Una delle previsioni più importanti contenute nella riforma elettorale, lo Stabilicum, che a settembre approderà al Senato, è la cancellazione dei collegi uninominali. Che per territori poco popolosi come l’Irpinia e il Sannio significa meno possibilità di esprimere parlamentari direttamente rappresentativi delle rispettive comunità.
Andiamo con ordine. Per la Camera, ad esempio, non esisterà più un collegio coincidente con il territorio della provincia di Avellino. In questo collegio è stato eletto nel 2022 Gianfranco Rotondi.
Ora, se Rotondi deciderà di ricandidarsi nel 2027, dovrà trovare spazio in una lista proporzionale, in Irpinia o altrove. Lo stesso discorso vale anche per gli altri protagonisti dell’ultimo confronto nell’uninominale irpino, Maurizio Petracca e Michele Gubitosa, quest’ultimo eletto attraverso il proporzionale. Ma la concorrenza sarà molto più ampia.
Il collegio proporzionale della Camera che comprende l’Irpinia coincide infatti con un’area molto nella quale rientra anche la provincia di Salerno, articolata in quattro collegi uninominali (Avellino, Scafati, Salerno ed Eboli). Ci sarà spazio per Rotondi o per un altro irpino, e soprattutto uno spazio utile, cioè con concrete possibilità di elezione?
A questo punto bisogna capire come funziona la nuova legge elettorale. In pratica saranno i partiti nazionali a decidere se inserire nelle liste un candidato irpino e, soprattutto, se collocarlo in una posizione realmente eleggibile.
Se le liste resteranno chiuse e bloccate, come appare probabile, sarà l’ordine stabilito dai partiti a determinare gli eletti, senza possibilità per gli elettori di modificarlo. E anche qualora fosse previsto un limitato ricorso alle preferenze, il peso delle segreterie rimarrebbe comunque decisivo. Inoltre ci sarà una competizione tra territori.
Dei sei deputati eletti nel 2022 nel collegio plurinominale, soltanto uno è irpino: Michele Gubitosa. Gli altri cinque provengono tutti dal Salernitano: Edmondo Cirielli (Fratelli d’Italia), Piero De Luca (Pd), Tullio Ferrante (Forza Italia), Antonio D’Alessio (Azione-Italia Viva) e Franco Mari (Alleanza Verdi e Sinistra).
È vero che la provincia di Salerno ha una popolazione molto più numerosa, ma la sproporzione nella rappresentanza dell’Irpinia appare evidente.
Il rischio diventa ancora maggiore al Senato.
La riforma elimina infatti il collegio uninominale Campania 02, quello che comprendeva l’intero territorio delle province di Avellino e Benevento: 196 comuni complessivi, di cui 118 irpini e 78 sanniti. Era, di fatto, il collegio delle aree interne della Campania.
Nel 2022 venne eletta in questo collegio Giulia Cosenza, irpina. Con la nuova legge anche lei, come Rotondi, dovrà trovare una diversa collocazione all’interno delle liste, in una competizione inevitabilmente più ampia.
Tre anni fa tutti e tre i collegi uninominali ricompresi nel plurinominale Campania 02 furono conquistati da Fratelli d’Italia: oltre a Giulia Cosenza ad Avellino-Benevento, Antonio Iannone a Salerno e Giovanna Petrenga a Caserta. Tutti dovranno ora riposizionarsi all’interno del nuovo sistema.
Anche in questo caso il precedente del 2022 aiuta a comprendere gli effetti potenziali della riforma.
Se allora ci fosse stato soltanto il collegio proporzionale, l’Irpinia non avrebbe avuto alcun senatore.
Il collegio plurinominale di Palazzo Madama è infatti ancora più esteso di quello della Camera: comprende i collegi uninominali di Caserta, Salerno, Avellino e Benevento.
I senatori eletti furono Anna Bilotti e Francesco Castiello del M5S, rispettivamente di Battipaglia e Vallo della Lucania; Domenico Matera di Fratelli d’Italia, beneventano; Susanna Camusso del Pd, nata a Milano; Gianluca Cantalamessa della Lega, napoletano.
Nessun irpino.
È questa, probabilmente, la vera conseguenza politica della riforma per l’Irpinia: minore rappresentanza.
A meno che le segreterie nazionali non decidano di garantire una rappresentanza al territorio nella composizione delle liste.



