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All’Archivio di Stato le storie dei “Partigiani d’Irpinia”, ripartire dalla memoria per una prospettiva etica e politica che guardi al futuro

“Ripartire dalla salvaguardia della memoria per costruire una prospettiva etica e politica che guardi al futuro”. E’ il professore Giovanni Tranfaglia a ribadire l’idea da cui nasce il volume “Partigiani e rivoltosi d’Irpinia” a cura di Annibale Cogliano e Anna Giardino, Ciro Labruna, Pasquale Di Lorenzo della sezione Anpi di Forino Contrada, presentato questo pomeriggio all’Archivio di Stato nell’ambito dei Giovedì della lettura. “E’ un volume – prosegue Tranfaglia – che trova la sua forza nell’eterogeneità che lo caratterizza, frutto dell’incontro tra esperienze differenti, del contributo di giovani studiosi a quello di storici di lungo corso tra testimonianze, ricostruzioni accurate e ricordi, coordinati dal professore Cogliano. Un volume che ci ricorda la necessità, ribadita da Todorov di trasformare la memoria letteraria in memoria esemplare. Oggi più che mai conta l’orizzonte di senso in cui si inserisce la rilettura del nostro passato e dunque il riconoscimento del valore della Resistenza. Al tempo stesso questo volume restituisce con forza il carattere del fascismo in Irpinia, espressione del trasformismo della classe dirigente locale, che aderì al regime per puro opportunismo”. E sottolinea come la storia del Carcere Borbonico si intrecci con quella della Resistenza “Alcuni giovani avellinesi come Federico Biondi, Antonio Maccanico, Camillo Marino e Rodolfo De Rosa decisero di partecipare all’organizzazione di una rivolta contro i tedeschi. Ma furono scoperti e arrestati. Prima che venissero i tedeschi a prelevarli, il direttore del Carcere raccontò loro, dicendo il falso, di averli già liberati”.

E’ il direttore dell’Archivio di Stato Lorenzo Terzi a ribadire la forza di un volume nato dallo studio di fondi archivistici e bibliografici che consegna il contributo offerto dall’Irpinia e dal Mezzogiorno alla Resistenza, dalla memoria dei partigiani alla partecipazione popolare attraverso le rivolte, come quella di Calitri, che caratterizzarono numerosi comuni. Mentre Giovanni Capobianco, presidente dell’Anpi provinciale snocciola i numeri della lotta per la libertà: “Furono 751 i partigiani in Irpinia, di cui 40 giustiziati, tra loro una donna Gaetana Staffieri di Vallata, in città 180, tra loro 4 donne. Molti nomi di partigiani d’Irpinia li abbiamo scoperti grazie a questo libro realizzato da Annibale Cogliano insieme al Circolo Anpi di Contrada Forino e il contributo di numerosi studiosi. Ma possiamo immaginare che nella nostra provincia siano stati anche di più del numero censito poichè solo una metà di chi combatté per la libertà presentò domanda per ottenere il riconoscimento da parte del governo. A loro dobbiamo la conquista della libertà e la nostra Costituzione ma non possiamo dimenticare che la democrazia è una pianta da innaffiare costantemente”.

E’ quindi Anna Giardino, coautrice del volume, a ricostruire la genesi del progetto “L’idea nasce all’indomani dell’intitolazione della sezione Anpi di Forino ai partigiani Umberto Romito e Michele Gardino, mio nonno. Sono partita dai suoi racconti. Ad integrarli sono state, poi, le informazioni provenienti dal foglio matricolare. Mio nonno Michele Giardino partì all’età di 19 anni per il reggimento fanteria di stanza in Provenza. Catturato, si unì alle formazioni partigiane e partecipò alla liberazione di alcune città della Francia come Tolone. Fondamentale nella stesura del volume è stato il Fondo Ricompart che custodisce i nomi di uomini e donne che chiesero il riconoscimento della qualifica di partigiano, consultabile on line. Il Fondo raccoglie la documentazione prodotta dalle Commissioni istituite nell’immediato dopoguerra (1945 e 1948) e dalla Commissione unica nazionale istituita nel 1968. Conservato presso il Ministero della Difesa, è stato versato all’Archivio Centrale dello Stato negli anni 2009-2012. Un fondo che, però, contiene probabilmente solo una parte degli uomini e delle donne che svolsero un ruolo nella Resistenza, poichè non cita, ad esempio, i soldati della Divisione Acqui”. Spiega come sono tante le storie che si intrecciano nel volume, partigiani che provenivano dall’Irpinia ma che combatterono nel Nord Italia, Teobaldo Caggiano a Corfù, Pietro Gambone in Liguria, Antonio Grossi nelle Langhe, Sabatino Raffaele in Val di Pesio,  Umberto Romito, anche lui di Forino, partigiano in Friuli, Guerino Bruno in Val di Susa o ancora donne come Elide Brusadin o Francesco Pepicelli martire delle Fosse Ardeatine fino alla storia di Felice Sena, vicebrigadiere della Polizia di Verona che salvò  oltre 300 ebrei, O ancora Carlo Muscetta, che fu partigiano di penna, impegnato nella stampa della rivista Italia Libera e poi condotto a Regina Coeli.  “Questo volume – ribadisce Giardino – può diventare il punto di partenza di altre ricerche”.

E’ quindi Ciro Raia, presidente Anpi regionale a porre l’accento sulla capacità del volume di rendere viva la memoria, attraverso le storie di uomini e donne che sacrificarono la loro vita in nome della lotta al fascismo. “Oggi la sfida è quella di costruire un’umanità che sia in grado di resistere nel presente in cui viviamo, di formulare domande più che risposte, di essere dentro la storia”. E ricorda come in Irpinia “il fascismo si affermò a causa dell’apatia e indifferenza della classe dirigente locale, con un notabilato locale che voleva conservare il potere. Le stesse rivolte popolari che pure ci furono nascevano dalla volontà di abbattere il potere ma non certo di costruire nuovi governi repubblicani o liberali”. Sottolinea il lavoro infaticabile degli storici locali, troppo spesso poco valorizzati e cita le parole di Aniello Coppola che, al termine della guerra, si chiede se sia valsa la pena di combattere, di fronte a una società in cui le dinamiche di potere appaiono quasi inalterate. “Eloquenti le parole di Sabatino Raffaele, che scriverà in una lettera ‘Mia madre domanderà notizie sulla mia morte. Rispondetele che sono morto per l’Italia bella”. Quindi l’appello a difendere la natura dell’Anpi che oggi viene messa in discussione “Difendere la memoria è l’unica responsabilità che dobbiamo portare avanti per essere credibili”.

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Floriana Guerriero

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