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Amministrative, il civismo mette a rischio la tenuta del centrodestra

Prima ancora del nome del candidato sindaco, il centrodestra deve decidere se presentarsi come coalizione di partiti o come ensemble civico. È a rischio la tenuta dell’alleanza.

In discussione è il metodo: gli azzurri indicano il candidato e FdI, Lega, Udc, Dc con Rotondi e Noi Moderati si limitano a dare il via libera.

Forza Italia guida il processo perché, così è stato stabilito senza una convinta condivisione, è il partito che alle regionali ha raccolto più voti, eleggendo Livio Petitto in Consiglio regionale.

Anche Fratelli d’Italia, però, può rivendicare di avere eletto un proprio consigliere regionale, Ettore Zecchino: con meno voti di Fi a livello provinciale, ma grazie a un consenso rilevante su scala regionale. E poi, alle regionali, a portare voti a Fi sono stati soprattutto Petitto e Laura Nargi, che non incarnano propriamente la storia della destra cittadina, provenendo entrambi dal centrosinistra.

Fratelli d’Italia rivendica il diritto di contare per quanto vale: alle politiche ha eletto in Irpinia due parlamentari, Gianfranco Rotondi, deputato, e la senatrice Giulia Cosenza. FdI è, del resto, la prima forza politica a livello nazionale.

Più pragmaticamente, Fi non avrebbe oggi un nome realmente spendibile per la carica di sindaco di un centrodestra autentico: Nargi e Francesco Pionati si dichiarano civici. Altrimenti nulla. Potrebbero defilarsi.

Pellegrino D’Amore è un altro nome sul tavolo del centrodestra: non è la prima volta che il notaio viene tirato in ballo come possibile candidato sindaco e non sarebbe la prima volta se rispondesse “no, grazie”. Per la verità, fino ad oggi non lo ha fatto. D’Amore, esponente storico della destra, a differenza di Nargi e Pionati, si candiderebbe solo se si trattasse di un centrodestra con i simboli di partito. (A proposito di notai, non sarebbe interessato a candidarsi, in un modo o nell’altro, Fabrizio Pesiri: il suo nome non è comunque sul tavolo della coalizione). Infine Giovanni D’Ercole, esponente di FdI, che non è tra i papabili discussi venerdì scorso, come D’Amore avversa ogni soluzione civica.

La posizione di D’Amore e D’Ercole come pure di Ines Fruncillo presidente provinciale di FdI e di Gennaro Romei, coordinatore dell’Udc in Irpinia, non è riconducibile a una scelta personale ma è l’espressione di una linea politica: un centrodestra senza simboli di partito non è centrodestra. La politica, insomma, non si fa con l’algoritmo, ma con coerenza e capacità di rappresentare un’area politica identitaria e unita.

 

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