Un appello che nasce dalla crescente preoccupazione per l’espansione degli impianti eolici industriali, dei sistemi di accumulo energetico a batterie (BESS) e dei nuovi progetti infrastrutturali che stanno interessando l’Alta Irpinia, un territorio già fortemente segnato dalla presenza di impianti energetici e caratterizzato da un importante patrimonio agricolo, ambientale, paesaggistico e culturale.
Il documento, sottoscritto da Giuseppe Di Biasi, presidente dell’associazione Fuori dalle Pale APS, sarà consegnato oggi al Presidente della Regione Campania, Roberto Fico, in occasione della sua visita a Calitri.
Fuori dalle Pale APS intende sottoporre all’attenzione del Presidente Fico le istanze delle comunità locali, degli agricoltori e di quanti chiedono una pianificazione territoriale rigorosa, una moratoria sui nuovi interventi nelle aree già sature e una transizione energetica che non sacrifichi il territorio e chi lo vive.
L’obiettivo è aprire un confronto diretto con la Regione Campania affinché l’Alta Irpinia non venga considerata esclusivamente come area destinata alla produzione e all’accumulo di energia, ma come territorio vivo, agricolo e abitato, da tutelare e valorizzare, garantendo alle comunità locali partecipazione, diritti e benefici concreti.
Onorevole Presidente Roberto Fico,
Le rivolgiamo questo appello sulla base delle evidenze e delle istanze emerse dallo studio scientifico “Green VS Green: parchi eolici e comunità agricole nell’Alta Irpinia”, condotto dal ricercatore Antonio Sibilia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca.
Lo studio documenta in modo inequivocabile come la proliferazione non regolamentata degli impianti eolici industriali stia trasformando l’Alta Irpinia in un territorio di pura estrazione energetica, compromettendo l’economia agricola locale, il paesaggio e i diritti delle comunità rurali.
L’Alta Irpinia ospita oggi oltre 450 turbine eoliche di grande taglia e circa 150 impianti di mini-eolico, per una potenza installata di 600 MW, che supera di gran lunga il fabbisogno elettrico provinciale, stimato in 400 MW. Con ulteriori 113 turbine in fase di valutazione o autorizzazione, per altri 651 MW, la pressione speculativa sul territorio ha raggiunto livelli di saturazione ormai insostenibili.
Che quest’area fosse già satura non è una novità. Già con gli atti regionali del 2016 — Delibera di Giunta Regionale n. 533/2016 e successivo Decreto Dirigenziale n. 442/2016 — la stessa Regione Campania aveva riconosciuto ufficialmente il superamento della capacità di carico insediativo, inserendo diversi Comuni dell’Alta Irpinia tra le aree “sature” e non idonee a nuovi insediamenti.
Continuare ad autorizzare nuovi progetti in una zona formalmente riconosciuta satura da un decennio rappresenta una palese contraddizione e un accanimento nei confronti del territorio.
A questo quadro già critico si aggiunge un’ulteriore e gravissima minaccia: la concentrazione dei sistemi di accumulo energetico a batterie (BESS) e di nuovi mega-progetti.
In particolare, nell’area del Formicoso sono previsti ben 10 BESS, a cui si aggiunge un ulteriore impianto BESS nel Comune di Lacedonia, oltre ai progetti dei parchi eolici Origlia, Guardia Web, Piani-Mattine e altri ancora.
Questo imponente piano di impatto industriale comporterà oltre 3.000 espropri a danno degli agricoltori locali, sottraendo enormi porzioni di suolo agricolo fertile e devastando la tessitura economico-sociale di un’area storicamente vocata all’agricoltura di pregio.
Denunciamo con forza l’uso distorto dello strumento della “pubblica utilità”: non si può piegare un istituto nato per l’interesse collettivo a vantaggio dell’interesse privato di multinazionali e speculatori energetici, espropriando il lavoro di intere generazioni di agricoltori in nome di un’energia che non porta benefici concreti alle comunità locali.
A fronte di questa situazione, Le chiediamo un formale e urgente intervento per porre in atto le seguenti azioni prioritarie:
1. Moratoria immediata e regolamentazione stringente
Sospendere l’autorizzazione di nuovi impianti eolici di grande taglia, di impianti BESS e di progetti di repowering nelle aree già saturate dell’Alta Irpinia, approvando in tempi rapidi una mappatura regionale rigorosa delle “Aree Idonee” e “Aree Non Idonee”, che riconosca ed estenda la dichiarazione di saturazione definita già dal 2016.
È fondamentale tutelare i terreni agricoli di pregio, le aree boschive, i corridoi ecologici, i siti SIC e ZPS, l’altopiano del Formicoso e il tracciato della Via Appia, patrimonio dell’UNESCO.
2. Revisione dei processi decisionali e blocco agli espropri selvaggi
Chiediamo di trasformare le Conferenze di Servizi in veri e propri spazi di democrazia e partecipazione deliberativa per i Comuni, le cittadinanze locali e le associazioni, ponendo fine all’emarginazione delle comunità rurali e fermando la dichiarazione d’imperio della pubblica utilità, utilizzata unicamente per avallare espropri e speculazioni private.
Chiediamo tutele concrete per il patrimonio agricolo e la sovranità alimentare locale, impedendo la conversione incontrollata e l’occupazione di suoli agricoli fertili da adibire a siti industriali e centrali di stoccaggio.
Chiediamo inoltre di istituire garanzie finanziarie certe e vincolanti a carico dei soggetti proponenti per lo smantellamento delle turbine, dei moduli BESS e per il completo ripristino dei luoghi al termine del ciclo di vita degli impianti, evitando che le strutture dismesse e i plinti di cemento armato gravino come relitti industriali sulle future generazioni.
3. Promozione delle Comunità Energetiche Rinnovabili
Spostare il baricentro della transizione ecologica dalle grandi speculazioni finanziarie esterne a modelli partecipativi di cittadinanza e democrazia energetica.
Sostenere direttamente la nascita di Comunità Energetiche Rinnovabili a gestione pubblica e comunitaria, affinché il valore e i benefici dell’energia prodotta rimangano sul territorio e siano redistribuiti a favore delle comunità locali.
La transizione ecologica non può essere realizzata a spese dei diritti dei territori marginalizzati, degli agricoltori e della giustizia sociale.
Confidiamo nel Suo impegno affinché la Regione Campania si faccia garante di uno sviluppo equo, sostenibile e rispettoso del patrimonio naturale, agricolo e culturale dell’Alta Irpinia.
L’Alta Irpinia non può essere considerata una terra da sacrificare, ma deve essere riconosciuta come un territorio da tutelare, valorizzare e rendere protagonista di una transizione energetica realmente sostenibile, partecipata e giusta.


