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Amministrative, vero test politico

I partiti e i loro schieramenti stanno incontrando molte difficoltà nell’individuare i candidati a Sindaci più adatti a correre nelle diverse grandi città interessate dalla competizione amministrativa di autunno. Potrebbe essere un dato cui restare indifferenti, se non fosse per due aspetti assolutamente non trascurabili: le diffidenze reciproche trai partiti e le loro debolezze sono destinate a ripercuotersi inevitabilmente nella scelta del personale amministrativo, che spesso finirà per essere il risultato di compromessi al ribasso. Poi, volenti o nolenti, le prossime amministrative saranno giocate o percepite quasi come delle elezioni politiche. Esse, infatti, avranno luogo in un periodo nel quale il Presidente della Repubblica non potrà più sciogliere le Camere. E perciò i partiti si sentiranno sempre più liberi dai condizionamenti. Già si rincorrono voci incontrollate Si susseguono vertici senza alcuna conclusione operativa. Dietro di essi si intravedono giochi e giochini. Particolarmente clamorosa la  disputa – per carità, sempre ammantata di grandi proclami sull’unità del centrodestra – tra FdL e un Salvini sempre più preoccupato dell’ascesa nei sondaggi della sua alleata. Sull’altro versante – quello di una possibile alleanza tra Pd, M5S e Leu  – sono maggiormente le vicende interne al M5S a condizionare la possibilità di costruire ovunque liste credibili e condivise. La disputa politico-giudiziaria con Casaleggio jr. I ritardi di Conte. L’insofferenza di una parte dei gruppi parlamentari verso il sostegno al governo Draghi. La volontà della Raggi a Roma di ricanddarsi. Tutto questo, senza contare le incertezze di un Pd che stenta  a trovare dei temi identitari. I risultati finora registrabili di questo andazzo sono stati solo colpevoli ritardi. E la bruciatura di diversi candidati, anche autorevoli. C’è da scommettere che, in diverse città, i vuoti saranno colmati da cosiddetti esponenti della società civile.  Questi giochini risentono, soprattutto stavolta, della scarsa tenuta dei partiti nella società per la loro ridotta credibilità presso i cittadini. Causata dall’improvvisazione, dal pressappochismo, dagli improvvisi cambiamenti di fronti e di alleanze di forze politiche e di singoli esponenti. E alimentata dal  proliferare di partiti e partitini senza alcun vero rferimento ideale se non quelli – assai meno ideali – costituiti dagli interessi politici del loro leader. Fenomeno destinato ad ampliarsi con l’avvicinarsi della elezioni politiche del 2023.

Il rischio appare particolarmente grave. Infatti, il risultato – che in ogni Paese democraticamente avanzato sarebbe accolto per quello che é, cioè l’esito di un normale voto amministrativo – sarà inevitabilmente giocato dai vincitori come la dimostrazione di un favore dell’opinione pubblica verso di essi. E perciò, secondo questi, destinato inevitabilmente a essere bissato alle politiche. Si aprirebbe, insomma, un altro velenoso fronte anticipato di confronto-scontro. Esso finirebbe per inasprire i contrasti e le diversità fra i partiti. Fino ad intossicare il clima politico nel quale si dovrà svolgersi l’elezione del Presidente della Repubblica. In questo caso destinata più all’ottenimento di un risultato di parte che all’individuazione di una personalità capace di incarnare davvero l’unità nazionale. Cosa che, dopo la equiibratissima Presidenza di Mattarella, costituirebbe un forte arretramento istituzionale. L’unico collante che finora sembra tenere insieme, con i resti dalla ex armata berlusconiana,  i due litigiosi contendenti (ora anche in Europa) Meloni e Salvini è la speranza di una vittoria alle politiche. In questa eventualità, che potrebbe vedere la fine dell’esperienza-Draghi, chi potrebbe mai garantire quel tessuto di coesione sociale necessario per portare felicemente a termine l’attuazione del Recovery Plan e garantire gli impegni per la fase successiva? Nessuno dei due disinvolti contendenti, troppo inclini a suscitare solo facili consensi, appare in grado per statura politica e per tenuta personale di riuscire a sostenere le scelte impopolari che si imporranno in avvenire e che dovranno fare da contraltare ai massicci aiuti Ue!

di Erio Matteo

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