Rosa Bianco
A volte le idee maturano lontano dal clamore, nella perseveranza silenziosa dello studio e nella fedeltà a una visione. Poi, quando trovano la giusta convergenza di intelligenze e sensibilità, superano i confini entro i quali sono nate e si consegnano alla dimensione viva della comunità. È quanto accade quando la cultura, anziché esaurirsi nella sua rappresentazione, sceglie di diventare incontro, relazione e responsabilità civile.
Dopo cinque anni di ricerca e narrazione sulle pagine di ilmondodisuk.com, la rubrica #ledisobbedienti, ideata e curata da Francesca Vitelli, presidente dell’associazione EnterprisinGirls, compie un significativo passaggio: dal territorio virtuale della comunicazione digitale approda a quello fisico della città, portando con sé un patrimonio di storie, testimonianze e figure femminili che hanno saputo sottrarsi ai codici prescrittivi del proprio tempo.
A questa esperienza si affianca un percorso di ricerca e divulgazione che, da quattro anni, chi scrive conduce sulle pagine della rivista di approfondimento culturale e da collezione del Corriere dell’Irpinia, dedicando attenzione alle donne più intraprendenti e note della cultura, della scienza e della politica del Novecento,alle “Madri Costituenti” alle partigiane e alle internate irpine, nonché alle protagoniste del panorama letterario femminile del Mezzogiorno. Un itinerario che si è ulteriormente articolato attraverso il contributo al progetto “Donne in dialogo nella Chiesa di Napoli”, curato dalla professoressa storica e teologa Adriana Valerio; le incursioni nel mondo dell’arte, della musica e del cinema su Pink Magazine Italia, diretto da Cinzia Giorgio; e i racconti di carattere ermeneutico dedicati agli archetipi femminili del mondo classico sulla piattaforma internazionale multilingue Masticadores.com.
Esperienze differenti, ma accomunate da una medesima tensione intellettuale: restituire alle donne la complessità della loro vicenda storica, sottraendole all’oblio, alle semplificazioni e a quella marginalità narrativa che troppo spesso ha accompagnato la loro presenza nella storia.
Da questa consonanza di intenti nasce «Pagine di donne», un progetto culturale condiviso da Francesca Vitelli e dalla sottoscritta, fondato sulla cooperazione intellettuale e sulla convinzione che la memoria femminile non costituisca un capitolo accessorio della storia, bensì una delle sue imprescindibili chiavi interpretative.
L’iniziativa si avvale del patrocinio dell’associazione EnterprisinGirls e di Insieme per Avellino e l’Irpinia, due realtà che, attraverso sensibilità e ambiti operativi differenti, concorrono alla promozione della cultura, della partecipazione e della crescita del territorio.
Non si tratta soltanto di presentare libri o ripercorrere storie e biografie. L’ambizione è più ampia: costruire uno spazio di pensiero nel quale la letteratura diventi occasione di interrogazione del presente, la storia restituzione di giustizia simbolica e la parola strumento di emancipazione. Perché ogni donna che ha osato contraddire l’ordine costituito, rivendicando il diritto di scegliere, ha aperto una possibilità anche per quelle venute dopo di lei.
La disobbedienza come esercizio di libertà
Il luogo scelto per dare corpo a questa nuova esperienza è la Libreria Ubik di Avellino, in Corso Vittorio Emanuele II, 12. Una realtà giovane, animata da una gestione che ha saputo fare della libreria non soltanto un presidio commerciale, ma un luogo di aggregazione culturale, confronto e cittadinanza intellettuale.
È significativo che un progetto dedicato alle donne e alla loro capacità di infrangere convenzioni e pregiudizi trovi accoglienza proprio in uno spazio che affida alla lettura e alla partecipazione il compito di alimentare nuove forme di socialità. Le librerie, quando sono autentici luoghi di cultura, non custodiscono semplicemente volumi: mettono in circolo idee, generano domande, favoriscono incontri tra generazioni e sensibilità.
Il titolo stesso della rassegna, Pagine di donne, suggerisce una prospettiva che supera la semplice ricognizione biografica. Le pagine sono quelle dei libri, ma anche quelle della storia, delle esistenze individuali e delle coscienze collettive. Donne che hanno disobbedito non per il gusto della trasgressione, ma per la necessità morale di non rinunciare alla propria identità. Donne che, attraverso scelte spesso dolorose, hanno contestato l’autorità della consuetudine, la subordinazione imposta e il silenzio elevato a norma sociale.
La disobbedienza, in questa prospettiva, assume una precisa valenza etica: è il momento in cui la coscienza individuale riconosce l’insufficienza di un ordine ingiusto e rivendica il diritto di immaginare un’altra possibilità di esistenza.
Giuseppina, una donna contro il destino assegnato
Il battesimo della rassegna è affidato a un’opera particolarmente significativa: “Giuseppina dell’Albergo dei Poveri”, esordio narrativo della scrittrice napoletana Carla Isernia, pubblicato da Astoria Edizioni.
Un romanzo che ha ricevuto l’apprezzamento di Stefania Auci, la quale ne ha sottolineato la capacità di commuovere e sorprendere attraverso il racconto di una donna, di una madre, di un’anima inquieta, intenta a tessere la trama della propria vita.
La vicenda ci conduce nella Napoli del 1835, in una città attraversata da profonde contraddizioni sociali, dove la miseria non è soltanto una condizione economica, ma diviene spesso una colpa attribuita a chi la subisce. A dominare questo scenario è l’Albergo dei Poveri, monumentale architettura borbonica, una sorta di città nella città, destinata ad accogliere anziani, orfani e donne espulse dai codici morali della società.
Dentro quelle mura si consuma una parte significativa dell’esistenza degli ultimi: il lavoro, la disciplina, l’obbedienza, la sopravvivenza. Eppure Giuseppina vi entra attraverso una scelta che racchiude già il senso profondo della sua storia.
Rifiuta il matrimonio combinato dalla famiglia, nel buio di un basso dei Vergini, e sceglie di seguire l’uomo che ama. È un gesto di autodeterminazione in un tempo nel quale il destino femminile viene frequentemente deciso da altri. La libertà conquistata, tuttavia, non ha nulla di romantico o di indulgente: porta con sé il peso della fatica, l’acqua gelida dei lavatoi, la durezza del lavoro quotidiano e la necessità di affidarsi alla solidarietà delle altre donne.
Le lavandaie diventano così una comunità di destino, un universo di relazioni nel quale la condivisione della sofferenza si trasforma in una forma di resistenza. La loro solidarietà restituisce dignità a esistenze che la società preferirebbe mantenere invisibili.
Quando una tragedia improvvisa sottrae a Giuseppina l’uomo scelto, la protagonista si trova nuovamente dinanzi alla prova della libertà. Da una parte la necessità di piegarsi alle circostanze per garantire un futuro ai propri figli; dall’altra la fedeltà a un desiderio mai sopito, rappresentato dal mare intravisto una sola volta durante l’infanzia.
Quel mare diviene un potente simbolo ermeneutico: non soltanto un paesaggio, ma l’orizzonte di ciò che resta possibile, la metafora di una libertà che le circostanze possono comprimere, ma non cancellare definitivamente.
Carla Isernia costruisce una narrazione nella quale la lingua italiana incontra la vitalità espressiva del dialetto, restituendo alla vicenda una dimensione corale e profondamente napoletana. La parola letteraria si fa così strumento di recupero della memoria, riportando alla luce quelle esistenze che la Storia ufficiale ha troppo spesso lasciato ai margini.
Giuseppina non è soltanto una protagonista ottocentesca: è una figura attraverso la quale interrogare il rapporto, sempre attuale, tra libertà individuale e condizionamento sociale, tra desiderio e necessità, tra dignità personale e potere delle convenzioni.
La sua vicenda ci ricorda che la conquista dell’autonomia non coincide necessariamente con un atto risolutivo. Talvolta è una resistenza quotidiana, una fedeltà interiore, la capacità di custodire dentro di sé un orizzonte anche quando la realtà sembra negarlo.
La memoria come responsabilità del presente
A impreziosire il primo incontro sarà la presenza della giornalista ed editrice Donatella Gallone, ospite speciale del dialogo con l’autrice, Francesca Vitelli e Rosa Bianco.
L’appuntamento inaugura un percorso che intende restituire alla parola femminile il suo valore storico, letterario e civile. Non una celebrazione rituale, dunque, ma un esercizio di conoscenza: perché ricordare le donne significa anche riconoscere le strutture culturali che ne hanno limitato la libertà e comprendere quanto di quelle antiche disuguaglianze continui a interpellare il nostro presente.
In fondo, ogni epoca ha le proprie forme di obbedienza e i propri dispositivi di esclusione. Cambiano i linguaggi, mutano le istituzioni, ma resta decisivo il coraggio di chi non accetta che il proprio destino venga scritto interamente da altri.
È in questa consapevolezza che “Pagine di donne” trova la propria ragione più autentica: fare della cultura non un esercizio autoreferenziale, ma un luogo di riconoscimento, di confronto e di restituzione della dignità.
La letteratura, quando incontra la memoria, non si limita a raccontare ciò che è stato. Ci consegna strumenti per leggere ciò che siamo e, soprattutto, per immaginare ciò che possiamo diventare.
L’appuntamento è per martedì 10 novembre 2026, alle ore 18.00, presso la Libreria Ubik di Avellino, in Corso Vittorio Emanuele II, 12. Ingresso libero, con prenotazione consigliata tramite messaggio privato alla Libreria, fino a esaurimento dei posti disponibili.
Un incontro per ascoltare una storia, ma anche per riconoscere, attraverso Giuseppina, la voce di tante donne che hanno avuto il coraggio di disobbedire. Perché la memoria, quando torna a farsi parola, non appartiene soltanto al passato: diventa una forma di libertà per il futuro.

