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ArcelorMittal, salta la trattativa con Idroambiente: ora si punta tutto su Fonderie Pisano di Salerno

Salta la trattativa con Idroambiente, ora si punta su Fonderie Pisano di Salerno per rilanciare lo stabilimento ArcelorMittal di Luogosano. Dato per certo fino a poche settimane fa, l’accordo con l’azienda sannita, specializzata in lavori di ingegneria civile, nella manutenzione, conduzione, presidio e regolazione di complessi acquedottistici e centrali di sollevamento per acque potabili, era tornato in discussione pochi giorni fa, lo scorso 7 ottobre, dopo lo slittamento dell’incontro previsto con il sindacato in cui era prevista la presentazione del nuovo piano industriale. Oggi pomeriggio, in occasione del nuovo vertice convocato dalla Direzione generale di Arcelor con le forze sociali, è arrivata la temuta fumata nera. “L’azienda ci ha detto che non c’erano le condizioni per andare avanti”, precisa il Segretario provinciale della Fiom Cgil Giuseppe Morsa. “Non so cosa sia successo nel merito, ma è chiaro che ora bisogna guardare oltre e velocizzare i tempi: a fine anno scadrà la cassa integrazione e bisogna trovare una soluzione in fretta”.

La nuova speranza alla quale guardano da oggi i lavoratori ex ArcelorMittal si chiama Fonderie Pisano, con sede a Salerno. Fonderia di seconda fusione di metalli ferrosi per la produzione di getti in ghisa grigia e sferoidale per l’industria meccanica e dei mezzi di trasporto, e di getti a catalogo per il settore edile (chiusini e caditoie stradali), ha una capacità produttiva superiore alle 100 tonnellate al giorno giorno. “La trattativa sarebbe ben avviata, speriamo di saperne di più la prossima settimana, in Regione”, aggiunge Morsa. Rispetto all’investimento previsto dal gruppo sannita, in questo caso sarebbe sufficiente una riconversione meno invasiva degli impianti di San Mango sul Calore. Il core business dello stabilimento salernitano è infatti più vicino a quello irpino, specializzato nella produzione di preverniciato zincato di laminati piani d’acciaio e lavorazioni in acciaio.

In ogni caso, anche in caso di fumata bianca, a partire dal primo gennaio 2026 sarà necessaria una nuova dose di cassa integrazione per consentire al nuovo corso di riorganizzare il ciclo produttivo per andare progressivamente a regime. Complessivamente sono 45 i lavoratori rimasti in azienda: diversi infatti quelli che, tra prepensionamenti, uscite anticipate incentivate e altre opportunità di lavoro, hanno trovato soluzioni alternative. “É sicuramente un momento delicato, ma non bisogna perdere la fiducia, Ci sono ancora – precisa Morsa – tutti i presupposti per arrivare ad una soluzione che garantisca la continuità produttiva, e quindi il rilancio industriale dello stabilimento di San Mango sul Calore, e soprattutto salvaguardi i lavoratori che hanno deciso di restare. Le prossime settimane saranno decisive, il nostro auspicio è di arrivare ad un accordo entro la fine di novembre, prima della scadenza della cassa integrazione”.

 

 

 

 

 

 

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