“Ho scelto di non rinunciare alla speranza. Una speranza capace di rigenerare la vita, di vincere l’arsura, anche in una terra come la nostra, testimoniata in copertina dal cielo azzurro e dalla luce all’orizzonte che si contrappongono alla barca ferma sulla terra spaccata”. Spiega così la scrittrice Emilia Cirillo il senso della raccolta “Arsura”, edita da Terebinto, presentata alla libreria Mondadori nel corso di un confronto moderato da Gianluca Amatucci con la partecipazione della poetessa Antonietta Gnerre e della giornalista Floriana Guerriero. Ribadisce come “la poesia possa salvare la vita, aiuta a guardarsi dall’esterno, a darsi risposte. Per me è stata importantissima in un momento difficile della mia vita”. E’ Gnerre a ricordare come Emilia Cirillo sia innanzitutto una intellettuale di primo piano, voce attiva, espressione di un impegno radicato nella comunità. Sottolinea come nella sua raccolta “la sete diventa motore dell’esistenza, espressione di desiderio e conoscenza. La parola poetica appare come una forma di resistenza, frutto di una necessità vitale, capace di esplorare le crepe dell’anima”. Ribadisce come altro elemento centrale sia il corpo “ferito che diventa strumento di conoscenza, mai domo, invulnerabile. La vita si fa esperienza collettiva segnata da perdite e rinascite”. Guerriero si sofferma sull’idea di tempo e memoria che ritornano con forza nella raccolta, richiamando un tempo passato che finisce con lo schiacciare il presente, con l’impedire qualsiasi possibilità di immaginare il futuro. La vita appare quasi immobile per l’io poetico che caratterizza la raccolta, espressione di un esilio dall’amore e dagli abbracci, dalle abitudini quotidiane, di un’esistenza che si fa attesa senza fine, in cui persino la bellezza della natura si fa simbolo di una pienezza che non può essere vissuta. Cirillo confessa infine di non sentirsi una poetessa “La mia è piuttosto una prosa poetica perchè non ho mai smesso di sentirmi innanzitutto narratrice”. Confessa di amare la poesia di Pascoli e Ripellino, ammette che le piacerebbe pubblicare presto una nuova raccolta e perché no anche ripubblicare un romanzo come “La terra spaccata” fortemente attuale. La sua è una riflessione che abbraccia l’io ma anche l’Irpinia “E’ chiaro che se il governo non fa nulla per migliorare servizi e qualità della vita, non c’è altra strada che partire, inutile parlare di restanza, non bisogna essere necessariamente fare gli eroi. Se gli ospedali e le scuole chiudono, se non si realizza una rete ferroviaria, come si può immaginare che i nostri giovani possano scegliere di restare, nè ci si può lamentare di un piano strategico che parla di accompagnamento verso il declino”. Ribadisce che “ci siamo convinti che il mondo sia oggi più cinico ma probabilmente è solo perché oggi è piu facile sapere ciò che accade nel mondo”. Per lanciare, infine, un messaggio forte di pace che unisce i cieli del mondo.




