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Quel binomio di arte e fede nella produzione di Prisco De Vivo

Qualche anno fa il critico e poeta Annibale Rainone, nel presentare la mostra di Prisco De Vivo: “Affondo celeste” alla Galleria Pagea Arte di Salerno, sottolineava come “De Vivo riconosce quei segni che a suo avviso il Sacro sceglie oggi per manifestarsi nella storia proponendo un’arte della Fede che è essenzialmente un discorso intorno alla natura dell’uomo d’oggi, delle sue paure e contraddizioni “.

La sua è un’opera “ Epifanica …“ che abbraccia Umanità e Sacralità.  Con le sue intuizioni luminose riesce ad esplorare l’animo umano, realizzando la difficile sintonia fra arte contemporanea e spiritualità. Dopotutto va anche considerato che nonostante le condizioni inconciliabili di esprimersi oggi. Prisco De Vivo sviluppa un’arte confessionale, al confine tra l’arte del passato e i dettami dell’arte postavanguardista fino ad arrivare a delle rappresentazioni iconiche ed aniconiche.

Dall’opera realizzata  per l Santuario del Duomo di Catania “Sant’Agata nel miracolo dei colori” opera che fece parte della collettiva  ( AGATARTE) a cura di Francesco Gallo al ciclo “ NADA ME TURBE”  a Napoli nel Chiostro di S. Maria La Nova dedicata a S. Teresa  d’Avila, da “ La Vergine Addolorata “ o “ La  Pietà “ (omaggio alle epidemie ) 2002 fino ad arrivare all’ “Ultima Cena “  opera ancora incompleta, tela dominata da un azzurro cobalto che rapisce e da un luminoso Gesù Cristo che con il Suo sguardo penetrante   cattura ogni tipo di osservatore. Opera ben custodita nel suo atelier irpino Lucis , a Quadrelle nella bassa Irpinia, all’interno del Parco Nazionale del Partenio.

Quando nasce l’interesse per il sacro contemporaneo?

L’opera che mi ha aperto alla bellezza spirituale, non solo in termini artistici sia stata proprio “ S. Agata del miracolo dei colori”  realizzata proprio vent’anni fa grazie all’invito di Francesco Gallo, noto critico storico dell’arte di origine siciliana, l’opera tutt’ora fa parte della collezione permanente del Santuario del Duomo di Catania.

Quali sono state le suggestioni che ti hanno portato a lavorare su queste tematiche? E come è nato ormai il tuo ben noto ciclo di opere dal titolo “ Mistiche “?

Le profonde riflessioni  sono quasi sicuramente maturate dalle letture dei diari e degli scritti delle mistiche, libri come : “Lettere ad Agnese di Praga” di Chiara D’Assisi, “Il Castello interiore” di Teresa D’Avila , “ Visioni” di Idelgarda Von Bingen..

E più di tutto debbo sicuramente molto in precedenza ai filosofi come Emil Cioran o Guido Ceronetti che mi hanno fatto approfondire figure come Teresa D’Avila e S. Caterina da Siena.

Per quanto invece concerne le tematiche evangeliche, sono ispirato fortemente dalla pittura di El Greco dal Beato Angelico ed il grande pittore di icone Andrej Rublev. Tenendo sempre ben salda la lettura del Vangelo e la Sacra Bibbia.

Come nasce la scelta di stabilirti nella bassa Irpinia e fondare lo Spazio d’arte “LUCIS”?

Mi sono stabilito a Quadrelle, in cerca di un rifugio mistico dove operare, ero affascinato nel pensare che in un paesino   umile come Quadrelle potesse ispirare e regalarmi al silenzio e alla meditazione. Quello che ammiravo di questo luogo e che in antico tempo  aveva avuto a che fare con pellegrini e monaci Benedettini in passaggio per Montevergine. Lucis il mio Art-Studio Gallery è stato una vera e propria scommessa con me stesso, relazionare la chiarità e la luce alla mia arte, non a caso il significato della parola “ LUCIS” è “di luce”, ebbene catalizzare nel mio spazio operativo quello che a che fare con la luce e la celestità.

Le tue ultime opere sono dedicate alla “ Vergine Maria” nello specifico quelle 56 tavole dedicate alle “ Litanie Lauretane” che ancora stai lavorando .

E’ una tematica molto complessa e delicata ma a me molto cara. Rappresentare la Vergine Maria credo che sia una tematica per l’artista fra le  più difficili che esistono, dato che significa rappresentare la grazia e la luce della Sua rivelazione . Per quanto riguarda invece le 56 tavole che sono ancora impegnato a definire, si concentrano sia sull’apparizione della Vergine che sul significato simbolico e concettuale del “Magnificat.”

Sulla pregnanza del colore bianco, del blu cobalto e dell’oro, sono i piani dove sono rappresentate tutte le scene che riguardano la Beata Vergine .

Negli ultimi anni hai lavorato su due opere di ispirazione religiosa proprio nei tuoi territori

E’ successo, non solo per mia volontà ma anche da parte di amministratori e autorità ecclesiastiche. La prima opera è stata “ Cristus Mundator” , la struttura di un Crocifisso in alluminio e ferro ( dedicato a Luisa Piccarreta). L’opera è stata posizionata proprio davanti all’ingresso del Cimitero di Quadrelle. Di sera si inonda di luce azzurra.

L’altra opera  invece è il “ Il Trionfo del Santo Rosario e la sedia del miracolo” omaggio a Pauline Jaricot , la famosa beata francese    molto vicina al curato D’Ars ( fondatrice dell’opera della propagazione della fede). L’opera è stata realizzata fra marzo e aprile di questo anno, ma consta circa  due anni di studi ed abbozzi sulla sua figura, Su  Pauline,ci sono stati  diversi incontri e verifiche con l’attuale Rettore del Santuario si S. Filomena , Don Giuseppe Autorino. Va ricordato anche che l’opera è stata posta sulla cappella laterale del Santuario, cappella dedicata interamente alla mistica francese. Sono rimasto colpito sicuramente dall’espressione angelicata di questa donna di Lione, cercai con non poca fatica di rappresentare il suo volto ,quel volto intriso di dolcezza e mitezza. Direi tutto è partito da dalla sua dolce testa, fino a farlo diventare una vera e propria “Pala Celeste”  Un retablo di vari scomparti, dove si esalta il Santo Rosario che appare nell’oro.

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