Roma a Milano tra multinazionali sempre più competitive e tensione costante verso il futuro, una città che confonde, illude, mette alla prova “crocevia di destini, di esperienze e trasformazioni, un palcoscenico dove si sono intrecciati lavoro e vita personale, opportunità e sacrifici, successi e cadute”. Colpisce nelle pagine del volume la capacità che ha Massimo Montanile di leggere l’informatica come un linguaggio rivelatore dell’essenza delle cose, di andare al di là delle leggi della logica: “la vera eleganza in un algoritmo è una forma di intelligenza essenziale. E’ la capacità di ridurre il superfluo, di vedere la struttura nascosta sotto la complessità apparente”. Una strada, quella di Massimo, che si intreccia con quella di sua sorella Milena, che muove i primi passi nel mondo della ricerca universitaria, interpretando parole e sguardi letterari, con l’obiettivo di tradurre l’impegno quotidiano in crescita professionale e umana. Un itinerario che si nutre anche di incontri con uomini e donne che hanno segnato il cammino di Massimo e Milena, sono docenti che hanno trasmesso parole e insegnamenti, donne amate, uomini come Padre Michele Bianco diventati riferimento o figure capaci di indicare un nuovo sguardo come Franco Arminio in cui la poesia diventa strumento salvifico ma anche arma per invertire la narrazione delle aree interne, capace di ricordarci il sacro che c’e nel quotidiano, di rivelare il potete delle comunità provvisorie. Un libro che è anche un testimone da consegnare alle nuove generazioni, fino a restituire concretezza al romanzo del pi greco sognato da Massimo, un monito a coltivare sempre nuovi sogni credendo nel futuro, nel potere della conoscenza ma lasciandosi guidare sempre dell’etica, senza cui le nuove tecnologie perdono senso.
L’iniziativa si svolge con il patrocinio morale della Università degli Studi di Salerno, della Regione Campania e della Provincia di Avellino Nel corso della mattinata sarà inaugurata anche la mostra fotografica Radici di Anna Giulia Pagliuso, un percorso visivo che esplora il significato profondo delle connessioni invisibili tra natura, memoria, emozioni e identità. La mostra resterà visitabile fino al 14 giugno 2026. L’incontro sarà introdotto da Michele Bianco, teologo e studioso, e coordinato dalla giornalista e docente Floriana Guerriero. Interverranno il professor Rino Caputo, storico e critico della letteratura italiana, e la professoressa Florinda Nardi, docente di Letteratura Italiana e direttrice del CLICI. Sarà presente l’autore Massimo Montanile.
L’appuntamento si inserisce nel più ampio progetto culturale di INTRECCI, volto a costruire un ecosistema di relazioni tra cultura, arti, territori, università, innovazione e dialogo intergenerazionale. Partner e collaboratori dell’iniziativa includono Chirico Consulting e HQ Target Consulting. Chirico Consulting supporta il progetto nello sviluppo di relazioni internazionali, networking europeo e dialogo con realtà istituzionali e culturali attive nell’ambito della Comunità Europea, mentre HQ Target Consulting cura gli aspetti legati alla compliance in materia di Data Protection e tutela dei dati personali nell’ambito delle attività promosse da INTRECCI.



Un sentito grazie al Corriere dell’Irpinia per l’attenzione dedicata a Radici e algoritmi.
E un grazie speciale a Floriana Guerriero, per la rara capacità di entrare dentro le cose con garbo, intelligenza e cuore.
Il suo articolo non si limita a raccontare un libro o un evento: riesce a coglierne le connessioni profonde, la tensione tra memoria e futuro, tra radici umane e trasformazione tecnologica.
In un tempo spesso dominato dalla superficialità e dalla velocità, incontrare uno sguardo giornalistico così attento, sensibile e autenticamente umano è un dono prezioso.
Un sentito grazie al Corriere dell’Irpinia per l’attenzione dedicata a Radici e algoritmi.
E un grazie speciale a Floriana Guerriero, per la rara capacità di entrare dentro le cose con garbo, intelligenza e cuore.
Il suo articolo non si limita a raccontare un libro o un evento: riesce a coglierne le connessioni profonde, la tensione tra memoria e futuro, tra radici umane e trasformazione tecnologica.
In un tempo spesso dominato dalla superficialità e dalla velocità, incontrare uno sguardo giornalistico così attento, sensibile e autenticamente umano è un dono prezioso.
Un sentito grazie al Corriere dell’Irpinia per l’attenzione dedicata a Radici e algoritmi.
E un grazie speciale a Floriana Guerriero, per la rara capacità di entrare dentro le cose con garbo, intelligenza e cuore.
Il suo articolo non si limita a raccontare un libro o un evento: riesce a coglierne le connessioni profonde, la tensione tra memoria e futuro, tra radici umane e trasformazione tecnologica.
Bello, oggi, incontrare uno sguardo giornalistico così attento, sensibile e autenticamente umano è un dono prezioso.