– di Geffe – Peppino Gargani, ovvero la nobiltà della politica quando questa si svolgeva con passione, spirito di servizio, amore per il proprio territorio. Ieri, nel commemorare il suo impegno, la Camera dei Deputati con gli esponenti di tutte le forze politiche ha narrato la storia di un galantuomo nato nell’Alta Irpinia, nel Comune che dette vita a Francesco De Sanctis, luogo ritenuto avamposto di una classe dirigente che, proveniente da un fazzoletto di territorio (Nusco, Guardia dei Lombardi, Morra De Sanctis, Montefalcione), ha scritto pagine nobili della democrazia italiana e non solo.
Peppino, scomparso tre mesi fa circa in età avanzata, ha raccolto un unanime apprezzamento espresso nelle parole di colleghi parlamentari che lo hanno stimato, apprezzato nel suo impegno politico e umano, tributandogli onore e merito del suo percorso di vita.
Come ha affermato ad inizio di seduta la vicepresidente della Camera, Anna Ascani, Gargani era preoccupato per il futuro della politica e guardava ai giovani con l’obiettivo di avvicinarli alla politica. “Senza la cultura” – spiegava – la politica diventa politicume e vorremmo evitare che la democrazia finisca per pigrizia”. Il primato della politica “era per lui, come per tanti della sua generazione e della sua amata terra, l’Irpinia, un solido fondamento, una bussola senza la quale la nave della democrazia rappresentativa rischiava di perdere irrimediabilmente la propria rotta. Centralità del Parlamento e costruzione della casa comune europea sono stati gli altri due sentieri su cui ha fatto camminare la riflessione culturale e l’impegno nella politica e nelle istituzioni”.
Nel suo intervento Alessandro Cattaneo (FI-PPE) ha sottolineato la nota distintiva di Gargani: “la sua passione politica vera, piena, generosa, totalizzante e genuina… E poi è stato distintivo il suo impegno per la giustizia… un garantista autentico, quando forse non andava di moda esserlo, quando non era semplice esserlo”.
Commosso, e non poteva essere diverso, il ricordo di Gianfranco Rotondi (FdI), la cui narrazione di un periodo storico di alta politica:
“Essendosi la mia vita tutta svolta nel solco di lezioni straordinarie di maestri importanti. Gargani, De Mita, Gerardo Bianco o Sullo: una covata che vedeva in Gargani il più giovane, ma non certamente il meno provveduto. … Ha avuto una lungimiranza che è la cifra vera del giudizio storico che ci sarà su di lui: è stato l’alfiere della giustizia giusta. Attacco che non si è fermato con la liquidazione dei partiti della Prima Repubblica, perché la belva populista è sempre affamata, come lui amava dire; e quindi prima si è mangiata la garanzia dell’immunità parlamentare, poi siamo arrivati all’attacco ai panini della buvette, poi alla liquidazione di un terzo del Parlamento. Quanto ha sofferto per questa scellerata decisione di amputare un braccio al Parlamento, perché così costava meno. E poi si è andati avanti e si va avanti con iniziative, proposte e riforme che rincorrono la bestia mai sazia, che è il vero nemico dell’istituzione parlamentare, di cui dobbiamo preservare – questa è la lezione di Peppino Gargani – garanzie e prestigio”.
Allo straordinario impegno profuso nel tempo del terremoto del 1980 ha fatto riferimento l’on. Toni Ricciardi (PD): “Se l’Irpinia, se l’Alta Irpinia, la sua Morra De Sanctis, è cambiata e ancora oggi vive la coda di interventi che lo Stato fece in quei territori, lo si deve anche e soprattutto a Peppino Gargani”. Poi, ricordando l’azione dello statista irpino nei vari settori della società, Ricciardi ha sottolineato l’umanità di Gargani: “Ogniqualvolta uscivamo qui, in Transatlantico, salutava. E ogni tanto, quando avvertiva l’esigenza di darti un consiglio, mi faceva così con la mano: ‘Vieni qui, che ti devo dire una cosa’. E allora tu lo ascoltavi in religioso silenzio perché lui, insieme a quel gruppo di suoi compagni di percorso politico, al quale noi ci stringiamo, l’Associazione degli ex parlamentari, ci ridava quotidianamente l’immagine di una stagione politica che non c’era più, ma che loro rappresentavano orgogliosamente nella quotidianità”.
Per Giampiero Zinzi della Lega, che ha ricordato Gargani nel corso della seduta alla Camera, “la sua scomparsa – e so di non dire una banalità – ha lasciato un grande vuoto al di fuori di quest’Aula, perché me lo raccontano in particolar modo gli amici amministratori irpini, ma anche dentro quest’Aula, per quello che abbiamo ascoltato finora. Un grande vuoto che noi dovremo provare a colmare con l’esempio, ricordandolo in tutte le occasioni possibili, ricordando un politico e un parlamentare di alto rango, più volte parlamentare, europarlamentare, presidente della Provincia. Insomma, una persona che ha fatto la storia di questo Parlamento.
Ha fatto la storia della politica italiana, prima con la Democrazia Cristiana e poi nel centrodestra. L’ha fatta dando l’esempio, come dicevo prima, anche sui territori, perché ha continuato a mantenere la propria segreteria aperta, essendo un punto di riferimento dall’ultimo consigliere comunale fino ai livelli politici più importanti, non solo perché aveva sempre la disponibilità di dare un consiglio, ma perché aveva una visione da condividere con chi amava la politica e la concepiva con la stessa passione, la stessa competenza e lo stesso coraggio”.
Breve, ma intenso, il ricordo di Michele Gubitosa (M5S): “Su tanti temi avevamo linee politiche differenti, però ho potuto ricostruire pezzi di storia anche della mia terra che dall’esterno non erano visibili… così come chi, come lui, ha contribuito a portare sviluppo alla mia terra”.
“Peppino Gargani: un uomo, un deputato, un collega che ha onorato questa istituzione. L’ha onorata – ha affermato Ettore Rosato (Az.-Per-Re) – in lunghi anni di impegno in quest’Aula e negli anni di impegno nelle istituzioni anche europee. Lo ha fatto ai massimi livelli. Lo ha fatto come dirigente della Democrazia Cristiana, un partito che è stato un pezzo della sua vita e che ha vissuto come tale.
Viene da una terra dove, con lui, Gerardo Bianco, Mancino e De Mita hanno costruito un pezzo importante della storia di questo Paese. La capacità che ha sempre dimostrato Peppino, anche negli ultimi anni da presidente dell’Associazione dei parlamentari, è sempre stata quella di voler non solo servire le istituzioni da dentro, quando si era eletti, ma anche servirle da fuori quando, nel suo ruolo, appunto, di presidente, ha messo insieme vecchi parlamentari ma anche giovani ex parlamentari, cercando di dare vita, con l’associazione, a momenti di confronto e di passione per la politica.
Per Luana Zanella (AVS): “Con la scomparsa di Giuseppe Gargani se ne va una figura alta e generosa della vita democratica italiana, uno degli ultimi testimoni di una stagione politica vissuta come servizio alle istituzioni e alla comunità. Avvocato, giurista, dirigente della Democrazia Cristiana, parlamentare per decenni, Gargani ha attraversato la storia repubblicana con discrezione, fermezza e profondo senso dello Stato”.
Per Luana Zanella “l’impegno di Gargani da presidente dell’Associazione nazionale ex parlamentari della Repubblica ha continuato fino all’ultimo a difendere il valore dell’esperienza parlamentare come patrimonio da custodire e consegnare alle nuove generazioni. Per lui il Parlamento non era soltanto il luogo della decisione politica, ma il cuore vivo della democrazia rappresentativa. Ne difese la dignità con passione civile e con una fedeltà mai retorica ai principi costituzionali, alle garanzie dello Stato di diritto, all’equilibrio tra i poteri. Nel ricordo di quanti lo hanno conosciuto, come abbiamo visto oggi, resta l’immagine di un uomo delle istituzioni, capace di unire rigore, cultura democratica e profondo rispetto per le persone. Forte rimase sempre anche il legame con la sua terra, l’Irpinia, con quella terra alla quale seppe restituire attenzione, voce e responsabilità. Nel commiato a Peppino Gargani resta il sentimento di gratitudine per una vita spesa fino alla fine nella politica intesa nel suo significato più nobile: impegno, competenza, responsabilità e gentilezza”.
Prendendo la parola Maurizio Lupi (NM(N-C-U-I)M-CP) ha ricordato Gargani e la DC.
“Della DC Gargani diceva: ‘Era un partito che superava sé stesso, perché al primo posto c’era il bene comune. (…) La politica è in crisi e il personalismo al posto della collegialità (…). Noi eravamo una società solidale come nessun Paese europeo. Oggi siamo divisi. La storia deve insegnare a tutti che eravamo magnifici perché stavamo insieme, non perché inseguivamo il personalismo’. La capacità di stare insieme: ecco un grande insegnamento. Parlava del gruppo in cui si riconosceva come di una ‘classe dirigente che ha combattuto per il Sud, per la Costituzione (…), valori che dovrebbero continuare a ispirare tutta la classe dirigente, se ancora ce n’è una’, diceva. E con amarezza aggiungeva: ‘Purtroppo vedo un deserto’, che non è un giudizio tranchant e definitivo o impossibile per uno come lui, sempre animato dalla speranza, quanto piuttosto uno sprone per noi a seguirne l’esempio”.
Il ricordo in Aula di Gargani si è chiuso con l’intervento di Maria Elena Boschi (IV-CR). “Giuseppe Gargani è stato un politico. Punto. È l’espressione più semplice, ma anche quella più vera, autentica e, forse, quella che avrebbe utilizzato anche lui per descriversi nel senso alto e nobile del termine; quella di una persona che ha dedicato tutta la sua vita alla politica come vocazione, con dedizione e con passione, ma, anche, con quella ricerca, quello studio e quella profondità intellettuale che non sono così tanto diffusi oggi.
Con Giuseppe Gargani si poteva anche dissentire. È capitato anche a me di non avere la stessa visione, le stesse opinioni, anzi, di essere, magari, in fronti contrapposti, per esempio, durante il referendum costituzionale 10 anni fa. Eppure, una contrapposizione politica non faceva mai venire meno, con Giuseppe Gargani, la stima, il rispetto e anche un sorriso affettuoso, vero. Perché, se la politica per lui era importante, le persone lo erano ancora di più, come dimostra la presenza anche qua, negli spalti, in tribuna, di tanti ex colleghi, ma, soprattutto, amici di una vita, a cominciare proprio da quella grande scuola e da quella grande famiglia che è stata la Democrazia Cristiana, in cui ha militato per tantissimi anni”.



