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Arriva all’Azienda Moscati in condizioni disperate, torna a casa dopo più di 4 mesi di cure per salvarla: festa a sorpresa in Chirurgia per le dimissioni di Katia

È stata una dimissione speciale quella di Katia, 51enne della provincia di Avellino, che ieri ha lasciato l’Azienda ospedaliera San Giuseppe Moscati dopo un lungo e complesso ricovero. A festeggiare con lei, il marito, la figlia e il personale sanitario che, dopo tanti mesi trascorsi insieme, le aveva organizzato una festa a sorpresa per annunciarle le dimissioni e celebrare il suo ritorno a casa

È stata una dimissione speciale quella di Katia, 51enne della provincia di Avellino, che ieri ha lasciato l’Azienda ospedaliera San Giuseppe Moscati dopo un lungo e complesso ricovero. A festeggiare con lei, il marito, la figlia e il personale sanitario che, dopo tanti mesi trascorsi insieme, le aveva organizzato una festa a sorpresa per annunciarle le dimissioni e celebrare il suo ritorno a casa. Un lieto fine tutt’altro che scontato per una donna che ha rischiato seriamente di perdere la vita. Era il 21 giugno scorso quando Katia è arrivata al Pronto soccorso della Città ospedaliera in condizioni estremamente critiche, a causa di una grave emorragia gastrointestinale complicata da un quadro settico. Alle spalle aveva già un lungo calvario, iniziato cinque anni prima con un intervento chirurgico e proseguito, a causa di successive complicanze, con altre due operazioni eseguite tutte in altre strutture sanitarie. Il primo periodo di ricovero nell’ospedale avellinese la donna lo ha trascorso nell’Unità operativa di Terapia intensiva, dove l’équipe diretta da Angelo Buglione ha affrontato la fase più critica, riuscendo a stabilizzare le condizioni della paziente. Successivamente, Katia è stata trasferita nell’Unità operativa complessa di Chirurgia generale, diretta da Giuseppe Militerno, dove è stata sottoposta ad altri due interventi chirurgici di elevata complessità. Le procedure hanno richiesto una delicata ricostruzione dei collegamenti anatomici dello stomaco profondamente compromessi dalle precedenti operazioni e dalle complicanze sopraggiunte. La gravità del quadro clinico ha reso inoltre necessario mantenere temporaneamente aperta la ferita chirurgica, nell’ambito di un percorso terapeutico articolato, caratterizzato da un’attenta gestione postoperatoria e da un costante monitoraggio della paziente.

«Katia è arrivata in condizioni drammatiche, con prospettive di sopravvivenza molto incerte – racconta il primario Militerno –. Non ci siamo arresi e oggi possiamo festeggiare insieme a lei un risultato che ci riempie di soddisfazione. È anche la dimostrazione di quanto la sanità pubblica, con le sue professionalità e la capacità di affrontare situazioni molto difficili, continui a rappresentare un presidio fondamentale, un faro di speranza e di salvezza anche per i pazienti più gravi. Un risultato reso possibile grazie a un lavoro di squadra, per il quale desidero ringraziare in particolare il collega Buglione per la gestione della delicatissima fase iniziale, e Francesco Crafa, direttore della Chirurgia oncologica, con il quale il confronto professionale e lo scambio di valutazioni cliniche sono stati preziosi nell’affrontare un caso così complesso. E naturalmente tutta la mia squadra di reparto che ha accompagnato Katia in questi lunghi mesi». Nel corso della lunga degenza, si è consolidato un forte legame umano tra Katia e gli operatori che l’hanno assistita. Proprio per questo, il momento delle dimissioni è stato accompagnato da una festa a sorpresa organizzata dal personale del reparto. Tra abbracci e commozione, Katia ha voluto esprimere la propria riconoscenza leggendo una lettera dedicata al chirurgo Militerno, definito «il mio miracolo, che ha un nome e cognome e un camice bianco», e a tutti coloro che l’hanno accompagnata nel difficile percorso. Una testimonianza di gratitudine che ha restituito anche il valore umano dell’assistenza ricevuta.

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