La bozza della nuova manovra di bilancio prevede pesanti riduzioni per l’organico del personale scolastico a livello nazionale: 4.925 insegnanti e 2.049 unità ATA in meno. A lanciare l’allarme è la Uil Campania, evidenziando come le ripercussioni saranno particolarmente severe sul territorio regionale.
A partire dall’anno scolastico 2027/28, la Campania vedrà infatti tagliati circa 547 professori e 223 dipendenti ATA, assorbendo da sola oltre il 10% delle riduzioni totali nazionali. Un contraccolpo che si somma ai tagli già programmati nell’ultimo biennio a livello nazionale (5.660 docenti e 2.174 ATA).
Il piano di riduzioni genererà un risparmio stimato in 83,9 milioni di euro per il primo anno, destinato a salire a 251,7 milioni di euro all’anno a partire dal 2028.
Una scelta fortemente contestata dai segretari generali della Uil e della Uil Scuola Campania, Giovanni Sgambati e Roberta Vannini:
“Si continua, ancora una volta, a utilizzare la scuola come un capitolo di spesa su cui risparmiare anziché riconoscerle il ruolo strategico di investimento per lo sviluppo economico, sociale e culturale del Paese. Una prospettiva che ci preoccupa fortemente e che, in Campania come nel resto del Mezzogiorno, rischia di produrre effetti ancora più pesanti, considerando il calo demografico, le profonde disuguaglianze territoriali e il dimensionamento scolastico che negli ultimi anni ha già colpito numerose comunità.”
Secondo i rappresentanti sindacali è urgente un cambio radicale di visione: la diminuzione della popolazione scolastica dovuta al calo demografico non deve tradursi in tagli, ma diventare un’opportunità per riqualificare l’offerta formativa.
La Uil propone di sfruttare il momento per garantire: classi meno numerose e maggiore continuità didattica; più tempo pieno e potenziamento dell’inclusione e dell’integrazione; strutture più sicure e un’offerta educativa di qualità superiore.
Nelle aree fragili del Mezzogiorno, sottolineano Sgambati e Vannini, la scuola pubblica statale rappresenta molto più di un luogo di formazione: è un presidio di legalità, coesione sociale e contrasto allo spopolamento e alla dispersione scolastica.
La Uil chiede con forza al Governo di fare un passo indietro e di reinvestire interamente nel sistema di istruzione tutte le risorse eventualmente liberate dalla contrazione demografica.
I sindacati richiamano infine l’attenzione sulle mobilitazioni studentesche delle ultime settimane:
“Investire nella scuola significa investire nel futuro ed è proprio quello che stanno denunciando i nostri ragazzi nelle piazze. Al di là dei singoli episodi di tensione, le ragioni dei ragazzi sono reali e concrete: stanno difendendo il loro diritto all’istruzione, alla conoscenza e alla crescita. La scuola, con i suoi docenti, il personale ATA e gli studenti, ha bisogno di risposte e investimenti, non di ulteriori tagli.”

